sabato 16 febbraio 2013
indice
EDITORIALE
08.02.2013 GIANFRANCO CAPITTA
MEMORIA
03.02.2013 ANTONELLO CATACCHIO
FOTOGRAFIA
28.12.2012 Federico Cartelli
MOSTRE
27.12.2012 Manuela De Leonardis
TORINO FILM FESTIVAL
14.12.2012 Cristina Piccino
MUSICA
13.12.2012 Marco Boccitto
MUSICA
29.11.2012 Gianluca Diana
AUTORI
28.11.2012 Diego Percassi
MUSICA
27.11.2012 Gianluca Diana
MUSICA
21.11.2012 Diego Percassi
REGGIO EMILIA
17.11.2012 SILVIA PARMEGGIANI
SASSARI
16.11.2012 GABRIELLE LUCANTONIO
ROMA
16.11.2012 redazione
CINEMA
01.11.2012 Marco Giusti
REGGIO EMILIA
12.10.2012 SILVIA PARMEGGIANI
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa testo su due colonne testo su una colonna ingrandisci testo riduci testo reset testo
MOSTRE - visioni
La Madre Terra
diventa arte
i commenti stanno arrivando ...
il modulo di invio sta arrivando ...
Manuela De Leonardis
27.12.2012
Uova, pane, caffé... Ma non c'è nulla di gastronomico. Si parla invece del presente e del futuro dell'umanità.  Al Musée Ariana di Ginevra la prima tappa di «Food», una collettiva coi lavori di i 34 artisti e filmmaker 

Manuela De Leonardis - 27.12.2012
Silenzi, sorrisi e tramonti accompagnano la circolarità della storia: la ragazzina che mangia un mango e pianta il seme nella terra del suo villaggio di paglia e fango in Africa Occidentale. Il seme germoglia, la piantina cresce come la ragazzina che se ne prende cura. Spuntano le foglie e lei sorride; la piantina diventa albero come lei diventa donna, poi madre. Una nuova bambina mangerà il frutto dell'albero piantato da sua madre. É il rassicurante ciclo della vita con il suo potere illimitato su spazio e tempo, così come lo racconta in una manciata di minuti il cineasta burkinabé Idrissa Ouedraogo. La mangue (2008) è un cortometraggio realizzato nel 2008 per Art for The World, Ong fondata da Adelina von Fürstenberg associata al Dipartimento di Informazione Pubblica dell'Onu, il cui progetto più recente è la mostra Food, a cura della stessa von Fürstenberg. Una collettiva complessa che, in questa prima tappa espositiva (fino al 24 febbraio 2013) - a cui seguiranno prima dell'Expo di Milano 2015 la mostra allo Spazio Oberdan di Milano, al Sesc di San Paolo del Brasile e il MuCEM di Marsiglia - presenta i lavori di 34 tra artisti e filmmaker internazionali che dialogano con gli antichi vetri veneziani, le porcellane di Meissen, i biscuit francesi, le maioliche di Faenza e le creazioni contemporanee, tra cui le ceramiche policrome di Betty Woodman, coinvolgendo nella sua totalità il Musée Ariana.
Con la stessa intensità, ma con implicazioni diverse, un'altra donna è intenta ad accettare la sfida, mettendosi alla prova mangiando una cipolla: Marina Abramovic nel noto video The Onion (1996). Una dichiarazione di resistenza fisica e psicologica, ma anche di vulnerabilità quando la stessa voce dell'artista recita come una litania le stanchezze del vivere quotidiano: «Sono stanca di cambiare aerei così spesso. Di aspettare nelle sale d'attesa, nelle stazioni degli autobus, nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti...», ma anche; «Sono stanca di innamorarmi sempre dell'uomo sbagliato». 
L'arte, con tutte le sue potenzialità espressive, è chiamata a riflettere su tematiche legate alla Madre Terra, all'agricoltura e alla nutrizione, così come recita il sottotitolo della mostra Food. Una riflessione che ha come punto di partenza il lavoro storicizzato di artisti come Joseph Beuys, Dieter Roth, Daniel Spoerri ma soprattutto Marcel Broodthaers, che la curatrice considera maestri. Tra le opere di Broodthaers è presente anche La soupe de Daguerre (1975), serie di 12 fotografie a colori che riproducono pomodori, sedano, cipolla, pesci.
A proposito di pomodori, come ricorda la stessa curatrice, Antonin Artaud sosteneva che «La preparazione di un semplice pomodoro è molto più difficile della soluzione del problema dell'infinito di Dio». Ma non è solo questione di quantità e dosaggi, fare arte vuol dire anche mescolare, mantecare, lievitare e lasciar riposare, magari prevedendo anche un pizzico d'improvvisazione, così com'è nella vita. 
Benché veda l'utilizzo di materie prime come uova (Anna Maria Maiolino, Entrevidas (Between Lives), 1981-2012), cocco (Marcello Maloberti, La voglia matta, 2012), semi di girasole (Jannis Kounellis, Senza titolo, 1968), fragole e cioccolata (Vivianne van Singer, Envies, le voglie delle madri, 2012), fagioli (Ernesto Neto, Variation on Color Seed Space Time Love, 2009 e Miralda, Reserva natural, 2002-2012) e cereali (Meret Oppenheim, Fleur Bluemay-Ode, 1969), Food non è una mostra gastronomica. 
Certo, sentiamo l'odore del pane appena sfornato dell'installazione Luz dentro de Pan (2011) di Los Carpinteros con i pani circolari forati all'interno in cui è inserita una luce. Analogamente percepiamo il profumo (solo apparentemente tranquillizzante) dei biscotti nella casetta costruita da Liliana Moro nella hall del museo (le finestre sono decorate con gelatine colorate): il riferimento di Dumme Gans è la favola-incubo di Hansel e Gretel con i suoi risvolti ambigui e terrificanti. C'è il tranello dell'apparenza, la minaccia di una fine orribile, la spirale della morte violenta della strega senza la quale il lieto fine non sarebbe tale. 
Il pane associato al sale e al coltello è l'elemento con cui Mircea Cantor costruisce la sua installazione disponendo su un tavolo rotondo le baguette attraversate dal coltello che sembrano tanti uccelli migratori. La metafora, sottintesa nel titolo stesso Stranieri (2011), implica la difficile condizione del forestiero in un paese che non è il proprio e che può contemplare sofferenza e dolore: il pane è la carne, mentre il sale è il sangue. 
Ironica e tutt'altro che noir la poetica di Miralda con i suoi teschi realizzati con fagioli provenienti da diverse aree geografiche del globo e allineati in una teca di vetro. Alle pareti di Reserva natural c'è il tessuto africano «wax printed», che ha come elemento decorativo l'immagine reiterata della sega: un'iconografia esplicita rafforzata dalla presenza di un tappeto di segatura. Il futuro dell'umanità è proprio in quei legumi, alimenti sani e nutritivi. 
Quanto alle tracce di caffè sono visibili nelle tazzine usate e appese in un ipotetico cyber café, costruito per l'occasione da Nari Ward: alle pareti anche Goodbadugly (2012) che vede l'impiego di schede madri sul legno dei pannelli. In questo TranStranger Café (2012) non mancano le postazioni internet perfettamente funzionanti. Un luogo virtuale, quindi, in cui la comunicazione passa attraverso l'immaginazione e, paradossalmente, l'incontro dal vivo è un elemento del tutto superfluo. Tuttavia, la presenza reale delle tazzine con il loro residuo di contenuto, tra circuiti e corto circuiti, non può non evocare anche un altro tipo di conoscenza: la lettura dei fondi del caffè.
Inquadra la ritualità del gesto, infine, il fotografo indiano Raghubir Singh, riconosciuto maestro nell'uso del colore, puntando l'obiettivo sui movimenti delle mani che portano, offrono, dispongono cibi. In questi suoi scatti degli anni '90 vediamo le mani delle donne di Chennai con il riso, le mani del venditore d'acqua di Delhi, la mano che inclina il bollitore d'alluminio per far scivolare il tè nella tazza in un mercato di Mumbai. «Una mano aperta per ricevere e donare», come insegna Le Corbusier.


 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
 in edicola
sabato 15 diceMbre
 
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
 
 
In edicola
da giovedì 13 dicembre
GANGBANG
40 anni
tradotti in fumetti
 IN VENDITA NELLO STORE
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
PROGRAMMI

 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it