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POLITICA
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Monti a testa bassa
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«Vendola e Fassina? Due conservatori», invece «Io sono un riformista, un riformista estremo». Nuovo Monti-show. Il premier promette di abbassare di un punto le tasse e di alleviare le pene delle famiglie.
DANIELA PREZIOSI - 03.01.2013
Il candidato del centrosinistra Bersani gli chiede di chiarire da che parte sta? E Mario Monti non esita a rilasciarsi la patente di riformista: «Dalla parte delle riforme», risponde, «Mi permetto di essere molto immodesto. Sono conosciuto in Europa per quello che ho fatto da commissario e in questi difficili tredici mesi da premier. Mi pare più importante che sapere in quale famiglia politica siederei». Il candidato premier di un'area variegata e ancora in via di definizione prosegue la sua offensiva mediatica, affettuosamente assecondato dalla Rai, che stamattina spalancherà anche gli studi di Rai Uno per lasciargli esporre il suo programma: «Ridurre di un punto la tassazione che grava su lavoro, sui lavoratori e sulle imprese, e parallelamente ridurre la spesa. Gli italiani hanno bisogno di alleggerimenti nella situazione per le famiglie, soprattutto quelle numerose, di un sistema sanitario che funzioni meglio e a costi minori e di un sistema fiscale che consenta la redistribuzione del reddito dai più ricchi ai più poveri», anticipa ai microfoni Rai di Radio Anch'io. Il premier scopre la crisi delle famiglie e dice di sapere come alleviare le loro pene, come se fin qui non fosse stato lui a dirigere l'azione di governo. Fa saltare i nervi a Berlusconi, al quale sfila voti ogni giorno; ma la sfida è rivolta a Bersani. Che per un giorno lascia i due litigare, sperando che Monti eroda voti al Pdl. Ma è un rischio, visto che con Monti il Pd potrebbe allearsi dopo il voto. E infatti l'immancabile Enrico Letta lancia il suo ponte quotidiano, annunciando la candidatura del moderatissimo professor Carlo dell'Aringa - era nella rosa dei ministri di Monti al posto dell'ineffabile Fornero: «L'avversario da battere è il populismo di Grillo e Berlusconi. Con Monti sarà una competizione leale».
Dalla squadra del Pd in prima battuta non replica il laburista Stefano Fassina - plebiscitato dal voto delle primarie a Roma - ma l'ex vicedirettore del Corsera, Massimo Mucchetti, candidato nelle liste democratiche: «Promettere di abbassare di un punto le tasse è un ottimo proposito, ma non un pensiero da Nobel. L'importante è spiegare come si finanzia quest'operazione, altrimenti è solo demagogia», dichiara alla romana Radio Città Futura.
Ma il professore ce l'ha proprio con il responsabile economico del Pd, e con il leader di Sel. Perché il Monti-pensiero dice che «il polo di destra e il polo di sinistra sono distinzioni che hanno avuto un significato in passato, oggi lo hanno molto meno»; e la vera sfida è fra conservatori e riformisti: come lui. «Tra chi vuole cambiare il paese e chi, come Vendola o Fassina, è a protezione delle rendite e si oppone al cambiamento». E i due sono «conservatori» perché «vogliono conservare, per nobili motivi, un mondo del lavoro cristallizzato, iper protetto rispetto ad altri paesi. Io sono un riformista, un riformista estremo». Anche lì, vedasi legge Fornero. Stavolta Fassina replica: «Per i livelli di reddito di coloro che ne entrano a far parte, la lista Monti somiglia sempre più alla lista Rotary», quanto alle riforme «porta avanti una linea che assomiglia a quella del partito popolare europeo, che vede nella svalutazione del lavoro, la maniera per tornare a crescere». Riformista sì, ma non su tutto, ammette ancora il premier: «Sui temi a valenza etica che sono importanti ma fanno meno parte dell'urgenza sulla quale si costituisce la coalizione vorremmo lasciare più spazio alle coscienze e al parlamento». Quindi, «ferma una rigorosissima tutela della dignità della persona e della vita, non vedremo questi temi al centro del programma».
Berlusconi replica: «Non è credibile», «il voto dato al 'centrino' va a vantaggio di Bersani e di Vendola. Agli elettori che avessero il desiderio di dare il voto al centrino dico: diano il voto direttamente al Pd». Poi corregge: «Il nostro avversario è sempre e comunque quel partito che viene dall'ideologia comunista». Replica Monti: «Berlusconi mi confonde sul piano logico. Mi ha accusato di non occuparmi di famiglia, ma in altri momenti mi ha generosamente offerto di guidare i moderati».
Bersani, dicevamo, per ora si gode il battibecco e il risultato delle sue primarie per il parlamento. Provando a comporre le immancabili polemiche sulle liste, che saranno votate dalla direzione di martedì. Ma intanto riceve l'avvertimento di Casini: «Berlusconi non è più un'alternativa credibile. La vera sfida è tra la sinistra e l'area della responsabilità, tra Bersani-Vendola e Monti». E quanto a Bersani, non sarà premier «senza la maggioranza alla Camera e al Senato».
Dalla squadra del Pd in prima battuta non replica il laburista Stefano Fassina - plebiscitato dal voto delle primarie a Roma - ma l'ex vicedirettore del Corsera, Massimo Mucchetti, candidato nelle liste democratiche: «Promettere di abbassare di un punto le tasse è un ottimo proposito, ma non un pensiero da Nobel. L'importante è spiegare come si finanzia quest'operazione, altrimenti è solo demagogia», dichiara alla romana Radio Città Futura.
Ma il professore ce l'ha proprio con il responsabile economico del Pd, e con il leader di Sel. Perché il Monti-pensiero dice che «il polo di destra e il polo di sinistra sono distinzioni che hanno avuto un significato in passato, oggi lo hanno molto meno»; e la vera sfida è fra conservatori e riformisti: come lui. «Tra chi vuole cambiare il paese e chi, come Vendola o Fassina, è a protezione delle rendite e si oppone al cambiamento». E i due sono «conservatori» perché «vogliono conservare, per nobili motivi, un mondo del lavoro cristallizzato, iper protetto rispetto ad altri paesi. Io sono un riformista, un riformista estremo». Anche lì, vedasi legge Fornero. Stavolta Fassina replica: «Per i livelli di reddito di coloro che ne entrano a far parte, la lista Monti somiglia sempre più alla lista Rotary», quanto alle riforme «porta avanti una linea che assomiglia a quella del partito popolare europeo, che vede nella svalutazione del lavoro, la maniera per tornare a crescere». Riformista sì, ma non su tutto, ammette ancora il premier: «Sui temi a valenza etica che sono importanti ma fanno meno parte dell'urgenza sulla quale si costituisce la coalizione vorremmo lasciare più spazio alle coscienze e al parlamento». Quindi, «ferma una rigorosissima tutela della dignità della persona e della vita, non vedremo questi temi al centro del programma».
Berlusconi replica: «Non è credibile», «il voto dato al 'centrino' va a vantaggio di Bersani e di Vendola. Agli elettori che avessero il desiderio di dare il voto al centrino dico: diano il voto direttamente al Pd». Poi corregge: «Il nostro avversario è sempre e comunque quel partito che viene dall'ideologia comunista». Replica Monti: «Berlusconi mi confonde sul piano logico. Mi ha accusato di non occuparmi di famiglia, ma in altri momenti mi ha generosamente offerto di guidare i moderati».
Bersani, dicevamo, per ora si gode il battibecco e il risultato delle sue primarie per il parlamento. Provando a comporre le immancabili polemiche sulle liste, che saranno votate dalla direzione di martedì. Ma intanto riceve l'avvertimento di Casini: «Berlusconi non è più un'alternativa credibile. La vera sfida è tra la sinistra e l'area della responsabilità, tra Bersani-Vendola e Monti». E quanto a Bersani, non sarà premier «senza la maggioranza alla Camera e al Senato».





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