sabato 16 febbraio 2013
indice
FRANCIA
03.02.2013 ANNA MARIA MERLO
ISRAELE
25.01.2013 MICHELE GIORGIO
ALGERIA
19.01.2013 REDAZIONE
COMMENTO
18.01.2013 GIULIANA SGRENA
MONDO
18.01.2013 ANNA MARIA MERLO
GOVERNO
17.01.2013 CARLO LANIA
PARIGI
16.01.2013 ANNA MARIA MERLO
SIRIA
14.01.2013 MICHELE GIORGIO
EDITORIALE
14.01.2013 GIAN PAOLO CALCHI NOVATI
USA
07.01.2013 LUCA CELADA
EDITORIALE
02.01.2013 IGNACIO RAMONET
INDIA
28.12.2012 Ma. Fo.
MONTI BIS
28.12.2012 Emanuele Giordana
AFGHANISTAN
27.12.2012 Emanuele Giordana
INDIA
20.12.2012 Paola Desai
CATALOGNA
20.12.2012 Luca Tancredi Barone
COMMENTO
18.12.2012 Mauro Palma
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa testo su due colonne testo su una colonna ingrandisci testo riduci testo reset testo
ISRAELE - mondo
A destra verso il nuovo governo
i commenti stanno arrivando ...
il modulo di invio sta arrivando ...
MICHELE GIORGIO
25.01.2013
Mentre prova a formare una coalizione governativa, il primo ministro Netanyahu ha già messo in cima al programma la «soluzione» del nucleare iraniano. Lapid ha affermato subito che non farà mai parte di uno schieramento con la palestinese Hanin Zoubi

MICHELE GIORGIO - 25.01.2013
La politica è fatta di cose concrete e fanno sorridere gli analisti, non solo israeliani, che si sono affannati dopo il voto 22 gennaio a raccontare il «pareggio» alla Knesset tra un (presunto) blocco di centrosinistra e quello nazionalista - 60 a 60 - dopo il successo ottenuto dal «centrista» Yair Lapid con il suo "Yesh Atid" (19 seggi) e la vittoria di Pirro conseguita dal listone Likud-Beitenu guidato dal premier Netanyahu. Lapid, affermando subito che non farà mai parte di uno schieramento con la palestinese Hanin Zoubi (la deputata del partito arabo Tajammo da tre anni sotto pressione per aver partecipato alla Freedom Flotilla per Gaza), ha meso in chiaro che in Israele non esiste un centrosinistra. Il campo nazionalista in realtà include anche i centristi e le sua instabilità è dovuta solo alle rivalità tra i leader di tanti, troppi partiti.
Lapid, figlio dello scomparso Tommy Lapid, politico noto per un forte orientamento antiarabo, ha già fatto sapere che è pronto ad entrare nella coalizione che proverà a formare Netanyahu. Coalizione di cui potrebbe far parte Naftali Bennett - che ieri ha ricevuto una telefonata da Netanyahu -, leader dei nazionalisti religiosi di Habayit HaYehudi (i voti degli israeliani all'estero hanno regalato a questo partito un 12esimo seggio) schierato contro lo Stato palestinese e l'evacuazione anche di una sola colonia ebraica. Uno schieramento che già mette insieme 62 deputati sui 120 della Knesset e che con l'aggiunta di un quarto partito, magari proprio uno di quelli religiosi ortodossi tanto dileggiati da Lapid, darebbe a Netanyahu il via libera per la formazione del nuovo governo, del quale il primo ministro ha illustrato, appena chiuse le urne, il primo punto del programma: "soluzione" della questione del nucleare iraniano.
Il secondo punto lo ha annunciato ieri il ministro degli esteri Avigdor Lieberman. In continuità con quello in carica, il prossimo governo israeliano non congelerà le costruzioni negli insediamenti colonici nei Territori palestinesi occupati. All'avvertimento lanciato due giorni fa dal ministro palestinese Riad al Malki: «Se Israele non abbandonerà l'intenzione di costruire case per coloni nel corridoio E1 (a Est di Gerusalemme, ndr), lo Stato di Palestina presenterà denuncia di fronte alla Corte Penale Internazionale dell'Aja», il ministro degli esteri israeliano ha replicato «Non accetteremo nessun diktat sulla questione del congelamento. Non vi sarà un congelamento, non a Gerusalemme, non in Giudea o Samaria (la Cisgiordania, ndr)». Il congelamento delle costruzioni negli insediamenti colonici è considerato dai palestinesi essenziale per la ripresa dei negoziati, ma Israele respinge questa richiesta e afferma di voler riprendere i negoziati senza precondizioni, ossia continuando a costruire liberamente nei territori del futuro Stato di Palestina. Ieri la polizia israeliana ha anche fermato per diverse ore a Gerusalemme il ministro palestinese dei lavori pubblici Ziyad Abu Ain e il vice ministro dell'informazione Mahmoud Khalideh.
A questa politica del pugno di ferro che non è destinata a cambiare con il nuovo governo Netanyahu, il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen intende rispondere invitando in Cisgiordania una serie di esponenti politici israeliani, con i quali discutere dei nodi del conflitto e delle possibili soluzioni. «Inviteremo i leader dei partiti israeliani, specie quelli più nuovi, per discutere di accordi futuri», ha annunciato ieri Yasser Abed Rabbo, un consigliere del presidente. Gli inviti dovrebbero partire in tempi stretti, prima della formazione del nuovo governo israeliano. Abu Mazen sarebbe rimasto impressionato dall'invito lanciato da Yair Lapid ad un dialogo più «serio» con i palestinesi. Non tiene in considerazione però che Lapid ha dedicato al conflitto in Medio Oriente una percentuale irrisoria della sua campagna elettorale, tutta dedicata ai temi sociali, al sostegno alla classe media israeliana rovinata dal carovita e a puntare l'indice contro l'assistenza ai religiosi ultraortodossi. Il presidente palestinese evidentemente attribuisce visioni più centriste di quelle reali ai nuovi leader politici israeliani che in politica estera non hanno visioni tanto diverse da quelle di Netanyahu.
 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
 in edicola
sabato 15 diceMbre
 
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
 
 
In edicola
da giovedì 13 dicembre
GANGBANG
40 anni
tradotti in fumetti
 IN VENDITA NELLO STORE
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
PROGRAMMI

 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it