mercoledì 18 settembre 2013
indice
MODENA
30.08.2013 Silvia Parmeggiani
progetto FORI
06.08.2013 Vezio De Lucia
progetto fori
05.08.2013 Antonello Sotgia, Rossella Marchini
Stella rossa
01.07.2013 Andrea Capocci
Fori Imperiali
13.06.2013 Paolo Berdini
PRIVACY
12.06.2013 Benedetto Vecchi
8 MARZO
07.03.2013 Elena Caruso
SAGGI
18.02.2013 GUIDO LIGUORI
LIBRI
03.02.2013 FRANCESCA LAZZARATO
CULTURA
19.12.2012 Tonino Cafeo
MUSICA
13.12.2012 Marco Boccitto
RIO DE JANEIRO
06.12.2012 ARIANNA DI GENOVA
COMMENTO
23.11.2012 Alessandro Portelli
ANTIFASCISMO
13.11.2012 Alessandro Portelli
ROMA
29.10.2012 Samir Hassan
POLTRONE
19.10.2012 Arianna Di Genova
REGGIO EMILIA
17.10.2012 Silvia Parmeggiani
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa testo su due colonne testo su una colonna ingrandisci testo riduci testo reset testo
SCHIERAMENTI - cultura
Dove sta Zola?
i commenti stanno arrivando ...
il modulo di invio sta arrivando ...

GIOVANNI DE LUNA - 17.02.2013
GIOVANNI DE LUNA
17.02.2013
Nel 1894, il capitano francese di origini ebraiche, Alfred Dreyfus, fu condannato per alto tradimento alla deportazione a vita. Accusato di essere una spia al soldo dei tedeschi, Dreyfus era innocente. Contro di lui fu ordita una congiura avallata dal ministro della guerra e dalle alte gerarchie militari, sostenuta da una virulenta campagna di stampa. Di fronte a un'opinione pubblica largamente colpevolista, un pugno di intellettuali si impegnò strenuamente per dimostrare la falsità delle accuse. Nacque così il «caso Dreyfus», i cui lineamenti essenziali sono stati ora riproposti in un libro di Agnese Silvestri (Il caso Dreyfus e la nascita dell'intellettuale moderno, Franco Angeli, 2012 ), che offre una buona occasione per riflettere sull'affaire anche alla luce del dibattito politico-intellettuale nell' Italia di oggi.
I francesi chiamano failles, fratture, quelle fasi della loro storia in cui ci si divide in due diverse "idee" della Francia. È stato così per lo scontro tra la Francia di Vichy e di Pétain e quella della Resistenza e di De Gaulle, è stato così per la guerra d'Algeria ed è stato così, soprattutto, per il caso Dreyfus, quando il dibattito tra dreyfusardi e antidreyfusardi investì proprio le questioni ultime dei valori repubblicani e della cittadinanza.
Particolarmente significativo fu il modo in cui gli intellettuali schierati con Dreyfus interpretarono lo scontro tra politica e cultura. Fu la politica, sensibile agli umori di una Francia maggioritaria e fortemente antisemita, a volere infatti la condanna dell'ebreo Dreyfus e a proporre un'idea di cittadinanza fondata sulla "razza"; e fu la cultura a battersi per una Francia erede dei diritti e delle tradizioni repubblicane scaturite dalla grande Rivoluzione. «Cercate di capire che una sola pagina scritta da un grande scrittore è più importante per l'umanità di un intero anno della vostra agitazione da formicaio. Voi fate la storia, è vero, ma noi la facciamo con voi e a un livello superiore perché è tramite noi che essa rimane», scrisse allora Emile Zola. In questa orgogliosa rivendicazione del ruolo degli intellettuali nella società, Zola si spinse più avanti di tutti e il suo j'accuse (una serrata requisitoria contro la macchinazione del potere che aveva colpito Dreyfus) fu un urlo quasi eccessivo nella sua foga, animato da un'indignazione che lo rese difficile da gestire perfino da parte degli intellettuali del suo stesso schieramento.
Nella polemica si fronteggiarono infatti anche due diversi stili di comunicazione; a una "rappresentazione" della realtà dai toni accesi e affollata da stereotipi a sfondo razziale degli antidreyfusardi, gli altri opposero un discorso il più possibile ancorato ai fatti, alla fredda disanima delle carte processuali che evidenziavano l'impostura, a una logica razionale che cercava di sottrarsi alla presa emotiva del vittimismo, «il dreyfusista lacrimevole, che non sapeva fare altro che compatire la vittima, mi infastidiva» scrisse allora Jules Benda. CONTINUA|PAGINA3
Ma l'aspetto che colpisce di più l'osservatore italiano è che, pure nel calore dello scontro, i dreyfusardi non si sentivano estremisti, contestatori dell'ordine costituito, ma anzi i custodi dei valori autentici dell'identità francese, patriottismo compreso. Dreyfus stesso, al momento della degradazione seguita alla condanna, gridò più volte «Vive la France!».
In questo senso si può dire che l'Italia non abbia mai avuto un caso Dreyfus. A scontrarsi, nel nostro passato novecentesco, sono sempre stati modelli di identità nazionale irriducibilmente contrapposti; è stato così quando il fascismo costrinse i suoi oppositori a considerarsi un'"altra" Italia o quando, nella lotta al comunismo, si delinearono progetti di Stato e di società assolutamente inconciliabili.
Quanto all'Italia di oggi, anche da noi le ragioni della cultura sembrano contrapporsi frontalmente a quelle della politica. In questi venti anni di egemonia berlusconiana, nella loro maggioranza gli intellettuali italiani si sono impegnati nel contrastare la rappresentazione della realtà elaborata dal potere politico; a una "narrazione" dai toni favolistici e compiaciuti si è opposto un discorso il più possibile ancorato ai fatti, soprattutto quando la crisi economica ha messo a nudo l'illusorietà dei meccanismi mitologici su cui si fondava la macchina propagandistica della politica. Tutto questo ha molto a che fare con lo scontro tra dreyfusardi e antidreyfusardi, tranne che per un elemento non secondario: non c'è Zola. E non ci sono neanche Sciascia o Pasolini , con la loro capacità di rompere gli schemi, di rimescolare concetti e schieramenti, di proporsi come figure coraggiosamente isolate anche nei confronti dei loro colleghi e amici.
I dreyfusardi bastarono a se stessi e costrinsero la politica a capitolare. Gli intellettuali italiani, invece, non sono riusciti a mobilitare direttamente l'opinione pubblica e quando hanno cercato di darsi una veste politica (penso, ad esempio, all'esperienza dei "girotondi"), le loro istanze si sono sempre afflosciate su se stesse. Refrattari ai richiami dell'antipolitica e del populismo, non sono stati però in grado di avviare quelle grandi "campagne" di opinione che costituiscono l'humus della cittadinanza democratica, mostrando una complessiva riluttanza a riproporre gli "eccessi" di Zola, il suo coraggio dell'anticonformismo. È come se il sentirsi tutti dalla stessa parte, tutti impegnati nel contrastare il berlusconismo, abbia provocato una loro chiusura, un'interpretazione del proprio ruolo che alla fine ne ha impedito il proporsi come una realtà autonoma, alternativa alla politica.
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it