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Marchionne investe Monti
Tour elettorale del premier a Melfi
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Il presidente del consiglio apre la sua campagna: va nella fabbrica lucana e riceve l'investitura dei vertici del Lingotto e il sostegno dei leader di Cisl e Uil. L'ad della Fiat-Chrysler: "L'agenda del Professore mostra coraggio, chiarezza e lungimiranza. Negli ultimi 12 mesi il governo ha fatto cose ammirevoli. Ci ha ridato credibilità e scongiurato il default"
Antonio Sciotto - 21.12.2012
Un endorsement di tutto rispetto. La Fiat sta con Monti: e ieri il premier è andato allo stabilimento di Melfi per incassare il sostegno di Sergio Marchionne e John Elkann alla sua «discesa in campo» nell'agone politico. Aprendo in questo modo, di fatto, la propria campagna elettorale. Il presidente del consiglio ha ricevuto anche l'applauso degli operai, ma va sottolineato che la Fiom - rimasta fuori dalla rappresentanza per non aver firmato gli ultimi accordi - si trovava all'esterno, davanti ai cancelli, con il segretario generale Maurizio Landini. Dentro, invece, per la cerimonia di «investitura», erano significativamente presenti anche i leader di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti (Bonanni, si sa, è uno dei supporter più convinti del professore). Mentre la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, non a caso non si è fatta vedere.
Dismessi gli abiti da «tecnico», con i suoi tradizionali toni freddi, Monti ha parlato da politico, inserendo nel suo discorso davanti al management del Lingotto e alle maestranze parole più «calde», come «cuore»: «Penso - ha detto - che sarebbe irresponsabile dissipare i tanti sacrifici che gli italiani si sono assunti. Tredici mesi fa l'Italia aveva la febbre alta e non bastava un'aspirina». «Ci voleva - ha continuato il premier sapendo di dover convincere i lavoratori (categoria piuttosto martoriata dalle sue riforme) - una medicina amara, non facile da digerire ma assolutamente necessaria per estirpare la malattia». E ancora: «Siamo solo all'inizio delle riforme strutturali. C'è una disponibilità ad accettare riforme e sacrifici, al contrario di quanto si è visto in altri paesi europei e mediterranei: perciò non bisogna disperdere questa opportunità cercando un facile consenso. Nessuno si permetterà - credo - di cambiare l'agenda politica del governo». Non solo: serve «la volontà di fare le riforme, di accettarle per cogliere le nuove opportunità anche per i lavoratori, e non il rifiuto del cambiamento, il restare aggrappati a un passato che - avverte - non tornerà, aggrappati a forme di tutela degli interessi dei lavoratori che nel tempo hanno l'effetto opposto». Infine lo slogan: «Oggi, da Melfi, parte un'operazione che non è per i deboli di cuore, noi sappiamo che può emergere un'Italia forte di cuore».
«A Melfi nel '93 è nata la Punto. Oggi nasce punto e a capo, cioè una svolta, una ripartenza nel rapporti tra la Fiat e l'Italia - ha ripreso Monti - Quanto è accaduto a Melfi non è qualcosa di magico, ma è emblematico della svolta possibile in Italia. È il percorso che immagino e vorrei per il nostro Paese». E il presidente del gruppo Fiat Elkann ha colto la palla al balzo per l'assist: «Monti - spiega l'erede degli Agnelli - ha ricollegato l'Italia con il mondo, garantendo credibilità e stabilità. Ora che si appresta a chiudere il suo mandato auspichiamo che la ritrovata credibilità non venga meno».
Lodi più che esplicite anche da parte di Sergio Marchionne: «L'agenda Monti mostra coraggio, chiarezza e lungimiranza - ha detto l'amministratore delegato di Fiat-Chrysler - Negli ultimi 12 mesi il nostro governo ha fatto cose ammirevoli. Ci ha ridato credibilità e scongiurato il rischio default". Più endorsement di così.
"È una giornata importante, molto importante", aggiunge subito dopo Marchionne, passando a illustrare il piano Fiat per lo sviluppo dello stabilimento di Melfi. Il Lingotto, annuncia l'ad, investirà un miliardo di euro sulle linee della Sata di San Nicola, per produrre due mini Suv, uno a marchio Fiat 500 e uno a marchio Jeep. «Il primo investimento di una serie in Italia», dice il manager. «Il nostro è un piano coraggioso, non per deboli di cuore - conclude Marchionne - L'evento di oggi è il primo passo concreto. E' stata una decisione non facile e non scontata in un mercato in caduta libera». L'ad Fiat conferma gli obiettivi del gruppo per il 2012: un utile ordinario di 3,8 miliardi e un utile netto di 1,2. Fino all'annuncio: «In 3-4 anni raggiungeremo il pareggio delle attività in Italia e in Europa. Porteremo in produzione negli impianti italiani 17 nuovi modelli e 7 aggiornamenti di prodotti da qui al 2016». Scettico sul futuro, il segretario Cgil Basilicata Alessandro Genovesi: «Dichiarare che forse tra 3-4 anni si potrà giungere al pieno impiego di tutti i lavoratori Fiat è un modo elegante per dire che ci sono molti rischi per i dipendenti. Crediamo che Fiat debba mantenere la Grande Punto a Melfi».
Dismessi gli abiti da «tecnico», con i suoi tradizionali toni freddi, Monti ha parlato da politico, inserendo nel suo discorso davanti al management del Lingotto e alle maestranze parole più «calde», come «cuore»: «Penso - ha detto - che sarebbe irresponsabile dissipare i tanti sacrifici che gli italiani si sono assunti. Tredici mesi fa l'Italia aveva la febbre alta e non bastava un'aspirina». «Ci voleva - ha continuato il premier sapendo di dover convincere i lavoratori (categoria piuttosto martoriata dalle sue riforme) - una medicina amara, non facile da digerire ma assolutamente necessaria per estirpare la malattia». E ancora: «Siamo solo all'inizio delle riforme strutturali. C'è una disponibilità ad accettare riforme e sacrifici, al contrario di quanto si è visto in altri paesi europei e mediterranei: perciò non bisogna disperdere questa opportunità cercando un facile consenso. Nessuno si permetterà - credo - di cambiare l'agenda politica del governo». Non solo: serve «la volontà di fare le riforme, di accettarle per cogliere le nuove opportunità anche per i lavoratori, e non il rifiuto del cambiamento, il restare aggrappati a un passato che - avverte - non tornerà, aggrappati a forme di tutela degli interessi dei lavoratori che nel tempo hanno l'effetto opposto». Infine lo slogan: «Oggi, da Melfi, parte un'operazione che non è per i deboli di cuore, noi sappiamo che può emergere un'Italia forte di cuore».
«A Melfi nel '93 è nata la Punto. Oggi nasce punto e a capo, cioè una svolta, una ripartenza nel rapporti tra la Fiat e l'Italia - ha ripreso Monti - Quanto è accaduto a Melfi non è qualcosa di magico, ma è emblematico della svolta possibile in Italia. È il percorso che immagino e vorrei per il nostro Paese». E il presidente del gruppo Fiat Elkann ha colto la palla al balzo per l'assist: «Monti - spiega l'erede degli Agnelli - ha ricollegato l'Italia con il mondo, garantendo credibilità e stabilità. Ora che si appresta a chiudere il suo mandato auspichiamo che la ritrovata credibilità non venga meno».
Lodi più che esplicite anche da parte di Sergio Marchionne: «L'agenda Monti mostra coraggio, chiarezza e lungimiranza - ha detto l'amministratore delegato di Fiat-Chrysler - Negli ultimi 12 mesi il nostro governo ha fatto cose ammirevoli. Ci ha ridato credibilità e scongiurato il rischio default". Più endorsement di così.
"È una giornata importante, molto importante", aggiunge subito dopo Marchionne, passando a illustrare il piano Fiat per lo sviluppo dello stabilimento di Melfi. Il Lingotto, annuncia l'ad, investirà un miliardo di euro sulle linee della Sata di San Nicola, per produrre due mini Suv, uno a marchio Fiat 500 e uno a marchio Jeep. «Il primo investimento di una serie in Italia», dice il manager. «Il nostro è un piano coraggioso, non per deboli di cuore - conclude Marchionne - L'evento di oggi è il primo passo concreto. E' stata una decisione non facile e non scontata in un mercato in caduta libera». L'ad Fiat conferma gli obiettivi del gruppo per il 2012: un utile ordinario di 3,8 miliardi e un utile netto di 1,2. Fino all'annuncio: «In 3-4 anni raggiungeremo il pareggio delle attività in Italia e in Europa. Porteremo in produzione negli impianti italiani 17 nuovi modelli e 7 aggiornamenti di prodotti da qui al 2016». Scettico sul futuro, il segretario Cgil Basilicata Alessandro Genovesi: «Dichiarare che forse tra 3-4 anni si potrà giungere al pieno impiego di tutti i lavoratori Fiat è un modo elegante per dire che ci sono molti rischi per i dipendenti. Crediamo che Fiat debba mantenere la Grande Punto a Melfi».





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