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CAPITALE & LAVORO - capitale&lavoro
Finalmente una vittoria
contro il colosso Ikea
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ANTONIO SCIOTTO
09.01.2013
Dopo due mesi di lotta, reintegrati a Piacenza i 9 facchini sospesi a seguito delle proteste contro la multinazionale del mobile svedese. I lavoratori non sono dipendenti diretti, ma appaltati alle coop.

ANTONIO SCIOTTO - 09.01.2013
Si erano beccati perfino le manganellate della polizia, il 2 novembre scorso, quando erano stati caricati al presidio davanti ai magazzini Ikea di Piacenza. Ma gli addetti al facchinaggio non si sono arresi, e dopo oltre due mesi di lotte hanno ottenuto il reintegro di 9 lavoratori sospesi dalle cooperative in appalto di cui sono dipendenti. L'accordo è stato siglato due sere fa con la mediazione del Comune, anche se i sindacalisti del SiCobas, che hanno gestito la vertenza, precisano che la mobilitazione non si fermerà fino a quando le condizioni di lavoro non torneranno «normali». E sì, perché seppure il committente sia la «civilissima» svedese Ikea, sembra che gli addetti alla logistica - il 90% extracomunitari - si siano trovati a lavorare in condizioni pessime e con salari da fame: il sindacato, coloritamente, parla di «semischiavismo».
I facchini - cioè i lavoratori che materialmente mobilitano la merce, ad esempio dai camion ai magazzini - non sono alle dirette dipendenze di Ikea, ma sono contrattualizzati da un consorzio di cooperative, la Cgs, aderente a Confcooperative. La gran parte di loro, circa 9 su 10, sono provenienti da altri paesi: marocchini, egiziani, algerini, tra gli altri. Alcuni avevano lamentato nei mesi scorsi orari molto pesanti (oltre i limiti per un lavoro già pesante di per sè) mentre altri, perlopiù quelli che cominciavano a sindacalizzarsi, si vedevano progressivamente ridotti gli orari, fino a percepire buste paga molto basse, intorno ai 400 euro al mese.
Una situazione insostenibile, che ha fatto scattare le proteste e i presidi, rilanciate mediaticamente grazie al nome prestigioso - Ikea, appunto - del committente. Gruppo che spesso si fregia di rispettare l'ambiente e le regole civili di convivenza: basti pensare ai tanti posti macchina riservati ai disabili nei parcheggi degli store, alle campagne dal sapore ecologista nei ristoranti interni e lungo le corsie di mobili e suppellettili, o alla ormai celebre pubblicità che «sdoganava» gli acquisti anche per le coppie gay. Quella che, a tutto merito della multinazionale, fu attaccata dall'allora sottosegretario Carlo Giovanardi.
Ma evidentemente, per quanto progressiste, sono campagne che non bastano a conquistarsi la simpatia dei clienti, se poi nei magazzini - con l'intermediazione di alcune cooperative di appalto - gli addetti a spostare i mobili vengono sfruttati e malpagati.
Piacenza è un nodo logistico strategico, per la sua posizione geografica, e a un certo punto le cooperative, dopo le proteste e le manganellate, avevano addirittura minacciato di licenziare oltre un centinaio di facchini su un totale di circa 300. In modo da far ritornare l'ordine e far marciare il polo di nuovo al massimo. Poi però si sono limitate a «sospendere» dal lavoro 9 iscritti al SiCobas, perché licenziare oltre cento persone in un momento di crisi così pesante avrebbe creato la rivoluzione.
Eppure, anche i 9 «reprobi» hanno saputo accendere la miccia, e le proteste non si sono fermate, fino alla vittoria di ieri. A fianco del SiCobas si sono schierati gli studenti e attivisti del Network antagonista di Piacenza, oltre a Rifondazione comunista.
«Abbiamo sostenuto le lotte dei lavoratori insieme a tanti altri cittadini, anche il giorno delle manganellate da parte della polizia - spiega il segretario del Prc regionale, Nando Mainardi - Il terreno, per così dire, era "fertile" perché l'anno scorso nel settore facchinaggio avevamo già affrontato la vertenza della Tnt, dove le cooperative allora coinvolte pagavano i lavoratori per l'80% in nero».
Interessante notare che mentre le cooperative che operano per Ikea appartengono a un consorzio storico - la Cgs, appunto - che ha anche altri committenti nella logistica, quelle della Tnt erano invece sorte praticamente ad hoc.
Su un altro fronte i sindacati confederali, che non hanno partecipato ai presidi e hanno preferito la via più soft degli accordi con la controparte. «Abbiamo creato una commissione paritetica, con tre componenti sindacali e tre delle cooperative - spiegano Gianluca Zilocchi, della Cgil di Piacenza, e Claudio Chiesa, della Filt Cgil - Verranno così monitorate le condizioni di lavoro e l'applicazione del contratto nazionale».
 
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