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MUSICA
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Tornano a partire da oggi con tre date italiane (a Roma e Milano) i britannici Archive, un collettivo di musicisti, compositori e produttori che mescolano trip hop, elettronica, soul e psichedelia.
Diego Percassi - 21.11.2012
Quando il trip hop era il segno distintivo di un'epoca, gli anni novanta, gente come i Massive Attack, gli Everything but the girl e il loro mood maliconico e elettronico catapultati da 'acustici' del decennio precedente, imperavano nelle classifiche e nei club, poteva anche accadere che uno dei manifesti del genere, Dummy dei Portishead suonasse nei lettori cd senza soluzione di continuità... Gli Archive di questo movimento sono stati – almeno agli inizi, tra i più raffinati interpreti e anche ora che in realtà si muovono in una direzione decisamente più pop e soul, mantengono un fedelissimo numero di appassionati. Sono un collettivo di musicisti, compositori e produttori che mescolano trip hop all'elettronica, soul e psichedelia. Una miscela complessa che è arrivata però all'ottavo album pubblicato a settembre With us until you're dead, a tre anni da Controlling Crowds Part IV. La band e i due leader, il bassista bassista-tastierista Darius Keeler e il chitarrista -percussionista Danny Griffiths, lo vengono a presentare in un tour europeo in questi giorni. Da noi saranno giovedì 22 novembre all'Orion club di Ciampino (Roma), venerdì 23 novembre al Circolo degli Artisti di Roma (la data è già sold out) e sabato 24 novembre ai Magazzini Generali di Milano. Danny Griffith sottolinea come in questo disco, rispetto al precedente, ci sia maggiore attenzione nella scrittura dei testi. "In realtà abbiamo voluto mettere a punto brani che avessero diversi colori musicali, diverse ritmiche. E forse, questa volta, anche i testi ne hanno risentito...positivamente!".
Quando avete debuttato, nel 1997 con Londinium – forse il vostro album più celebre, la scena inglese del trip hop era elettrizzante. Poi vi siete spostati su un genere un po' diverso, cosa ricordate di quel periodo e come lo considerate oggi?
Penso proprio che quegli anni siano stati importantissimi: grandi band, grandi dischi. C'era una ragione precisa: tutti avevamo subito le stesse influenze. Hip, hop, house, soul, indie, pop e trip hop erano quasi dei 'figliastri' dei generi in voga allora. Anni creativi, certo per molti, per altri forse più...duri.
Voi – ma anche i Massive Attack ad esempio, avete caratterizzato le produzioni scegliendo voci diverse per ogni progetto. Da Craig Walker a David Penney passando per Mari Q e il rapper Rosko John. Cosa trovate di intrigante in questi continui 'movimenti' dietro il microfono?
Per noi è sempre stato fondamentale sperimentare, perché siamo un collettivo e non una band nel senso tradizionale del termine. Non scriviamo per una sola voce, dà più energia e creatività pensare a timbri differenti, a 'ugole' differenti. Siamo fortunati ad avere ora 4 cantanti 'a disposizione' e anche per il futuro abbiamo grandi idee...
Il nuovo album è prodotto da Jerome Devoise con il quale lavorate da parecchio tempo...
Jerome fa ormai parte del 'collettivo'. Siamo orgogliosi di persone come lui che sanno come trattare le nostre musiche. Quando io e Darius lo abbiamo incontrato mentre registrava la colonna sonora per Michel Vaillant (un film diretto da Louis Pascal Coulevaire nel 2003, prodotto da Luc Besson e ispirato all'omonima serie di fumetti, ndr), siamo rimasti di stucco nel vedere il suo modo di lavorare. E abbiamo apprezzato soprattutto il fatto che capiva subito quello che intendevamo fare con la nostra musica. Da allora collabora stabilmente con noi.





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