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CENTROSINISTRA
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Lombardia, oggi si vota
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Oggi il centrosinistra sceglie il candidato che dovrà sconfiggere le destre nella regione cruciale per sperare di andare al governo. Dopo 17 anni di formigonismo Umberto Ambrosoli (sponsorizzato dal sindaco Pisapia e da Bersani), Alessandra Kustermann e Andrea Di Stefano (a sinistra nella foto) si sfidano per correre alla conquista del Pirellone bis
Luca Fazio - 15.12.2012
Oddio, la neve. Lo staff del Pd sta alzando gli occhi al cielo. Perchè il precipitare degli eventi, atmosferici, potrebbe anche ribaltare l'esito non scontato delle primarie lombarde (si vota oggi dalle 8 alle 20, info www.pattocivicolombardia.it). Segno che il candidato di riferimento della curiosa alleanza centrista che sfiderà il centrodestra (una parte del Pd, i cosidetti poteri forti, Sel e il sindaco di Milano Giuliano Pisapia) - Umberto Ambrosoli - forse non è poi così forte come l'avevano dipinto. Se continua a nevicare, gli elettori della province a nord di Milano potrebbero anche disertare le urne, ed è lì, lontano dalla città, che sono più numerosi i sostenitori dell'avvocato figlio di Giorgio Ambrosoli. «Speriamo che piova, così si liberano un po' le strade» - ammettono i responsabili dell'organizzazione del Pd.
Ma non è questo l'unico segnale di un certo nervosismo tra le fila di chi adesso teme un buon risultato di Alessandra Kustermann e Andrea Di Stefano. Ci sono le voci di corridoio, le dichiarazioni che non si possono scrivere - «per favore, non farmelo dire... » - e gli endorsement all'ultimo minuto. Naturalmente, il tutto, nelle dichiarazioni ufficiali, viene condito con un bel po' di melassa sulla «buona politica», tipo «l'importante è la partecipazione e fare un buon lavoro di squadra», etc etc... ma la verità è che la partita in Lombardia è troppo importante, anche a livello nazionale. Questa regione, se fossimo negli Stati uniti, verrebbe definita swing state, cioè decisiva anche per comprendere chi governerà l'Italia - e quali alleanze blindate potrebbero risultare vincenti, oppure disastrose.
Dicono che ieri, in giunta, il sindaco Giuliano Pisapia, il sostenitore più «pesante» di Umberto Ambrosoli, non abbia gradito la dichiarazione di voto del suo assessore Stefano Boeri, che si era schierato apertamente con Andrea Di Stefano. Sembra che siano volate parole grosse, e non è un caso se mai come in queste primarie i politici siano rimasti con la bocca ben chiusa, «sono tre ottime persone, etc...» e poco altro. Si è esposto Pierluigi Bersani, per Ambrosoli, mentre Nichi Vendola ha sorvolato, come se bastasse l'indicazione di Pisapia. Anche se Sel, durante la breve campagna elettorale, o è rimasta in campana (la dirigenza è piuttosto imbarazzata e ha lasciato libertà di coscienza) o ha espresso una certa insofferenza per la decisione di schierarsi con Ambrosoli (i militanti e una parte di politici «ribelli»). Pure il cantautore milanese Roberto Vecchioni, il prototipo del militante della cosiddetta società civile progressista, ieri si è sbilanciato per dare man forte al vincitore designato: «Ci lega un rapporto di antica data e ho sempre sostenuto che Ambrosoli dicesse cose sensate e che fosse una persona limpida e cristallina anche se, per certi aspetti, politicamente diversa da me». Infatti, ciò che molti si chiedono, è perché mai questa volta gli elettori orientati a sinistra non dovrebbero premiare il candidato più di sinistra, cioé Di Stefano, oppure la candidata Kustermann, la battagliera ginecologa che rivendica con orgoglio sia la sua appartenenza al Pd che il suo essere profondamente laica di sinistra. Per dirne una, cosa pensano i tre delle parole pronunciate ieri dal Papa contro le coppie omosessuali? «Pur nel rispetto del Papa, penso che le istituzioni siano un'altra cosa, devono garantire la laicità dello stato e garantire parità di diritti a tutti a prescindere dal loro orientamento sessuale» (Di Stefano), «Sono favorevole ai matrimoni gay» (Kustermann) e «Le mie posizioni sono note, le iniziative del Comune di Milano sono un modello anche per la Regione (Ambrosoli, riferendosi al registro delle unioni civili).
Lo strappo alla linea più evidente però è arrivato ieri, a poche ore dall'apertura delle urne. Poche righe postate su facebook da Paolo Limonta, uomo di fiducia e braccio sinistro di Pisapia, il volto felice della primavera arancione che due primavere fa aveva infiammato Milano. Lui sta con Di Stefano, naturalmente «non contro» gli altri due candidati che considera ottime persone. «Lo faccio - precisa Limonta - perché Andrea rappresenta il cuore e la passione di molte donne e molti uomini che hanno iniziato un difficile e positivo cammino a luglio del 2010 avviando il percorso delle primarie a Milano che ha aperto un orizzonte per molti impensabile».
Ma l'orizzonte, per tutto il centrosinistra, è anche pieno di incognite. L'altro giorno il M5S ha scelto il suo candidato alla presidenza del Palazzo della Regione: è una donna, ha 40 anni, si chiama Silvana Carcano, è molto battagliera sui temi dell'ecologia.
Ma non è questo l'unico segnale di un certo nervosismo tra le fila di chi adesso teme un buon risultato di Alessandra Kustermann e Andrea Di Stefano. Ci sono le voci di corridoio, le dichiarazioni che non si possono scrivere - «per favore, non farmelo dire... » - e gli endorsement all'ultimo minuto. Naturalmente, il tutto, nelle dichiarazioni ufficiali, viene condito con un bel po' di melassa sulla «buona politica», tipo «l'importante è la partecipazione e fare un buon lavoro di squadra», etc etc... ma la verità è che la partita in Lombardia è troppo importante, anche a livello nazionale. Questa regione, se fossimo negli Stati uniti, verrebbe definita swing state, cioè decisiva anche per comprendere chi governerà l'Italia - e quali alleanze blindate potrebbero risultare vincenti, oppure disastrose.
Dicono che ieri, in giunta, il sindaco Giuliano Pisapia, il sostenitore più «pesante» di Umberto Ambrosoli, non abbia gradito la dichiarazione di voto del suo assessore Stefano Boeri, che si era schierato apertamente con Andrea Di Stefano. Sembra che siano volate parole grosse, e non è un caso se mai come in queste primarie i politici siano rimasti con la bocca ben chiusa, «sono tre ottime persone, etc...» e poco altro. Si è esposto Pierluigi Bersani, per Ambrosoli, mentre Nichi Vendola ha sorvolato, come se bastasse l'indicazione di Pisapia. Anche se Sel, durante la breve campagna elettorale, o è rimasta in campana (la dirigenza è piuttosto imbarazzata e ha lasciato libertà di coscienza) o ha espresso una certa insofferenza per la decisione di schierarsi con Ambrosoli (i militanti e una parte di politici «ribelli»). Pure il cantautore milanese Roberto Vecchioni, il prototipo del militante della cosiddetta società civile progressista, ieri si è sbilanciato per dare man forte al vincitore designato: «Ci lega un rapporto di antica data e ho sempre sostenuto che Ambrosoli dicesse cose sensate e che fosse una persona limpida e cristallina anche se, per certi aspetti, politicamente diversa da me». Infatti, ciò che molti si chiedono, è perché mai questa volta gli elettori orientati a sinistra non dovrebbero premiare il candidato più di sinistra, cioé Di Stefano, oppure la candidata Kustermann, la battagliera ginecologa che rivendica con orgoglio sia la sua appartenenza al Pd che il suo essere profondamente laica di sinistra. Per dirne una, cosa pensano i tre delle parole pronunciate ieri dal Papa contro le coppie omosessuali? «Pur nel rispetto del Papa, penso che le istituzioni siano un'altra cosa, devono garantire la laicità dello stato e garantire parità di diritti a tutti a prescindere dal loro orientamento sessuale» (Di Stefano), «Sono favorevole ai matrimoni gay» (Kustermann) e «Le mie posizioni sono note, le iniziative del Comune di Milano sono un modello anche per la Regione (Ambrosoli, riferendosi al registro delle unioni civili).
Lo strappo alla linea più evidente però è arrivato ieri, a poche ore dall'apertura delle urne. Poche righe postate su facebook da Paolo Limonta, uomo di fiducia e braccio sinistro di Pisapia, il volto felice della primavera arancione che due primavere fa aveva infiammato Milano. Lui sta con Di Stefano, naturalmente «non contro» gli altri due candidati che considera ottime persone. «Lo faccio - precisa Limonta - perché Andrea rappresenta il cuore e la passione di molte donne e molti uomini che hanno iniziato un difficile e positivo cammino a luglio del 2010 avviando il percorso delle primarie a Milano che ha aperto un orizzonte per molti impensabile».
Ma l'orizzonte, per tutto il centrosinistra, è anche pieno di incognite. L'altro giorno il M5S ha scelto il suo candidato alla presidenza del Palazzo della Regione: è una donna, ha 40 anni, si chiama Silvana Carcano, è molto battagliera sui temi dell'ecologia.





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