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EDITORIALE - politica
La spalla del professore
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NORMA RANGERI - 11.12.2012
NORMA RANGERI
11.12.2012
Siamo proprio sicuri che le cose stanno come ce le raccontano? Per aver anticipato di un paio di settimane le elezioni politiche (sembra che anziché il 10 di marzo andremo al voto il 17 o il 24 febbraio) il professor Monti è diventato il supereroe dei due mondi, incensato dalla stampa estera e italiana. Con una mossa da raffinato politico, ha giocato la carta capace al tempo stesso di ottenere due effetti: resuscitare un fantasma (Berlusconi) e scavalcare un fedele alleato (Bersani).
Succede proprio il contrario di quel che descrivono le cronache di questi giorni, tutte concentrate a dimostrare l'abilità di Monti nello spiazzare il vecchio cavaliere. Per capirlo basta osservare l'evidente affanno con cui il segretario del Pd raccomanda al professore di tenersi fuori dalla mischia elettorale, arrivando casomai a minacciare subito nuove elezioni se, a causa di Monti, con il voto non si dovesse raggiungere una solida maggioranza.
Il presidente del consiglio è stato capace di trasformare l'annuncio di una moderata astensione, svolto alla camera dal giovane ventriloquo, sul finire della legislatura, nel pretesto per pescare il coniglio delle dimissioni e così alzare, pro domo sua, un polverone in Italia e in Europa. Persino il capo dello stato, che aveva preparato una road map con tutte le tappe d'avvicinamento alle urne, ne è rimasto sorpreso.
Il resto del copione lo allestisce l'informazione con lo spettacolo dei titoloni della grande stampa, un assordante squillo di trombe e tromboni («Monti: non si può dilapidare un tesoro», Corriere della Sera), per avvisare il popolo del grave, incombente destino. O Monti o il diluvio, e il giochino dello spread sventolato come il drappo rosso di fronte agli elettori.
Creato l'eroe è giocoforza resuscitare anche il fantasma dell'oppositore. Così un sontuoso coro di firme raccontava, per l'ennesima volta, quasi con nostalgia, le gesta passate del grande pifferaio che vuole tornare a vincere. Quasi un doveroso omaggio verso chi, con la sua oscena biografia, aveva molto contribuito a gonfiare vendite e ascolti.
Peccato però che il professore e il fantasma di Arcore siano proprio i due attori che passandosi il testimone, appena un anno fa, hanno portato l'Italia laddove ieri la collocavano le scarne cifre sulla povertà prodotte dall'Istat. Anche se con diverso grado di responsabilità, la corruttela berlusconiana e il rigorismo montiano hanno prodotto la miscela esplosiva di un paese dove il 28 per cento della popolazione è a rischio povertà. Con le famiglie dei pensionati in cima alla lista del disagio, grazie alle riforme del governo tecnico. Un paese prostrato, con quel 52 per cento che nel Rapporto Censis esprime con la rabbia il sentimento prevalente di fronte alla crisi.
Ora il professor Monti fa la lezione contro il pericolo del populismo, effettivamente un brutto spettro in giro per l'Europa. Ma la politica del suo governo, iniqua verso i più deboli, lungi dall'esserne la cura, lo ha semmai alimentato.
 
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