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STATE IN CAMPANIA
Esclusione pericolosa
la minaccia di Cosentino
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Berlusconi ascolta più i sondaggi che il cuore. «Nick l'americano» domani torna a processo, sacrificato per coerenza con la bocciatura di Marcello Dell'Utri. Stavolta il Cavaliere rischia L'ex coordinatore va fuori dalla lista
ANDREA FABOZZI - 22.01.2013
Ieri pomeriggio la protezione civile ha diffuso un'allerta meteo per la Campania: temporali in arrivo. Nel frattempo, a palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi si era piegato ad Angelino Alfano e ai sondaggi, non in quest'ordine. Ripescato nella notte tra domenica e lunedì, nella tarda mattinata di ieri Nicola Cosentino è uscito definitivamente dalla lista del Pdl. Doveva essere al senato, terzo dopo Berlusconi e il coordinatore campano Nitto Palma. Proprio l'uomo scelto per dare la ufficiale e tragica comunicazione all'escluso. Cosentino, però, non si è fatto trovare. Mancavano a quel punto poche ore alle otto di sera, termine ultimo per la presentazione delle liste. E si è scatenato il temporale.
Nelle mani di Cosentino, infatti, restavano le accettazioni alla candidatura di tutti i suoi fedelissimi, senza le quali le liste del Pdl al senato e in Campania 2 erano incomplete. Ore di panico tra Roma, Napoli e Caserta: si diffonde la notizia che Cosentino è «scappato con le liste». Telefona anche Berlusconi, viene fuori che il gemello politico di Cosentino, Luigi Cesaro (l'ex presidente della provincia di Napoli, dimessosi proprio per potersi candidare al parlamento) è stato invece salvato. Tradimento o riduzione del danno? Sta di fatto che tutti gli altri componenti del gruppo campano impresentabili, tutti nei guai con la giustizia, Milanese, Papa e Landolfi, sono fuori. Cosentino resta irraggiungibile fino a sera, ma tutto quello che poteva minacciare pubblicamente lo ha già minacciato. In primis una mossa che dovrebbe venirgli facile: far cadere la giunta regionale del nemico giurato Stefano Caldoro. L'escluso parlerà oggi: ha convocato una conferenza stampa a Napoli. E potrebbe parlare anche domani, quando a Santa Maria Capua Vetere comincerà il secondo processo a suo carico.
È accusato di corruzione e reimpiego di capitali con l'aggravante della finalità mafiosa. Nell'altro processo deve rispondere di concorso esterno in associazione camorristica. Ci sono poi altre due inchieste che lo riguardano, quelle sui casi noti come P3 e P4, in particolare è sospettato di aver organizzato una diffamazione ai danni proprio di Caldoro, per scongiurarne la candidatura a governatore. Cosentino non è un politico con i guanti bianchi, e così ieri pomeriggio, mentre non si faceva trovare, nel Pdl hanno subito pensato al peggio. Nitto Palma, ex ministro della giustizia, ha scaricato tutte le responsabilità sul «vertice romano», cioè su Berlusconi e Alfano. Alfano ha definito «giusta» la scelta di non candidarlo, ma ha prontamente aggiunto che il partito crede nella sua innocenza. Caldoro ha cercato di vincere con stile: «Cosentino non è un mostro...».
È (era) di certo l'uomo di maggior potere nel centrodestra campano. Da 17 anni in parlamento, è stato dal 2005 il coordinatore del partito, dopo aver strappato la leadership ai berlusconiani della prima ora, i fratelli Martusciello. I casertani hanno comandato sui napoletani per sette anni, poi Cosentino si è dimesso l'anno scorso, ma solo dopo aver incassato il secondo salvacondotto parlamentare. Le due richieste di arresto, una delle quali confermata meno di un mese fa con la motivazione che la campagna elettorale per Cosentino può rappresentare «l'oggettiva occasione» per «nuove iniziative illecite» (voto di scambio), torneranno di attualità una volta eletti i nuovi deputati. Cosentino senza immunità parlamentare dovrà quasi certamente subire la carcerazione preventiva.
Secondo la versione di Nitto Palma, ieri pomeriggio Cosentino, infine rintracciato a Caserta, ha consegnato spontaneamente le liste e tutto è andato per il meglio, solo con un po' di affanno finale. In realtà nel pomeriggio tra i candidati al senato del Pdl si è diffuso il panico, tutti sono stati richiamati a firmare un nuovo modulo di accettazione delle candidature. Con scene surreali di aspiranti senatori mischiati al casting del programma Mediaset Uomini e donne, nello stesso albergo di fronte alla stazione di piazza Garibaldi a Napoli. Nitto Palma e mezzo stato maggiore del Pdl sono poi corsi in corte d'Appello per depositare la lista, un minuto prima della chiusura: su quei fogli c'era ancora in nome di Cosentino ma senza la firma di accettazione. È da invalidare, cosi sale al terzo posto Alessandra Mussolini.
La lista del senato è rimasta monca. Priva soprattutto del maggiore collettore di voti, per capirlo basta riguardare i risultati delle elezioni del 2008, che in Campania erano andate molto bene per il Pdl. A un 48% su base regionale del partito di Berlusconi, corrispose allora un 53% della provincia di Caserta e addirittura un 70% nei popolosi comuni di diretta influenza cosentiniana come Casale, San Cipriano e Villa Literno. A tutto questo Berlusconi ha deciso di rinunciare. In Campania, che con i suoi 16 senatori in palio per il vincitore sarà decisiva per la maggioranza, torna a puntare tutto su se stesso.
Nelle mani di Cosentino, infatti, restavano le accettazioni alla candidatura di tutti i suoi fedelissimi, senza le quali le liste del Pdl al senato e in Campania 2 erano incomplete. Ore di panico tra Roma, Napoli e Caserta: si diffonde la notizia che Cosentino è «scappato con le liste». Telefona anche Berlusconi, viene fuori che il gemello politico di Cosentino, Luigi Cesaro (l'ex presidente della provincia di Napoli, dimessosi proprio per potersi candidare al parlamento) è stato invece salvato. Tradimento o riduzione del danno? Sta di fatto che tutti gli altri componenti del gruppo campano impresentabili, tutti nei guai con la giustizia, Milanese, Papa e Landolfi, sono fuori. Cosentino resta irraggiungibile fino a sera, ma tutto quello che poteva minacciare pubblicamente lo ha già minacciato. In primis una mossa che dovrebbe venirgli facile: far cadere la giunta regionale del nemico giurato Stefano Caldoro. L'escluso parlerà oggi: ha convocato una conferenza stampa a Napoli. E potrebbe parlare anche domani, quando a Santa Maria Capua Vetere comincerà il secondo processo a suo carico.
È accusato di corruzione e reimpiego di capitali con l'aggravante della finalità mafiosa. Nell'altro processo deve rispondere di concorso esterno in associazione camorristica. Ci sono poi altre due inchieste che lo riguardano, quelle sui casi noti come P3 e P4, in particolare è sospettato di aver organizzato una diffamazione ai danni proprio di Caldoro, per scongiurarne la candidatura a governatore. Cosentino non è un politico con i guanti bianchi, e così ieri pomeriggio, mentre non si faceva trovare, nel Pdl hanno subito pensato al peggio. Nitto Palma, ex ministro della giustizia, ha scaricato tutte le responsabilità sul «vertice romano», cioè su Berlusconi e Alfano. Alfano ha definito «giusta» la scelta di non candidarlo, ma ha prontamente aggiunto che il partito crede nella sua innocenza. Caldoro ha cercato di vincere con stile: «Cosentino non è un mostro...».
È (era) di certo l'uomo di maggior potere nel centrodestra campano. Da 17 anni in parlamento, è stato dal 2005 il coordinatore del partito, dopo aver strappato la leadership ai berlusconiani della prima ora, i fratelli Martusciello. I casertani hanno comandato sui napoletani per sette anni, poi Cosentino si è dimesso l'anno scorso, ma solo dopo aver incassato il secondo salvacondotto parlamentare. Le due richieste di arresto, una delle quali confermata meno di un mese fa con la motivazione che la campagna elettorale per Cosentino può rappresentare «l'oggettiva occasione» per «nuove iniziative illecite» (voto di scambio), torneranno di attualità una volta eletti i nuovi deputati. Cosentino senza immunità parlamentare dovrà quasi certamente subire la carcerazione preventiva.
Secondo la versione di Nitto Palma, ieri pomeriggio Cosentino, infine rintracciato a Caserta, ha consegnato spontaneamente le liste e tutto è andato per il meglio, solo con un po' di affanno finale. In realtà nel pomeriggio tra i candidati al senato del Pdl si è diffuso il panico, tutti sono stati richiamati a firmare un nuovo modulo di accettazione delle candidature. Con scene surreali di aspiranti senatori mischiati al casting del programma Mediaset Uomini e donne, nello stesso albergo di fronte alla stazione di piazza Garibaldi a Napoli. Nitto Palma e mezzo stato maggiore del Pdl sono poi corsi in corte d'Appello per depositare la lista, un minuto prima della chiusura: su quei fogli c'era ancora in nome di Cosentino ma senza la firma di accettazione. È da invalidare, cosi sale al terzo posto Alessandra Mussolini.
La lista del senato è rimasta monca. Priva soprattutto del maggiore collettore di voti, per capirlo basta riguardare i risultati delle elezioni del 2008, che in Campania erano andate molto bene per il Pdl. A un 48% su base regionale del partito di Berlusconi, corrispose allora un 53% della provincia di Caserta e addirittura un 70% nei popolosi comuni di diretta influenza cosentiniana come Casale, San Cipriano e Villa Literno. A tutto questo Berlusconi ha deciso di rinunciare. In Campania, che con i suoi 16 senatori in palio per il vincitore sarà decisiva per la maggioranza, torna a puntare tutto su se stesso.





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