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Mr. Monti va in campagna
alla testa del centro
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"Insieme saliamo in politica". Un tweet nella notte, @SenatoreMonti guiderà le truppe centriste direttamente da palazzo Chigi. Per restarci, conquistando i voti necessari a fermare il centrosinistra. L'agenda è una, le liste saranno tante. Il professore non sarà candidato, ma non vuole più nascondere la sua leadership. I partiti con lui ne hanno bisogno.
Domenico Cirillo - 27.12.2012
Twitter usato come un megafono, nella notte del 25 dicembre. @senatoreMonti fa un altro mezzo passo verso la politica, fermandosi ancora sulla soglia della candidatura. Del resto è appunto senatore a vita è (per il momento) non può che restarlo. La sua scelta (comoda) è quella di puntare alla permanenza a palazzo Chigi nel caso il «centro» politico che si va aggregando dovesse risultare decisivo per formare una maggioranza stabile. E il centro si è alla fine organizzato, il tweet del professore più che una chiamata alle armi è il sigillo su un'operazione conclusa. Del resto, alla vigilia di un natale particolarmente operoso, sul sito di Italia futura, l'associazione di Montezemolo, si leggeva: «Siamo pronti a seguire il presidente Monti in una battaglia in cui la classe politica di questa seconda repubblica mostrerà (già lo sta facendo) il volto feroce di chi sa di appartenere al passato e di essere destinato alla sconfitta».
«Insieme abbiamo salvato l'Italia dal disastro. Ora va rinnovata la politica. Lamentarsi non serve, spendersi si. "Saliamo" in politica!». Meno di 140 caratteri per trarre un dado che in realtà era già stato lanciato abbastanza chiaramente il 23 dicembre, il giorno dell'ultima conferenza stampa da presidente del Consiglio. Già domenica scorsa Mario Monti aveva usato la formula «salire» in politica, per fare il verso a Berlusconi che nel '94 fece la sua famosa «discesa in campo». A natale, prima con questo tweet poi con un altro immediatamente successivo e rimasto fino a ieri sera l'ultimo, @senatoreMonti ha aggiunto un richiamo alla sua agenda, con un altro invito a stare «insieme». Invito risultato un po' freddo, però, perché il neonato profilo twitter del professore si segnala per autosufficienza: malgrado in poche ore abbia superato i 30mila followers, @senatoreMonti non segue nessuno. Ed è molto meno spiritoso del suo fake principale, che pure vanta ampio seguito. Non seguire nessuno è una scelta un po' troppo altezzosa per gli utenti del popolare social network. Che si sono divertiti a correggere subito il professore per quel «spendersi si» scritto senza accento.
Monti dunque farà campagna elettorale. E la farà da palazzo Chigi, visto che malgrado le dimissioni resta presidente del Consiglio fino alla nomina del successore. L'ostacolo alla candidatura non è insormontabile, le forze centriste si richiameranno chiaramente a lui e più ancora alla sua «agenda». Quante saranno? Le discussioni in corso sono note: il professore avrebbe preferito una lista unica, le esigenze dei suoi sostenitori consigliano piuttosto, almeno alla camera, uno schieramento per lo meno triplice. Ci sarà l'Udc di Pier Ferdinando Casini, ci sarà Verso la Terza Repubblica ispirata da Montezemolo e ci sarà almeno una terza lista di personalità selezionate direttamente dal professore. Qui dentro dovrebbero trovare spazio anche gli ex berlusconiani che hanno lasciato il cavaliere per sostenere il presidente del Consiglio in carica. Poi ci sono i casi del partito di Fini e dei ministri in carica. Sarà direttamente Monti ad aprire e chiudere i cancelli, la discriminante resta quella dei voti di fiducia al governo in carica. Molto di più si chiarirà entro la fine dell'anno, anche se il Financial Times ieri spiegava ai suoi lettori che la «salita» in politica del professore - il messaggio è stato tradotto con un let's rise into politics - potrebbe persino portare a maggiore frammentazione, visto che il panorama politico sembrava essersi stabilizzato attorno a tre grandi forze: il Pd, il Pdl berlusconiano e Grillo.
Ai nastri di partenza, il principale avversario è il Pdl berlusconiano. All'annuncio del professore, ieri ha replicato immediatamente sempre via twitter Angelino Alfano: «Agenda Monti, un'agenda, tre certezze: Imu, patrimoniale, più Iva. Verificare per credere». Dello stesso tenore le bordate del cavaliere, il quale non solo ha ripetuto le litanie contro l'Europa delle banche e contro lo strapotere della Germania, ma ha attaccato anche sul suo addio a palazzo Chigi: «Ci hanno costretti a lasciare il governo un anno fa circa con una congiura che la storia metterà in luce. Una congiura - ha spiegato - politica, mediatica e anche internazionale. Hanno tirato fuori questo fantasma improvviso dello spread».
«Insieme abbiamo salvato l'Italia dal disastro. Ora va rinnovata la politica. Lamentarsi non serve, spendersi si. "Saliamo" in politica!». Meno di 140 caratteri per trarre un dado che in realtà era già stato lanciato abbastanza chiaramente il 23 dicembre, il giorno dell'ultima conferenza stampa da presidente del Consiglio. Già domenica scorsa Mario Monti aveva usato la formula «salire» in politica, per fare il verso a Berlusconi che nel '94 fece la sua famosa «discesa in campo». A natale, prima con questo tweet poi con un altro immediatamente successivo e rimasto fino a ieri sera l'ultimo, @senatoreMonti ha aggiunto un richiamo alla sua agenda, con un altro invito a stare «insieme». Invito risultato un po' freddo, però, perché il neonato profilo twitter del professore si segnala per autosufficienza: malgrado in poche ore abbia superato i 30mila followers, @senatoreMonti non segue nessuno. Ed è molto meno spiritoso del suo fake principale, che pure vanta ampio seguito. Non seguire nessuno è una scelta un po' troppo altezzosa per gli utenti del popolare social network. Che si sono divertiti a correggere subito il professore per quel «spendersi si» scritto senza accento.
Monti dunque farà campagna elettorale. E la farà da palazzo Chigi, visto che malgrado le dimissioni resta presidente del Consiglio fino alla nomina del successore. L'ostacolo alla candidatura non è insormontabile, le forze centriste si richiameranno chiaramente a lui e più ancora alla sua «agenda». Quante saranno? Le discussioni in corso sono note: il professore avrebbe preferito una lista unica, le esigenze dei suoi sostenitori consigliano piuttosto, almeno alla camera, uno schieramento per lo meno triplice. Ci sarà l'Udc di Pier Ferdinando Casini, ci sarà Verso la Terza Repubblica ispirata da Montezemolo e ci sarà almeno una terza lista di personalità selezionate direttamente dal professore. Qui dentro dovrebbero trovare spazio anche gli ex berlusconiani che hanno lasciato il cavaliere per sostenere il presidente del Consiglio in carica. Poi ci sono i casi del partito di Fini e dei ministri in carica. Sarà direttamente Monti ad aprire e chiudere i cancelli, la discriminante resta quella dei voti di fiducia al governo in carica. Molto di più si chiarirà entro la fine dell'anno, anche se il Financial Times ieri spiegava ai suoi lettori che la «salita» in politica del professore - il messaggio è stato tradotto con un let's rise into politics - potrebbe persino portare a maggiore frammentazione, visto che il panorama politico sembrava essersi stabilizzato attorno a tre grandi forze: il Pd, il Pdl berlusconiano e Grillo.
Ai nastri di partenza, il principale avversario è il Pdl berlusconiano. All'annuncio del professore, ieri ha replicato immediatamente sempre via twitter Angelino Alfano: «Agenda Monti, un'agenda, tre certezze: Imu, patrimoniale, più Iva. Verificare per credere». Dello stesso tenore le bordate del cavaliere, il quale non solo ha ripetuto le litanie contro l'Europa delle banche e contro lo strapotere della Germania, ma ha attaccato anche sul suo addio a palazzo Chigi: «Ci hanno costretti a lasciare il governo un anno fa circa con una congiura che la storia metterà in luce. Una congiura - ha spiegato - politica, mediatica e anche internazionale. Hanno tirato fuori questo fantasma improvviso dello spread».





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