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La Germania vota Mario Monti
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L'Italia inquieta l'Europa, in particolare la zona euro. Monti, ben visto negli ambienti europei, era riuscito a rassicurare, mentre l'irruzione di Berlusconi ha riportato d'attualità i timori di un anno fa. E l'attacco diretto alla Germania ieri ha fatto reagire Berlino. Da Angela Merkel all'intero Ppe un coro unanime a sostegno del professore contro il ritorno del populismo
ANNE MARIE POMARD - 12.12.2012
L'Italia inquieta l'Europa, in particolare la zona euro. Monti, ben visto negli ambienti europei, era riuscito a rassicurare, mentre l'irruzione di Berlusconi ha riportato d'attualità i timori di un anno fa. E l'attacco diretto alla Germania ieri ha fatto reagire Berlino. Per il ministro degli esteri tedesco, Guido Westerwelle, «una cosa non accetteremo: che la Germania sia fatta oggetto di una campagna elettorale populista, né la Germania né l'Europa sono la causa delle difficoltà che attraversa l'Italia». Angela Merkel ha un po' corretto le parole del suo ministro: «Sono convinta - ha detto - che gli italiani voteranno in modo da garantire che l'Italia resti sul cammino giusto». Ma, soprattutto, Merkel e Westerwelle hanno portato il loro esplicito sostegno alla politica di Monti. «L'Italia non può fermarsi adesso e restare ferma dopo aver compiuto i due terzi del processo di riforma - ha affermato Westerwelle - ciò causerebbe nuove turbolenze, non solo in Italia ma nell'Europa intera». E Merkel: «Quello che Monti ha messo in campo per le riforme ha consentito un ritorno della fiducia degli investitori nell'Italia».
Dopo le prime pagine dei giornali di mezzo mondo (è di lunedì "la mummia" in prima pagina), alcuni politici sono scesi in campo. La Germania, presa di mira, si è distinta nelle reazioni. Anche il Ppe, il partito popolare europeo di cui fa parte il Pdl, ha reagito seccamente: «È stato un grave errore far cadere il governo Monti - ha affermato il capogruppo Joseph Daul, francese di Strasburgo eletto nelle file dell'Ump - siamo molto preoccupati per l'euro e per l'economia, non ci possiamo permettere una politica spettacolo, serve una politica rigorosa». Dal parlamento europeo c'era stata nei giorni scorsi anche una reazione preoccupata del presidente socialista Martin Schultz.
Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha fatto l'elogio di Monti, che «è stato un grande premier» e che «ha fatto un lavoro eccellente», anche se, prudente, ha precisato: «Non voglio intervenire nella politica italiana». Van Rompuy ha però aggiunto: «Spero che le politiche che ha realizzato continueranno dopo le elezioni, perché non c'è alternativa ad avere conti pubblici solidi ed un'economia competitiva, il prossimo governo non può fare diversamente, il consolidamento fiscale è una scelta inevitabile in paesi con deficit o debito elevato». Per Van Rompuy la politica di Monti «è stata un aiuto molto rilevante nella difesa della stabilità collettiva». Come dimostrano le conseguenze sui tassi spagnoli, in rialzo dopo la nuova irruzione di Berlusconi nel campo politico, il destino dei paesi dell'Eurozona è legato. Molti analisti finanziari hanno subito sottolineato che il ritorno di questo personaggio sulla scena politica europea rischia di «mettere fuoco alle polveri», facendo risalire i tassi dei paesi fragili.
I commenti dall'estero rischiano di essere sfruttati da Berlusconi a suo favore, come prova dell' "ingerenza" esterna che i populisti mettono all'indice. In realtà, questo episodio mette in luce il più grave difetto della costruzione europea, che rischia di rivoltarsi contro l'approfondimento comunitario: qual è il margine di democrazia di ogni singolo paese della zona euro, rispetto alle scelte di direzione politiche, se le misure da applicare sono le stesse dappertutto, sia che i cittadini abbiano scelto un governo di sinistra o di destra? Monti ha subito giocato la carta europea: tredici mesi fa, ha detto sabato scorso, «c'era un interesse europeo, americano e mondiale a proposito della situazione italiana, perché eravamo l'incendio potenziale che avrebbe potuto far esplodere la zona euro in modo definitivo». Già oggi, con il cosiddetto "semestre europeo", le finanziarie di ogni Stato dell'eurozona vengono sottoposte al vaglio di Bruxelles prima di passare di fronte ai parlamenti nazionali. Al Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre la discussione sarà di nuovo sulla "responsabilità" che ogni stato membro deve mostrare nei confronti del "bene comune", come il presidente della Commissione José Manuel Barroso ha definito l'euro. Il Two Pack ha rafforzato il Six Pack nel capitolo della sorveglianza dei budget nazionali, limitando i margini di manovra dei singoli governi nazionali. Il prossimo capitolo sarà la sorveglianza delle banche. Solo un governo federale potrebbe sormontare questa contraddizione. Ma siamo ancora molto lontani e il rischio è che la distanza e la diffidenza dei popoli con le istituzioni europee aumenti e alimenti i vari populismi, in crescita in tutti i paesi Ue.
Dopo le prime pagine dei giornali di mezzo mondo (è di lunedì "la mummia" in prima pagina), alcuni politici sono scesi in campo. La Germania, presa di mira, si è distinta nelle reazioni. Anche il Ppe, il partito popolare europeo di cui fa parte il Pdl, ha reagito seccamente: «È stato un grave errore far cadere il governo Monti - ha affermato il capogruppo Joseph Daul, francese di Strasburgo eletto nelle file dell'Ump - siamo molto preoccupati per l'euro e per l'economia, non ci possiamo permettere una politica spettacolo, serve una politica rigorosa». Dal parlamento europeo c'era stata nei giorni scorsi anche una reazione preoccupata del presidente socialista Martin Schultz.
Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha fatto l'elogio di Monti, che «è stato un grande premier» e che «ha fatto un lavoro eccellente», anche se, prudente, ha precisato: «Non voglio intervenire nella politica italiana». Van Rompuy ha però aggiunto: «Spero che le politiche che ha realizzato continueranno dopo le elezioni, perché non c'è alternativa ad avere conti pubblici solidi ed un'economia competitiva, il prossimo governo non può fare diversamente, il consolidamento fiscale è una scelta inevitabile in paesi con deficit o debito elevato». Per Van Rompuy la politica di Monti «è stata un aiuto molto rilevante nella difesa della stabilità collettiva». Come dimostrano le conseguenze sui tassi spagnoli, in rialzo dopo la nuova irruzione di Berlusconi nel campo politico, il destino dei paesi dell'Eurozona è legato. Molti analisti finanziari hanno subito sottolineato che il ritorno di questo personaggio sulla scena politica europea rischia di «mettere fuoco alle polveri», facendo risalire i tassi dei paesi fragili.
I commenti dall'estero rischiano di essere sfruttati da Berlusconi a suo favore, come prova dell' "ingerenza" esterna che i populisti mettono all'indice. In realtà, questo episodio mette in luce il più grave difetto della costruzione europea, che rischia di rivoltarsi contro l'approfondimento comunitario: qual è il margine di democrazia di ogni singolo paese della zona euro, rispetto alle scelte di direzione politiche, se le misure da applicare sono le stesse dappertutto, sia che i cittadini abbiano scelto un governo di sinistra o di destra? Monti ha subito giocato la carta europea: tredici mesi fa, ha detto sabato scorso, «c'era un interesse europeo, americano e mondiale a proposito della situazione italiana, perché eravamo l'incendio potenziale che avrebbe potuto far esplodere la zona euro in modo definitivo». Già oggi, con il cosiddetto "semestre europeo", le finanziarie di ogni Stato dell'eurozona vengono sottoposte al vaglio di Bruxelles prima di passare di fronte ai parlamenti nazionali. Al Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre la discussione sarà di nuovo sulla "responsabilità" che ogni stato membro deve mostrare nei confronti del "bene comune", come il presidente della Commissione José Manuel Barroso ha definito l'euro. Il Two Pack ha rafforzato il Six Pack nel capitolo della sorveglianza dei budget nazionali, limitando i margini di manovra dei singoli governi nazionali. Il prossimo capitolo sarà la sorveglianza delle banche. Solo un governo federale potrebbe sormontare questa contraddizione. Ma siamo ancora molto lontani e il rischio è che la distanza e la diffidenza dei popoli con le istituzioni europee aumenti e alimenti i vari populismi, in crescita in tutti i paesi Ue.





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