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NORMA RANGERI - 26.11.2012
NORMA RANGERI
26.11.2012
Care compagne e cari compagni, care lettrici e cari lettori,
molti di voi già sanno della decisione presa da Rossana Rossanda. La decisione – di non scrivere più su queste pagine – ci colpisce e ci addolora. Per mille e una ragione. Perciò speriamo in un ripensamento, perché sappiamo che il suo contributo intellettuale è importante per noi, per la sinistra italiana, per il paese. Il tempo del confronto non è scaduto. Se abbiamo discusso poco sul domani del giornale, sul prodotto che facciamo, discutiamone ancora, impegniamoci ancora di più, nei prossimi giorni e settimane che restano.
La sua scelta piomba come un macigno sul presente di questa piccola-grande impresa collettiva, proprio in uno dei momenti più difficili della sua travagliata storia. E viene dopo mesi di discussioni, spesso laceranti, ampiamente raccontate. Chi ci segue e/o ci sostiene, ha potuto leggere interventi e opinioni molto diversi sul ruolo del giornale, sul presente e sul futuro del manifesto. Tutti hanno potuto esprimersi in totale libertà, senza censure, senza limiti di spazio, senza limiti di tempo. La direzione e la redazione – che solo qualche sciocco può definire «manipolo» – hanno mantenuto aperto il dialogo e il confronto dentro e fuori il manifesto, con decine di assemblee interne e anche con assemblee esterne. E al tempo stesso si sono fatte carico di pensare, scrivere, fare uscire queste pagine ogni giorno, nonostante le difficoltà, le avversità, l'amministrazione controllata.
Perciò non condividiamo la critica sull'indisponibilità al dialogo: è ingenerosa e ingiusta. La verità è un'altra, naturale come la vita: esistono idee diverse su cosa deve essere il manifesto. Noi ne abbiamo preso atto. Nella convinzione che le differenze potessero convivere, come è sempre stato, compresi gli ultimi tre anni di direzione. Ora che si sta per decidere il futuro del giornale, chi dovrà gestirlo, chi dovrà guidarlo, in una parola come dovrà essere il nuovo manifesto, ecco che le diversità di "linea" si trasformano in rottura delle relazioni, anche umane, in separazioni traumatiche.
Essendo queste vicende autodistruttive una costante della nostra storia, qualcuno dirà che interessano poco.
A noi invece interessano molto. E siamo convinti che interessano le lettrici, i lettori, i circoli, la redazione, i collaboratori vecchi e nuovi. Perciò non molliamo, non ci arrendiamo. Il dibattito, la libertà delle idee e la diversità di opinione, sono un patrimonio nostro, nel quale continuiamo a credere.
Lo ripeto: il tempo del confronto non è scaduto.
Ci rendiamo conto però che se le rotture non verranno ricomposte (non dipende solo da noi) peseranno molto sulle sorti del giornale e su chi da anni, da decenni, lavora al manifesto Comunque ogni lettrice, ogni lettore che ci ha seguito in questa ultima fase, ha la possibilità di dire ciò che pensa di questa situazione. Perché il giornale e il sito continuano a uscire. Fino alla scadenza prevista dall'amministrazione controllata. Poi sarà un'altra storia.
* Sul manifesto in edicola, due pagine dedicate alle vicende interne del giornale e alle polemiche che le circondano
 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
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