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SCUOLA - capitale&lavoro
Il "concorsone" dei non insegnanti
320mila candidati per 11mila posti
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Roberto Ciccarelli
09.11.2012
La novità è che la grande maggioranza dei partecipanti non ha mai visto una cattedra. I dati del Miur rivelano un paese dove un alto numero di disoccupati intellettuali aspirano legittimamente a un lavoro qualsiasi.

Roberto Ciccarelli - 09.11.2012
Il «concorsone» è l'ultima stazione per chi pensa che un contratto a tempo indeterminato nella scuola, anche in quella primaria o nella media, potrebbe aiutare ad arrivare a fine mese. Milleduecento euro farebbero comodo anche a chi non è mai stato iscritto in una graduatoria, né ha mai insegnato stabilmente, nemmeno con una supplenza di un mese. Diciotto ore di lavoro a settimana, esclusi i consigli di classe e la correzione dei compiti, sembrano una prospettiva favolosa per chi fino ad oggi ha svolto una professione, certamente precaria, sbarcando il lunario per necessità o per passione, lavorando 18 ore al giorno e gli studi se li è lasciati alle spalle dalla laurea che deve avere conseguito improrogabilmente entro il 2001. È questa la storia di 214.453 persone, pari al 66,8% dei 321.210 candidati che hanno fatto domanda per partecipare al mega-concorso per la scuola.
Secondo i dati ufficiali pubblicati ieri dal Miur, la stragrande maggioranza degli aspiranti ad uno degli 11.542 posti per insegnanti non ha mai insegnato, ha frequentato itinerari che oggi non danno più sicurezza. In media le donne sono la maggioranza e hanno 38 anni, mentre gli uomini sono leggermente più anziani, 41 anni. Entrambi sono l'espressione di quella generazione di mezzo, tra i 36 e 45 anni, che in maniera disillusa e un pochino auto-consolatoria è stata definita «generazione perduta»: 158.879. Sono dati rivelatori più di qualsiasi indagine Istat su categorie fantasiose come gli «sfiduciati», oppure sui «neet». Basta scorrere quelli della classe d'età inferiore ai 35 anni che dovrebbe raccogliere coloro che hanno frequentato tra il 1999 e il 2009 le scuole per l'insegnamento (Siss) e sono stati costretti dal Ministro Profumo a ripetere un concorso per cui si sono già abilitati negli anni passati. In questa fascia ci sono 113.924 persone, mentre coloro che hanno tra i 45 e i 55, probabilmente insegnanti iscritti nelle Gae e con decenni di esperienza in classe, sono 2.812, cioè una minoranza assoluta. Se poi volessimo descrivere questo eccezionale campione per appartenenza geografica avremmo ricomposto il quadro della situazione sociale italiana: 164.827 persone vivono a Sud, mentre «solo» 93.963 risiedono a Nord, 62.420 nel centro del paese. Una distribuzione che segue la decisione del ministero di bandire più posti nel Meridione, ma che conferma ugualmente la condizione di disoccupazione dei laureati, più acuta rispetto al resto del paese. 
Questa è la verità di un paese dove l'alto numero dei disoccupati intellettuali aspirano legittimamente a un lavoro qualsiasi. La sproporzione tra gli iscritti nelle graduatorie e coloro che non hanno mai insegnato è la vera novità rispetto alle settimane di polemiche infuocate sul concorso-mostro. Il ministero aveva minimizzato, tremando si era lanciato in previsioni al ribasso, tutta l'attenzione si era concentrata sui precari della scuola, costretti all'umiliazione di ripetere una prova già fatta. Ecco, invece, la sorpresa. La gran parte dei precari si è rifiutata di partecipare al concorso, ed è esplosa la bomba degli altri precari, i laureati, i freelance, coloro che hanno lavorato nell'ultimo decennio nel terziario avanzato e oggi non hanno alternative. Nemmeno quella di concorrere realmente a una cattedra, visto che dovrebbero superare la concorrenza di altre 25 persone. «Con questa realtà - afferma il segretario della Cisl Scuola Francesco Scrima - deve misurarsi chi voglia ragionare seriamente di reclutamento nella scuola». Ma anche chi dovrebbe interrogarsi sul lavoro della conoscenza in Italia. «È la conferma - aggiunge Domenico Pantaleo, segretario Flc-Cgil - che il concorso risponde solo alla demagogia di un ministro che ritiene il lavoro non un diritto, ma una lotteria a premi». 
Le scadenze di questa corsa alla scuola, l'ultimo bene rifugio rimasto in Italia, saranno infinite: entro il 21 novembre i candidati dovranno completare la domanda; nella terza settimana di dicembre ci sarà la prova preselettiva in tre giorni; a febbraio ci saranno le prove scritte. A settembre 2013 verranno assunti i primi 7.351 vincitori. I restanti 4.191 a settembre 2014. Cosa faranno questi ultimi in attesa dell'assunzione? Lavoreranno, precariamente, forse. 
 
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