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TORINO FILM FESTIVAL
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visioni
Salvatores: "Il mio lavoro
non mi permette di accettare"
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Il regista ha declinato ieri la proposta di direzione. Inizierà a marzo le riprese di un nuovo film. Ma le molte polemiche sul suo nome fanno credere che ci sia dell'altro alla base del rifiuto
Cristina Piccino - 14.12.2012
Da ieri è ufficiale: Gabriele Salvatores non sarà il prossimo direttore del Torino Film Festival. La decisione è stata resa pubblica dopo un incontro tra il regista, il presidente del Museo Nazionale del Cinema Ugo Nespolo e gli assessori alla cultura della regione Piemonte Michele Coppola (Pdl), e del comune di Torino, Maurizio Braccialarghe (Pd) a Courmayer, dove Salvatores ha presentato in anteprima il suo nuovo film, Educazione siberiana. «Non posso impegnarmi in questo progetto, e la spiegazione è la più semplice - ha dichiarato Salvatores - Nelle ultime settimane il mio lavoro ha avuto una accelerazione e non mi sembrava serio impegnarmi con un festival che amo da sempre e che per il suo spirito di ricerca e serietà sento vicino al mio modo di concepire la cultura». L'accelerazione sono due film, uno dei quali, una coproduzione europea in lingua inglese dovrebbe partire già il prossimo marzo. «A breve comincerò i sopralluoghi, e per me la direzione di un festival è qualcosa che si impara giorno per giorno, fianco a fianco con colleghi e collaboratori e vivendo la città. Cosa che col mio primo lavoro adesso sarebbe impossibile» ha aggiunto il regista.
Di per sé nulla di strano, Salvatores appunto è un regista e che scelga di fare film invece che festival è nelle cose. Ma i dubbi rispetto alla «versione ufficiale» sono più che leciti viste le polemiche nate nei mesi precedenti sulla sua candidatura.
Non solo. Sembra che il Museo del cinema ponesse molti limiti tanto che solo due giorni fa Salvatores alla domanda : «Dirigerà Torino?» rispondeva: «Con le istituzioni abbiamo avuto un incontro questa estate per parlare del festival. Purtroppo i paletti e le condizioni che mi pongono sono tali che non credo di potermi sobbarcare l'impegno. Si vedrà».
Uno dei punti di scontro più importanti era sul nome del vicedirettore che doveva lavorare con Salvatores. Il Museo avrebbe voluto la riconferma di Emanuela Martini, che in questi anni ha affiancato Gianni Amelio, mentre Salvatores avrebbe gradito Stefano Della Casa, un «ticket» che incontrava tra gli altri anche i favori dell'ex presidente del festival Gianni Rondolino.
La polemica sull'ipotesi di Salvatores come successore di Gianni Amelio era già iniziata questa estate, quando un quotidiano ha pubblicato il suo nome all'insaputa di quest'ultimo che ovviamente è rimasto molto offeso. La cosa è continuata fino al festival pure se appannata dalla guerra delle date col festival di Roma e il suo direttore Marco Müller. Nei giorni del festival l'idea del tandem Salvatores/Della Casa continuava a essere accreditata nonostante le spaccature politiche e istituzionali, (Museo in testa, pare).
Si dice che un altro degli obiettivi della «guerra» in corso in città sia proprio il cambio di direzione al Museo, «obbligato» dal doppio ruolo di Barbera - direttore della Mostra del cinema di Venezia e del Museo stesso che governa i festival cittadini, con l'impasse di Barbera a intervenire sulla questione delle date con la manifestazione romana, molto criticata. E nella nomina dei nuovi direttori. infatti, Barbera ha delegato il presidente Nespolo.
Tra tutte queste liti, non c'è da stupirsi se Salvatores ha declinato l'invito.
E adesso? Si ricomincia da capo. Tra i nomi che ricorrono c'è quello di Piera Detassis, si parla poi della possibilità di consultare altri registi. italiani e stranieri, e intanto prende sempre più credito la riconferma alla vicedirezione di Martini. Durissimo il commento dell'assessore Coppola: «Il rifiuto di Salvatores per il Tff è una clamorosa occasione persa». A decidere sarà, il prossimo 18 dicembre, l'assemblea dei soci del Museo del Cinema.
Di per sé nulla di strano, Salvatores appunto è un regista e che scelga di fare film invece che festival è nelle cose. Ma i dubbi rispetto alla «versione ufficiale» sono più che leciti viste le polemiche nate nei mesi precedenti sulla sua candidatura.
Non solo. Sembra che il Museo del cinema ponesse molti limiti tanto che solo due giorni fa Salvatores alla domanda : «Dirigerà Torino?» rispondeva: «Con le istituzioni abbiamo avuto un incontro questa estate per parlare del festival. Purtroppo i paletti e le condizioni che mi pongono sono tali che non credo di potermi sobbarcare l'impegno. Si vedrà».
Uno dei punti di scontro più importanti era sul nome del vicedirettore che doveva lavorare con Salvatores. Il Museo avrebbe voluto la riconferma di Emanuela Martini, che in questi anni ha affiancato Gianni Amelio, mentre Salvatores avrebbe gradito Stefano Della Casa, un «ticket» che incontrava tra gli altri anche i favori dell'ex presidente del festival Gianni Rondolino.
La polemica sull'ipotesi di Salvatores come successore di Gianni Amelio era già iniziata questa estate, quando un quotidiano ha pubblicato il suo nome all'insaputa di quest'ultimo che ovviamente è rimasto molto offeso. La cosa è continuata fino al festival pure se appannata dalla guerra delle date col festival di Roma e il suo direttore Marco Müller. Nei giorni del festival l'idea del tandem Salvatores/Della Casa continuava a essere accreditata nonostante le spaccature politiche e istituzionali, (Museo in testa, pare).
Si dice che un altro degli obiettivi della «guerra» in corso in città sia proprio il cambio di direzione al Museo, «obbligato» dal doppio ruolo di Barbera - direttore della Mostra del cinema di Venezia e del Museo stesso che governa i festival cittadini, con l'impasse di Barbera a intervenire sulla questione delle date con la manifestazione romana, molto criticata. E nella nomina dei nuovi direttori. infatti, Barbera ha delegato il presidente Nespolo.
Tra tutte queste liti, non c'è da stupirsi se Salvatores ha declinato l'invito.
E adesso? Si ricomincia da capo. Tra i nomi che ricorrono c'è quello di Piera Detassis, si parla poi della possibilità di consultare altri registi. italiani e stranieri, e intanto prende sempre più credito la riconferma alla vicedirezione di Martini. Durissimo il commento dell'assessore Coppola: «Il rifiuto di Salvatores per il Tff è una clamorosa occasione persa». A decidere sarà, il prossimo 18 dicembre, l'assemblea dei soci del Museo del Cinema.




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