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REGGIO EMILIA
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visioni
Le donne di Fluxus
una mostra che dura 50 anni
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In tutto saranno 250 le opere provenienti da collezioni privati che riempiranno le sale di Palazzo Magnani, in un'esposizone dedicata alle protagoniste femminili del movimento artistico nato cinquant’anni fa
SILVIA PARMEGGIANI - 17.11.2012
“Tutto è arte e tutti possono farne”. Era scritto nel manifesto di Fluxus, parola di George Maciunas. E gli hanno creduto Yoko Ono, Charlotte Moorman, Alison Knowles, Shigeko Kubota, Takako Saito, Mieko (Chieko) Shiomi, entrate ben presto nel Movimento insieme alla femminista Kate Millet, e le attiviste Simone Forti e Carolee Schneemann militanti allo Judson Dance Theater di New York all’inizio degli anni Sessanta.
Sono loro le donne di Fluxus: anime fluttuanti e controcorrente che, con creazioni multimediali e concettuali, oggettistica fai da te e opere neo-dadaiste, hanno animato il Movimento con particolari creazioni antidogmatiche e libertarie. Le loro opere, circa 250, tutte provenienti da collezioni private, riempiranno le sale di Palazzo Magnani (corso Garibaldi, 31) fino al prossimo 10 febbraio 2013 per “Women in Fluxus & Other Experimental Tale”, esposizione moderna e dissacrante che vuole ricostruire il movimento "neo-dadaista" dal punto di vista femminile, a 50 anni dalla sua nascita.
Nato nei primi anni Sessanta, Fluxus è stato profondamente guidato da principi antielitari, dall'idea che l'arte debba essere divertente, accessibile a tutti e occuparsi di cose insignificanti con opere che sono caratterizzate da un atteggiamento anti-artistico e di rivolta, associate a performance brevi e semplici, dissacranti e divertenti, assemblate per dimostrare che fare arte è un fluire ininterrotto di situazioni, percezioni e molteplici esperienze estetiche e sperimentali.
E “Women in Fluxus & Other Experimental Tale” non smentisce questa filosofia. Nella mostra reggiana, infatti, da un lato si ricostruisce genealogicamente l’aspetto fortemente concettuale (e linguistico-visivo e processuale) del fenomeno neoavanguardista; dall’altro, ci sono opere di artiste che indagano, parallelamente all‘implicita critica al sistema dell’arte, su nuovi concetti di identità femminile considerando il ruolo e l’immagine della donna come prodotti dalla realtà sociale e culturale. Verranno presentate, oltre ad opere scelte di singole artiste, diverse documentazioni di azioni ed eventi (event scores), riprese video, fotografie, dischi, partiture, documenti cartacei, Fluxus Yearboxes, riproduzioni di volantini e altri materiali per ripercorrere quel momento di interdisciplinarietà aperta allo sconfinamento nella realtà dei visitatori, che saranno invitati a partecipare attivamente alla visita.
La mostra arriva in Emilia dopo le esposizioni a New York e in Giappone, e rende omaggio -oltre che al suo fondatore- anche al gruppo di artisti reggiani che, tra Reggio e Cavriago, ha portato avanti il nome di Fluxus diventando teatro di un'esperienza fondamentale per il cambio paradigmatico ed interdisciplinare dei linguaggi e delle forme creative. Per loro, una sezione che si articolerà intorno alla presentazione di materiale di documentazione (album fotografici, testimonianze, ricordi) e di opere scelte dall’archivio Pari & Dispari, che ricostruiscono il passaggio di (artisti/e) Fluxus da Reggio e Cavriago negli anni Settanta, focalizzando l’interdisciplinarietà di nuovi linguaggi e forme creative attraverso la scelta mirata di riproduzioni di immagini-guida di grandi dimensioni, teche contenenti edizioni e singole opere di artiste che indagarono, parallelamente all‘implicita critica al sistema dell’arte, nuovi concetti di identità femminile. Identità non più solo scritte, ma anche scriventi, in senso linguistico e performativo al tempo stesso.
Per informazioni:http://www.palazzomagnani.it/




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