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CINQUE STELLE
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italia,
politica
Il Grillo cacciante.
I dissidenti messi fuori
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Detto, fatto: il leader maximo mette alla porta Federica Salsi e Giovanni Favia, consiglieri eletti e star emergenti dell'M5S. E contro le elezioni «anticipate per impedirci di partecipare», indice il Firma-day.
Riccardo Chiari - 13.12.2012
Espulsi. «A Federica Salsi e Giovanni Favia è ritirato l'utilizzo del logo del MoVimento 5 Stelle. Li prego di astenersi per il futuro a qualificare la loro azione politica con riferimento al M5S o alla mia figura. Gli auguro di continuare la loro brillante attività di consiglieri». Arriva subito dal blog di Beppe Grillo la traduzione pratica di quello che il fondatore del M5S aveva minacciato il giorno prima, in un video già cult. Ma dal passaggio di Grillo «se c'è qualcuno che reputa che io non sia democratico, che Casaleggio si tenga i soldi, che io sia disonesto, allora prende e va fuori dalle palle», alla decisione di cacciare Salsi e Favia, di strada ce ne dovrebbe correre. Soprattutto per il consigliere regionale emiliano, esponente storico del movimento, che ha sempre rivendicato la sua appartenenza al M5S. E solo una settimana fa, alla riunione semestrale per fare il punto del lavoro dei consiglieri regionali, anche Favia era stato «promosso» dagli attivisti. Parla già da ex Federica Salsi: «Pazienza per il simbolo, sono candidata con un programma e cercherò di portarlo avanti». Poi due affondi: «Sta emergendo non un progetto politico con effettive proposte ma uno slogan elettorale. Prima avevo a che fare con una dinamica locale estremamente indipendente da tutto quello che è il blog o Grillo, ora ci stiamo muovendo dentro a dinamiche nazionali gestite in modo completamente diverso». Chiaro il riferimento alle «parlamentarie», che sul portale del movimento stanno dando un risultato di non più di 30mila votanti. Infine il secondo attacco, durissimo: «Il dissenso non è concepito: paradossalmente i partiti, con tutti i disastri che hanno arrecato, sono più controllabili dai cittadini di quanto lo siano Grillo e Casaleggio». Invece Giovanni Favia non si rassegna. Prima affida a facebook il suo pensiero: «Gli interessi privati, i personalismi, la verticalità organizzativa, la fede messianica in un leader non sono mai state nel nostro dna, non sono mai stati i nostri semi. Accettare una deriva di questo tipo significherebbe arrendersi. E noi invece non ci arrendiamo mai». Poi si fa intervistare dal Tg3 emiliano: «Un consigliere regionale votato da 160mila cittadini non può sparire con due righe postate su un blog. Mi aspetto spiegazioni, non penso di avere colpe se non quella di dare tutto me stesso». I due sono difesi dal primo «scomunicato» del M5S, il ferrarese Valentino Tavolazzi, che ribadisce: «Il movimento è anche nostro, nessuno caccia nessuno senza confronto e libere votazioni. Siamo nati promettendo democrazia interna e decisioni condivise». Intanto Grillo parte subito con una nuova campagna, nel tentativo di chiudere ogni ulteriore discussione. Lancia un appello per la raccolte delle firme necessarie a presentare il M5S alle elezioni. «Ci sono pochissime settimane, ho bisogno di tutto l'aiuto possibile per organizzare dei «Firma day» in tutta Italia. Abbiamo il dovere di provarci. Se poi non ci riusciremo e resteremo fuori dal parlamento, la responsabilità sarà dei partiti, del governo, delle istituzioni». Grillo accusa: la data delle elezioni sarebbe stata anticipata per impedire al M5S di presentare le candidature. Il ministro Cancellieri risponde che in questo caso, a norma di legge, per i partiti non presenti in parlamento bastano 60mila firme certificate invece di 120mila. Sono comunque tante. E andrebbero presentate entro il 15 gennaio, se si voterà il 17 febbraio. Il caso non riguarda soltanto il MoVimento ma anche altre forze extraparlamentari: dai Radicali al possibile Quarto Polo arancione, dai Verdi alla Destra. Antonio Di Pietro promette una mano a M5S e Arancioni, il radicale Mario Staderini guarda in profondità: «Per convocare le elezioni non basta approvare la legge di stabilità, serve un piano che abbatta lo spread di democrazia rimasto oltre i livelli di guardia. E a Beppe Grillo dico: va bene che sei in guerra, ma attenzione alla propaganda. La trappola della raccolta firme sotto la neve non l'ha inventata per il M5S, visto che tra tutti quelli che verranno fatti fuori tu sei l'unico che può farcela. Con un paio di Firma-day, e relativa risonanza mediatica, stai a posto. La questione, caro Beppe, è lottare per garantire il diritto di tutti. Ci stai a farlo?».





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