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MEDIO ORIENTE - mondo
Gaza, distrutta la sede del governo
Incessanti bombardamenti israeliani
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redazione
17.11.2012
Quattro raid aerei hanno colpito la sede del governo di Hamas a Gaza, distruggendola completamente. Nella notte gli attacchi sono stati 186, salito a 38 il conto delle vittime palestinesi, in gran parte civili. Colloqui telefonici tra Netanyahu e Obama, l'invasione  scatterà nelle prossime ore e sarà massiccia, più ampia di quella del 2008. Gli Usa "solidali"

redazione - 17.11.2012
E' proseguita per tutta la notte l'offensiva aerea israeliana sulla Striscia di Gaza con 185 raid in poche ore.
Il quartier generale del governo di Hamas è stato colpito oggi con 4 raid consecutivi dall'aviazione israeliana. Il quartier generale del governo nel quartiere Nasser, dove il capo del governo Ismail Haniyeh aveva accolto poche ore prima il premiere egiziano Hisham Qandil, è stato "completamente distrutto e le case vicine danneggiate a causa del barbaro bombardamento di Israele", come ha confermato un funzionario di Hamas. Non ci sarebbero vittime ma numerosi feriti Lo hanno reso noto fonti palestinesi. Attaccato anche un campo profughi, dove i missili israeliani hanno centrato la casa di un dirigente di Hamas, ucciso insieme ai due fratelli, e una moschea. Colpito anche un commissariato di polizia. E' il quarto giorno consecutivo dell'offensiva israeliana Pilastro di difesa che ha già provocato la morte di 38 palestinesi e il ferimento di altri 300.
E' proseguito anche il lancio di razzi verso il sud di Israele: due sono caduti nella zona di Ashkelon, uno in quella di Sderot e un altro a Shaar Negev, senza causare vittime. Tre soldati israeliani invece sono stati feriti da un razzo lanciato dalla su Eshkol, vicino al confine con l'enclave palestinese. "Il razzo ha colpito il Consiglio regionale di Eshkol", ha spiegato una portavoce militare. I tre soldati si trovavano all'interno della sede del Consiglio.
Intanto Israele sta mettendo a punto la prevista offensiva di terra - dovrebbe iniziare nelle prossime ore - per la quale sono stati mobilitati 70mila riservisti, molti più di quelli impiegati durante l'operazione Piombo fuso di quattro anni fa. Sul confine sono già schierati imponenti reparti corazzati e lo stesso premier Benjamin Netanyahu ha spiegato che l'operazione dovrà svolgersi "casa per casa" per togliere di mezzo definitivamente le posizioni da cui i militanti palestinesi sparano i loro razzi. L'attacco sarà certamente coordinato con gli Usa: il presidente Barack Obama ha ricevuto una telefonata da Netanyahu, al quale "ha riaffermato il suo sostegno per il diritto di Israele all'autodifesa e ha espresso rammarico per la perdita di vite di civili israeliani e palestinesi". Lo ha reso noto un comunicato della Casa bianca che ha dato conto del colloquio dedicato al conflitto a Gaza. Netanyahu, da parte sua, ha espresso al presidente americano il profondo apprezzamento israeliano per il contributo Usa al sistema difensivo Iron Dome che "ha salvato innumerevoli vite israeliane". Il comunicato ha riferito che si è parlato di "alcune opzioni per fermare l'escalation", ma senza entrare nei dettagli. Obama in precedenza aveva parlato anche con il presidente egiziano Mohamed Morsi, a cui aveva espresso l'auspicio che gli sforzi dell'Egitto per una tregua potessero andare a buon fine "per riportare la stabilità e impedire ulteriori perdite di vite umane". C'è stato anche un colloquio telefonico del segretario alla Difesa, Leon Panetta, con il collega israeliano Ehud Barak, che gli ha dato "un aggiornamento della situazione a Gaza".
A Gaza è arrivato stamattina il ministro degli esteri tunisino, Rafik Abdessalem, alla guida di una delegazione del paese nordafricano che vuole portare solidarietà all'enclave palestinese per l'offensiva israeliana. "la delegazione è diretta alla sede del governo di Hamas distrutta nella notte da un bombardamento israeliano dove avrà incontri con i rappresentanti dell'esecutivo", ha riferito il portavoce del ministero dell'Interno di Hamas, Islam Shahwan. La visita di Abdessalem arriva all'indomani di quella del premier egiziano, Hisham Qandil.
 
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