sabato 16 febbraio 2013
indice
FRANCIA
03.02.2013 ANNA MARIA MERLO
ISRAELE
25.01.2013 MICHELE GIORGIO
ALGERIA
19.01.2013 REDAZIONE
COMMENTO
18.01.2013 GIULIANA SGRENA
MONDO
18.01.2013 ANNA MARIA MERLO
GOVERNO
17.01.2013 CARLO LANIA
PARIGI
16.01.2013 ANNA MARIA MERLO
SIRIA
14.01.2013 MICHELE GIORGIO
EDITORIALE
14.01.2013 GIAN PAOLO CALCHI NOVATI
USA
07.01.2013 LUCA CELADA
EDITORIALE
02.01.2013 IGNACIO RAMONET
INDIA
28.12.2012 Ma. Fo.
MONTI BIS
28.12.2012 Emanuele Giordana
AFGHANISTAN
27.12.2012 Emanuele Giordana
INDIA
20.12.2012 Paola Desai
CATALOGNA
20.12.2012 Luca Tancredi Barone
COMMENTO
18.12.2012 Mauro Palma
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa testo su due colonne testo su una colonna ingrandisci testo riduci testo reset testo
COMMENTO - mondo
Memorie divise
i commenti stanno arrivando ...
il modulo di invio sta arrivando ...

GIULIANA SGRENA - 18.01.2013
GIULIANA SGRENA
18.01.2013
La guerra la terrorismo ha scatenato la prima guerra postcoloniale in Africa. Una guerra che aprirà nuove ferite difficilmente rimarginabili, con i massacri che sta già producendo.
Per la prima volta la potenza colonizzatrice (Francia) e il paese colonizzato(l'Algeria) si trovano schierati sullo stesso fronte. È un fatto inedito: i due paesi non solo stanno dalla stessa parte ma l'Algeria ha garantito lo spazio aereo ai caccia francesi che vanno a bombardare gli islamisti (e i civili) nel nord del Mali. La colonizzazione francese in Algeria è stata una delle più lunghe (132 anni) e atroci, così come drammaticamente sanguinosa (1 milione e mezzo di morti) è stata la guerra di liberazione algerina durata sette anni (1954-1962). Una colonizzazione che ha sempre pregiudicato i rapporti tra i due paesi. Finora.
Il presidente Hollande nella sua campagna elettorale e dopo la sua elezione aveva mostrato particolare interesse alle relazioni con l'Algeria, visitata alla fine di dicembre. Allora aveva parlato di «memorie diverse mada rispettare» anche se non aveva fatto autocritica per massacri e torture. Ma evidentemente quella visita aveva posto le basi per la guerra in Mali. Nonostante l'Algeria si fosse sempre dichiarata contraria a una internazionalizzazione del conflitto e favorevole al dialogo sponsorizzato dal Burkina Faso.
Una guerra che ha esposto più l'Algeria della Francia, pur minacciata
dagli islamisti di Ansar Eddine. L'Algeria è un obiettivo più vulnerabile con i suoi 6.000 chilometri di confine desertico con il Mali e 982 con la Libia.
Del resto l'attività dei jihadisti in Mali è stata il prolungamento della guerra libica che ha portato alla caduta di Gheddafi. Non a caso l'attacco alle fonti energetiche algerine - base petrolifera di Tinguentourine e campi di gas di In Amenas - è avvenuto proprio ai confini con la Libia. Il gruppo Moulathamines (firmatari con il sangue, legati ad al Qaeda), che ha rivendicato l'attacco chiede la fine della guerra in Mali. E per raggiungere l'obiettivo ha colpito due dei
sostenitori dei francesi: gli algerini e i britannici, attraverso le due compagnie petrolifere Sonatrach e British petroleum. Naturalmente l'effetto più dirompente è sull'Algeria che vede riproporsi lo spettro della minaccia islamista sui pozzi petroliferi, la principale risorsa del paese, dove sono impegnati anche molti stranieri.
A riavvicinare i nemici storici (Francia e Algeria) è stata proprio la lotta al terrorismo, che negli anni 90 aveva invece diviso l'Algeria dai difensori dell'islamismo politico europei. Dopo l'11 settembre la situazione è cambiata: l'occidente ha scoperto il terrorismo islamico e tutti i musulmani sono diventati potenziali terroristi. Allora è cominciata la lotta al terrorismo con la quale si giustificano guerre (Afghanistan, Iraq, Mali) e violazioni di convenzioni internazionali
e dei diritti umani (Guantanamo, Baghram, etc.). Ma il terrorismo non si vince con le armi: in Algeria è stata la resistenza delle forze democratiche (soprattutto le donne) a sconfiggere psicologicamente i terroristi. Poi il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika con la legge del perdono (concordia nazionale) ha reintegrato i terroristi che hanno deposto le armi, gli altri sono andati a costituire Al Qaida nel Maghreb islamico, che ha le proprie basi nel Sahel e soprattutto in Mali.
Qui è stata prima strumentalizzata la lotta per l'indipendenza dei tuareg, finché il Movimento nazionale di liberazione dell'Azawad non ha sancito la rottura con gli islamisti che hanno preso il sopravvento nell'occupazione del nord del paese. Il nord del Mali è diventato il centro di smistamentodi armi e droga, oltre che di riscatti degli ostaggi.
Il business degli ostaggi è la principale fonte di finanziamento del gruppo guidato da Mokhtar bel Mokhtar, nato a Ghardaia nel centro dell'Algeria, che grazie al suo impegno per il jihad ha reclutato mujahidin afghani e vari jihadisti libici. L'«imprendibile» ha dato una legittimità alla propria attivitàcriminale prendendo il nome dell'eroe della lotta anticoloniale libica. La Francia e i suoi sostenitori, con il miraggio dell'uranio e altre materie prime, rischiano di impantanarsi in una nuova palude. E l'Algeria di vedere risorgere quel terrorismo che la «legge del perdono» aveva solo sopito permettendo ai terroristi di sfruttare il loro bottino di guerra. Gli irriducibili si sono rifugiati in Mali ma la guerra potrebbe costringerli ad attraversare nuovamente la frontiera.
 
 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
 in edicola
sabato 15 diceMbre
 
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
 
 
In edicola
da giovedì 13 dicembre
GANGBANG
40 anni
tradotti in fumetti
 IN VENDITA NELLO STORE
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
PROGRAMMI

 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it