invia per email
ricerca nella sezione attualità
utility
invia per email
ricerca
stampa
testo su due colonne
testo su una colonna
ingrandisci testo
riduci testo
reset testo
POLITICA
-
politica
I professori a fine corsa
ma dal Colle frenano
ma dal Colle frenano
i commenti stanno arrivando ...
il modulo di invio sta arrivando ...
Prima di sciogliere le camere, il capo dello stato chiede un accordo sugli impegni «inderogabili». Napolitano chiede «serenità». E per il ritorno alle urne pensa a febbraio
MICAELA BONGI - 07.12.2012
Ai giornalisti che lo incalzano al suo arrivo in Campidoglio spiega sbrigativamente che parlerà al microfono. Il presidente della repubblica è lì per il direttivo dell'Anci, ma non si sottrae alle domande sulla incombente crisi di governo e anzi, stravolgendo il cerimoniale non si limita a intervenire al termine dell'iniziativa nella sala della Protomoteca del comune di Roma, ma prende subito la parola davanti ai sindaci nelle fasce tricolori per cominciare a delineare il cammino verso le elezioni: «E' necessario cooperare responsabilmente a un'ordinata, non precipitosa e convulsa conclusione della legislatura», è l'appello di Giorgio Napolitano, che invitando a tenere i nervi saldi, a «una considerazione quanto più obiettiva e serena possibile del residuo programma di attività previsto nelle due camere», tradisce lui stesso parecchio nervosismo. E pensando allo spread che risale e alle borse che tornano in tensione, lancia un richiamo perché non si lasci «andare a picco quello che non deve andare a picco».
La conclusione anticipata della legislatura è ormai nelle cose, ma non troppo anticipata. Prima di sciogliere le camere il capo dello stato intende fare un punto con le forze politiche sulle «scadenze istituzionali, anche nel senso di adempimenti normativi, che si concordi nel ritenere inderogabili». Una scaletta che il Quirinale ha già in mente e che comprende ovviamente la legge di stabilità - la cui approvazione nemmeno il Pdl mette in discussione - ma anche il decreto sviluppo e la delega fiscale (la legge elettorale è ormai un auspicio destinato a rimanere tale). Un programma che, si ragiona sul Colle, se portato a termine non permetterà di tornare alle urne prima del 10 marzo. Ma è soprattutto, quella che ha in mente il presidente della repubblica - e che viene indicata come la più probabile anche nella lunga seduta del consiglio dei ministri in cui piomba il ritiro della fiducia al governo da parte del Pdl - una data che a questo punto sembra impossibile scavallare.
Per avere un quadro più chiaro, Napolitano, già ieri impegnato in una girandola di telefonate con i leader dei partiti e con il premier Mario Monti, deve però aspettare di sentire cosa ha da comunicargli il leader del Pdl Angelino Alfano, che ha chiesto di incontrarlo ed è atteso al Quirinale per le 10.30 di questa mattina. Convocazioni Napolitano ieri non ne ha fatte, per non drammatizzare e non formalizzare la crisi. E se in mattinata, dopo il ritiro della fiducia al governo da parte dei senatori del Pdl, la capogruppo del Pd Anna Finocchiaro aveva invitato Monti a salire al Colle «perché il governo non ha più la maggioranza», era stato Pier Luigi Bersani - preoccupato di non alimentare turbolenze nei mercati che molto probabilmente toccherà a lui fronteggiare da palazzo Chigi - a correggere il tiro: «Finocchiaro ha detto che Monti saprà valutare la situazione».
Più tardi è direttamente il premier, dopo aver cercato di svicolare di fronte alle domande dei giornalisti nella conferenza stampa a palazzo Chigi, a spiegare di non avere «in programma nessun passo», escludendo quindi una sua salita al Quirinale nella serata di ieri. Anche il Professore è nervoso, trattiene l'irritazione nei confronti del ministro Corrado Passera, la cui uscita mattutina sul ritorno in campo di Berlusconi che non sarebbe «un bene per l'Italia» è stata presa a pretesto dal Pdl per il rompete le righe lanciato da palazzo Madama: «Ci sono uscite più felici e altre meno», commenta, pur sapendo, perché ne ha parlato con Maurizio Gasparri in senato, che tutto era già deciso prima che Passera parlasse. E' poi direttamente Monti a dare la notizia: «Sono in contatto col presidente Napolitano e attendo di conoscere le sue valutazioni dopo l'annunciata visita del segretario del Pdl Alfano al Quirinale». Pubblicamente Alfano non ha ancora annunciato niente, ma sono ore concitate e il segretario del Pdl non se la prende per questo. Reduce dall'ennesimo e estenuante vertice a palazzo Grazioli e ormai arresosi al Cavaliere, Alfano spiega appunto che il Pdl non farà mancare i suoi voti sulla legge di stabilità. Per il resto, il Cavaliere sfida Monti ad andare avanti senza rete.
E così, c'è chi non esclude un ritorno alle urne a fine febbraio, ma improbabile. Per lo scioglimento delle camere la data orientativa è tra il 15 e il 20 gennaio. Per quanto riguarda le regionali, è attesa oggi la firma del prefetto di Roma al decreto di indizione del voto nel Lazio il 3 e 4 febbraio, come stabilito dal Tar. E il governo propende per aprire le urne negli stessi giorni anche in Lombardia e Molise.
La conclusione anticipata della legislatura è ormai nelle cose, ma non troppo anticipata. Prima di sciogliere le camere il capo dello stato intende fare un punto con le forze politiche sulle «scadenze istituzionali, anche nel senso di adempimenti normativi, che si concordi nel ritenere inderogabili». Una scaletta che il Quirinale ha già in mente e che comprende ovviamente la legge di stabilità - la cui approvazione nemmeno il Pdl mette in discussione - ma anche il decreto sviluppo e la delega fiscale (la legge elettorale è ormai un auspicio destinato a rimanere tale). Un programma che, si ragiona sul Colle, se portato a termine non permetterà di tornare alle urne prima del 10 marzo. Ma è soprattutto, quella che ha in mente il presidente della repubblica - e che viene indicata come la più probabile anche nella lunga seduta del consiglio dei ministri in cui piomba il ritiro della fiducia al governo da parte del Pdl - una data che a questo punto sembra impossibile scavallare.
Per avere un quadro più chiaro, Napolitano, già ieri impegnato in una girandola di telefonate con i leader dei partiti e con il premier Mario Monti, deve però aspettare di sentire cosa ha da comunicargli il leader del Pdl Angelino Alfano, che ha chiesto di incontrarlo ed è atteso al Quirinale per le 10.30 di questa mattina. Convocazioni Napolitano ieri non ne ha fatte, per non drammatizzare e non formalizzare la crisi. E se in mattinata, dopo il ritiro della fiducia al governo da parte dei senatori del Pdl, la capogruppo del Pd Anna Finocchiaro aveva invitato Monti a salire al Colle «perché il governo non ha più la maggioranza», era stato Pier Luigi Bersani - preoccupato di non alimentare turbolenze nei mercati che molto probabilmente toccherà a lui fronteggiare da palazzo Chigi - a correggere il tiro: «Finocchiaro ha detto che Monti saprà valutare la situazione».
Più tardi è direttamente il premier, dopo aver cercato di svicolare di fronte alle domande dei giornalisti nella conferenza stampa a palazzo Chigi, a spiegare di non avere «in programma nessun passo», escludendo quindi una sua salita al Quirinale nella serata di ieri. Anche il Professore è nervoso, trattiene l'irritazione nei confronti del ministro Corrado Passera, la cui uscita mattutina sul ritorno in campo di Berlusconi che non sarebbe «un bene per l'Italia» è stata presa a pretesto dal Pdl per il rompete le righe lanciato da palazzo Madama: «Ci sono uscite più felici e altre meno», commenta, pur sapendo, perché ne ha parlato con Maurizio Gasparri in senato, che tutto era già deciso prima che Passera parlasse. E' poi direttamente Monti a dare la notizia: «Sono in contatto col presidente Napolitano e attendo di conoscere le sue valutazioni dopo l'annunciata visita del segretario del Pdl Alfano al Quirinale». Pubblicamente Alfano non ha ancora annunciato niente, ma sono ore concitate e il segretario del Pdl non se la prende per questo. Reduce dall'ennesimo e estenuante vertice a palazzo Grazioli e ormai arresosi al Cavaliere, Alfano spiega appunto che il Pdl non farà mancare i suoi voti sulla legge di stabilità. Per il resto, il Cavaliere sfida Monti ad andare avanti senza rete.
E così, c'è chi non esclude un ritorno alle urne a fine febbraio, ma improbabile. Per lo scioglimento delle camere la data orientativa è tra il 15 e il 20 gennaio. Per quanto riguarda le regionali, è attesa oggi la firma del prefetto di Roma al decreto di indizione del voto nel Lazio il 3 e 4 febbraio, come stabilito dal Tar. E il governo propende per aprire le urne negli stessi giorni anche in Lombardia e Molise.





• 