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ROMA
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sociale
Aggrediti 4 attivisti del Teatro Valle:
"Erano agenti in borghese?"
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Stavano attraversando il quartiere ebraico quando sono sati bloccati da due uomini che hanno preso a pugni un esponente del Valle. Il presidente della comunità ebraica Pacifici: "Dobbiamo sapere chi sono".
CARLO LANIA - 20.11.2012
Per cinque giorni sono rimasti in silenzio per timore di ritorsioni. Poi, ieri, la decisione di rendere pubblica l'aggressione subita nel quartiere ebraico di Roma dopo la manifestazione del 14 novembre. Anche perché vorrebbero sapere chi li ha aggrediti malmenando uno di loro, prendendolo a pugni in faccia e minacciando di strangolarlo solo perché aveva cercato di fare delle riprese con la telecamera. Vittime di questo brutto episodio di violenza sono quattro attivisti del teatro Valle occupato e uno del cinema Palazzo, tre ragazze e due ragazzi presi di mira mercoledì scorso al termine dello sciopero europeo e quando ormai gli scontri con le forze dell'ordine erano finiti da tempo. «Verso le quattro del pomeriggio stavamo attraversando il ghetto quando abbiamo notato due uomini in borghese, tra i 40 e i 50 anni che ci seguivano guardandoci con insistenza», racconta Ilenia, del teatro Valle. «Mi sono girata a guardarli anch'io e questo ha dato loro il pretesto per aggredirci. A piazza delle Cinque Scole hanno cominciato a insultare: 'Cosa state facendo qui? Siete venuti per provocare?' Non so perché lo abbiano fatto. Noi eravamo rilassati, non avevamo né zaini, né caschi, né niente, stavamo camminando per fatti nostri». Davide, uno dei ragazzi, ha la telecamera in mano e l'accende tenendola però rivolta verso terra. Il gesto non sfugge a uno degli aggressori che lo prende e lo sbatte sul cofano di una macchina. La telecamera rimane accesa, e registra sia le voci dei ragazzi che dei due uomini che li stanno aggredendo. «No, così no. Mi stai stai spappolando la faccia», urla il ragazzo. L'uomo sopra di lui non si ferma. Dal video si sentono le sue minacce: «Qui dentro non ci dovete entrare. Potete andare a fare casino per tutta Roma, ma se entrate qui dentro siete morti».
Trascorrono minuti terribili, durante i quali il numero delle persone che assistono alla scena aumenta. I cinque ragazzi sono circondati da una trentina di uomini, tutti in borghese, nessuno dei quali interviene. E questo nonostante il ragazzo con la telecamera, tenuto ancora schiacciato contro il cofano dell'auto, venga quasi strangolato dall'uomo che lo tiene fermo stringendogli la gola con tre dita: «Se ti muovi ti ammazzo – dice al ragazzo – vedi come ti ho preso? Se io stringo tu sei morto». E questo mentre un altro degli uomini presenti minaccia di portare i cinque giovani in caserma: «Vi arrestiamo, vi portiamo dentro», dice.
Erano poliziotti? «Alcuni sembravano agenti in borghese, avevano delle radio simili a quelle in dotazione della polizia», prosegue Ilenia. «Altri però sembravano gente del quartiere». Fortunatamente per i ragazzi la situazione si allenta quando passa una coppia di persone anziane che interviene. La donna comincia a urlare: «Cosa state facendo?» dice rivolta agli uomini che circondano i cinque. «In quel momento squilla anche il mio cellulare e io riesco a rispondere e dico al telefono: 'Ci sanno arrestando, chiamate gli avvocati'». A questo punto, non senza aver picchiato ancora il ragazzo con la telecamera, i cinque vengono lasciati andare via.
Chi erano gli aggressori? Agenti in borghese o persone addette alla sorveglianza del quartiere ebraico? Per il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici si tratta di un dubbio che va risolto al più presto. «Come prima cosa esprimo la mia solidarietà ai ragazzi, sia se ad aggredirli sia stata gente del quartiere, sia che siano stati dei poliziotti. E questo lo voglio dire affinché non ci siano equivoci», dice. «Anzi invito i ragazzi aggrediti a incontrarci per chiarire questa faccenda». Ma è possibile che gli aggressori facciano parte della comunità? «Non posso escludere al cento per cento che siano stati dei nostri, gli ebrei non hanno patente di bontà migliore degli altri – prosegue il presidente della comunità -. ma posso esprimere dei dubbi? Perché il ragazzo picchiato non si vede in faccia? E perché hanno aspettato cinque giorni prima di parlare? Spero che questi ragazzi abbiano sporto denuncia e abbiamo presentato anche un referto medico. Solo così si potrà fare davvero luce su questa faccenda».





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