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MONTI BIS - mondo, italia, politica
La politica estera italiana,
cenerentola dell'"agenda"
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Emanuele Giordana
28.12.2012
Tre paginette: è quanto il programma di Monti, ispirato dal ministro Terzi, dedica alla situazione internazionale e al ruolo dell'Italia. Solo Usa, Nato e, al centro di tutto, "gli italiani all'estero".

Emanuele Giordana - 28.12.2012
Se la politica estera è sempre stata la gran Cenerentola del Belpaese, nell'agenda Monti non fa maggior figura anche se il sotto capitoletto "L'Italia a testa alta" comincia così: «Una parte rilevante dell'azione di governo è stata dedicata all'azione sul fronte internazionale...».
L'azione è stata così "rilevante" che - se si esclude l'Europa che occupa l'inizio dell'Agenda (due pagine) - l'ex premier ora premier in pectore vi dedica esattamente 24 righe: una pagina sulle 25 dell'agenda (che con l'Europa arriva a tre su 25). Non è molto. E non c'è molto nemmeno per andare a testa alta a fare il bilancio del suo anno di politica estera.
Quali alleati e istituzioni?
Monti, confermando quanto il ministro Terzi ha fatto per tutto il corso del suo mandato, rivendica di aver rafforzato la posizione dell'Italia nella Ue, rinsaldando «i legami con gli Stati Uniti» e «promuovendo un forte legame transatlantico». L'unico Paese da citare è dunque l'America e l'unica istituzione internazionale la Nato. Per l'Onu c'è una sola citazione, dopo quella sull'Alleanza.
Asia e Medio oriente
Fiore all'occhiello di Monti sarebbe il rafforzamento del nostro posizionamento in Asia e Medio Oriente "in tutti gli scacchieri". Quali? All'Afghanistan non è dedicata nemmeno una parola né dunque al ruolo che potremmo giocare in un Paese dove abbiamo ancora 4mila uomini. C'è solo una rapido passaggio sulle "missioni di pace". Quanto all'Asia, non si può dire che si siano fatti grandi passi avanti. A bilancio c'è un solo Paese: l'India. E un solo dossier: "marò". E il Medio Oriente? Meglio sarebbe stendere un velo pietoso visto che il ministro Terzi, ancora prima che lo facesse la signora Clinton, aveva consigliato alla Palestina, in netta controtendenza con la Ue, di rinviare la richiesta di Stato osservatore all'Onu. Poi il governo ha fatto una rapidissima marcia indietro (si dice grazie a Bersani e Napolitano sullo stesso Monti) che ha evitato al nostro Paese l'isolamento internazionale. Terzi era stato più realista del re, in questo caso gli Stati Uniti.
Cooperazione e Pvs
Ci sono delle classiche affermazioni di rito, alcune delle quali sfiorano l'ironia: «Occorre maggior attenzione alle relazioni coi Pesi in via di sviluppo» e «va rafforzato il coordinamento delle politiche di cooperazione, mettendo a coerenza l'intero sistema di cooperazione italiano (pubblico, privati, territori e società civile)». Per un Paese e un governo che si sono distinti nel taglio lineare dei fondi di cooperazione in netta continuità col passato, non c'è male. 
Il futuro? Gli italiani all'estero
Confermando le linee guida che Terzi inviò ai suoi diplomatici alla fine dell'estate, Monti pensa che l'Italia debba valorizzare "la rete di italiani nel mondo". Non è molto. L'agenda Monti dal punto di vista della politica internazionale non sembra dunque nulla più che un sintetico elenco piuttosto tradizionale (e conservatore) che manca di una visione innovativa. A meno che non si prenda il rafforzamento della rete degli italiani all'estero come un novità. Che però aveva già avanzato il ministro Mirko Tremaglia nel 2006. Sembra che metà di un continente - l'America latina - non sia nemmeno degno di nota se non fosse, forse, per la presenza di quelle comunità a cominciare dall'Argentina dove contiamo numerosi discendenti. Davvero poco davanti alla cavalcata del Brasile, alla ricchezza energetica del Venezuela o alle posizioni perdute in un'area del mondo dove davvero, una volta, avremmo forse potuto valorizzare una rete di relazioni che ormai, tra matrimoni misti e disinteresse nazionale (vedi chiusura delle sedi Rai), forse non esiste nemmeno più.
L'Europa, quella sì che...
Ma è l'Europa, il vero cavallo di battaglia, abbastanza scontato, del professore. La Ue campeggia sin dal titolo dell'Agenda: "Cambiare l'Italia, riformare l'Europa". Come? Ovviamente nel segno di banche ed economia se «Le conclusioni del Consiglio europeo del 13 - 14 dicembre 2012 segnano l'avvio di un cammino per la costruzione di un'autentica Unione economica e monetaria basata su una più intensa integrazione fiscale, bancaria, economica e politico istituzionale». La politica? Se si può concordare sul fatto che «il prossimo Parlamento europeo dovrà avere un mandato costituzionale» e che «il rifiuto del populismo e dell'intolleranza, il superamento dei pregiudizi nazionalistici, la lotta contro la xenofobia, l'antisemitismo e le discriminazioni sono il denominatore comune delle forze europeiste», possibile che, tra i tanti aggettivi e sostantivi, Monti si dimentichi il termine solidale? C'è un riferimento a «una maggiore attenzione alla inclusione sociale e alla sostenibilità ambientale» che detta però da un governo che ha il record di cassintegrati e disoccupati, che ha scelto il modello Marchionne e che a Taranto ha bloccato l'azione dei magistrati, suona quantomeno stonato.E in fatto di ambiente il governo Monti ha fatto esattamente il contrario di quanto l'Agenda promette: «Le regole - scrive il professore in grassetto - devono essere chiare e ragionevoli...ma bisogna essere intransigenti verso chi le viola». Il suo esecutivo infatti si è distinto nel far rispettare all'Ilva ogni regola e costo di bonifica, oltre a introdurre il silenzio assenso anche per le aree vincolate, mettendo a rischio territori e paesaggio.
Ma questa è un'altra storia, anche se a ben vedere c'entra proprio col dettato comunitario. 
 
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