invia per email
ricerca nella sezione attualità
utility
invia per email
ricerca
stampa
testo su due colonne
testo su una colonna
ingrandisci testo
riduci testo
reset testo
CINEMA
-
visioni
Parole soffocate dal dogma
i commenti stanno arrivando ...
il modulo di invio sta arrivando ...
Nelle sale Mea Maxima Culpa: silenzio nella casa di Dio, gli abusi sessuali dei preti e il potere ecclesiastico. Alex Gibney, partendo dal caso di pedofilia nell'Isituto per ragazzi sordi nel Wisconsin, disegna una fitta trama di omertà
Cristina Piccino - 20.03.2013
Terry è un bimbetto sparuto quando arriva alla St.John School for the Deaf, la scuola per i ragazzini sordi a Milwaukee, nel Wisconsin. Come altri piccoli allievi è felice di varcare la soglia di quell'edificio imponente ove ad accoglierli c'è la statua dal sorriso dolce di Gesù. Lì infatti trova nuovi amici, ragazzi sordi come lui, ma soprattutto con le suore e i preti che vi lavorano può imparare il linguaggio dei gesti che gli permette di non essere più isolato dal resto del mondo. Il riferimento per tutti gli allievi, maschi e femmine, è padre Lawrence Murphy. È un maestro, un amico, un padre sempre pronto a ascoltarli, a donargli preziosi consigli. Padre Murphy che lavora all'istituto dal 1950, e ne diventerà il direttore, cela però dietro a quella sua aria bonaria, da fanciullo del seminario, una feroce attitudine all'abuso. Violenta sistematicamente i ragazzi, e con particolare accanimento i più deboili, quelli le cui famiglie non hanno gli strumenti culturali e linguistici per comunicare con loro i senza la mediazione del sacerdote stesso. Li costringe a fare sesso con lui nel confessionale, li umilia obbligandoli a masturbarsi. E a loro volta, i suoi pupilli quando crescono esercitano sugli altri la stessa violenza.
Uno di loro, ormai coi capelli bianchi, ricorda la nausea e la vergogna dopo i primi rapporti, e la rassegnazione sviluppata quasi come un antidoto verso gli abusi pensando solo a diplomarsi e a andare via. Gary Smith era tra i favoriti del prete che lo obbligava a dormire con lui ogni notte quando portava il suo gruppo di «eletti» con sé sulle rive del lago, nello chalet di proprietà.
Possibile che le suore non sapessero nulla? Domanda retorica, ma appunto siamo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, e ancora più che oggi l'idea di una perfezione legata ai preti, di una loro superiorità su tutti gli esseri umani garantita dal sacerdozio, dall'esercizio dei sacramenti, è profondamente radicata.
I ragazzi però cominciano a ribellarsi. Se la loro vita è compromessa, ci vorranno anni di terapia per raggiungere la capacità di ricordare i sentimenti archiviati in angoli della loro mente, vogliono proteggere da padre Murphy e da quelli come lui gli altri. .
A denunciare il prete cominciano in verità già nel 1974, distribuendo volantini in cui mettono in guardia la gente dalle sue azioni. «Entrava di notte nel dormitorio come un lupo» racconta Terry Kohut che con lo psuedonimo di John Doe 16 renderà pubblica la vicenda in una serie di lettere inviate anche al vaticano, ovviamente tutte senza risposta.
Anche Gary Smith intraprende un'azione giudiziaria, negli anni 70, ed è una delle prime cause civili negli Stati uniti per abuso contro un prete, ma approfittando della sua buona fede le suore gli fanno firmare delle carte in cui rinuncia scusandosi.
A cercare di agire contro Murphy c'era stato prima un altro prete capitato nell'istituto in sua assenza, a cui i ragazzi avevano confidato le loro pene. Pure lui era stato messo in un angolo. Murphy è potente, il vescovo locale non vuole lo scandalo e meno che mai lo vogliono a Roma nelle alte sfere ecclesiatiche. Così anche quando nel 74 Murphy è rimosso dall'incarico di direttore dell'istituto, continuerà a occuparsi degli alunni e della raccolta di fondi.
Alex Gibney, premio Oscar per Taxi to the Dark Side, è cattolico anche se oggi dice di essersi allontanato dalla religione organizzata. Conosce perciò il sistema delle chiesa per esperienza diretta, vi è stato educato e ne ha in qualche modo assunto i paradigmi. Dal punto di vista strettamente cinematografico Mea Maxima culpa: Silenzio nella casa di Dio poteva rilasciare una detonazione più forte, concentrandosi sul caso di padre Murphy e sui sopravvissuti alle sue violenze, su ciò che è stata la loro vita dopo, in famiglia, nei rapporti sociali, sentimentali, professionali. Gibney sceglie invece la cifra dell'accumulazione, al caso Murphy ne unisce altri come quello dell'assatanato prete irlandese Tony Walsh con passione per le canzoni di Presley che violenta centinaia di ragazzini e viene arrestato dallo stato irlandese. Solo allora papa Giovanni Paolo II lo sospende dal sacerdozio.
La forza del film però, che arriva in sala oggi (distribuisce Feltrinelli Real Cinema, l'uscita in dvd è prevista per il 18 aprile) all'indomani dell'elezione del nuovo papa Francesco I è quella di dispiegare con chiarezza, e con il sostegno di voci autorevoli, vaticatisti, ex sacerdoti che oggi operano nel sostegno delle vittime dei preti pedofili, le vittime stesse, l'intera trama di un potere che sceglie l'omertà per difendere la propria esistenza. Appare più chiaro, guardando il film, anche il rapporto tra la pedofilia nella chiesa e le dimissioni di Ratzinger. Per anni, infatti, da cardinale è stato lui a gestire tutti i file sugli abusi contro i minori, un archivio pesante e pericoloso.
Non è perciò un problema del singolo, o di un paese, l'America o altri: questo «silenzio» è costitutivo nella la relazione della Chiesa col mondo, nella sua natura, nel sentimento che instaura coi proprio fedeli. Un po' come quello tra vittime e carnefici, verso le sue Murphy - e probabilmente gli altri - faceva leva sulla debolezza del sentimento e sulla fragilità di un handicap. Questo potere che autoassolve Gibney lo disegna con lucidità soffocante, senza darci risposte. Nei silenzi impenetrabili delle mura vaticane non c'è accesso alle sue domande. Che però rimangono lì, come le nostre, con le loro contraddizioni sempre più abissali.
Uno di loro, ormai coi capelli bianchi, ricorda la nausea e la vergogna dopo i primi rapporti, e la rassegnazione sviluppata quasi come un antidoto verso gli abusi pensando solo a diplomarsi e a andare via. Gary Smith era tra i favoriti del prete che lo obbligava a dormire con lui ogni notte quando portava il suo gruppo di «eletti» con sé sulle rive del lago, nello chalet di proprietà.
Possibile che le suore non sapessero nulla? Domanda retorica, ma appunto siamo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, e ancora più che oggi l'idea di una perfezione legata ai preti, di una loro superiorità su tutti gli esseri umani garantita dal sacerdozio, dall'esercizio dei sacramenti, è profondamente radicata.
I ragazzi però cominciano a ribellarsi. Se la loro vita è compromessa, ci vorranno anni di terapia per raggiungere la capacità di ricordare i sentimenti archiviati in angoli della loro mente, vogliono proteggere da padre Murphy e da quelli come lui gli altri. .
A denunciare il prete cominciano in verità già nel 1974, distribuendo volantini in cui mettono in guardia la gente dalle sue azioni. «Entrava di notte nel dormitorio come un lupo» racconta Terry Kohut che con lo psuedonimo di John Doe 16 renderà pubblica la vicenda in una serie di lettere inviate anche al vaticano, ovviamente tutte senza risposta.
Anche Gary Smith intraprende un'azione giudiziaria, negli anni 70, ed è una delle prime cause civili negli Stati uniti per abuso contro un prete, ma approfittando della sua buona fede le suore gli fanno firmare delle carte in cui rinuncia scusandosi.
A cercare di agire contro Murphy c'era stato prima un altro prete capitato nell'istituto in sua assenza, a cui i ragazzi avevano confidato le loro pene. Pure lui era stato messo in un angolo. Murphy è potente, il vescovo locale non vuole lo scandalo e meno che mai lo vogliono a Roma nelle alte sfere ecclesiatiche. Così anche quando nel 74 Murphy è rimosso dall'incarico di direttore dell'istituto, continuerà a occuparsi degli alunni e della raccolta di fondi.
Alex Gibney, premio Oscar per Taxi to the Dark Side, è cattolico anche se oggi dice di essersi allontanato dalla religione organizzata. Conosce perciò il sistema delle chiesa per esperienza diretta, vi è stato educato e ne ha in qualche modo assunto i paradigmi. Dal punto di vista strettamente cinematografico Mea Maxima culpa: Silenzio nella casa di Dio poteva rilasciare una detonazione più forte, concentrandosi sul caso di padre Murphy e sui sopravvissuti alle sue violenze, su ciò che è stata la loro vita dopo, in famiglia, nei rapporti sociali, sentimentali, professionali. Gibney sceglie invece la cifra dell'accumulazione, al caso Murphy ne unisce altri come quello dell'assatanato prete irlandese Tony Walsh con passione per le canzoni di Presley che violenta centinaia di ragazzini e viene arrestato dallo stato irlandese. Solo allora papa Giovanni Paolo II lo sospende dal sacerdozio.
La forza del film però, che arriva in sala oggi (distribuisce Feltrinelli Real Cinema, l'uscita in dvd è prevista per il 18 aprile) all'indomani dell'elezione del nuovo papa Francesco I è quella di dispiegare con chiarezza, e con il sostegno di voci autorevoli, vaticatisti, ex sacerdoti che oggi operano nel sostegno delle vittime dei preti pedofili, le vittime stesse, l'intera trama di un potere che sceglie l'omertà per difendere la propria esistenza. Appare più chiaro, guardando il film, anche il rapporto tra la pedofilia nella chiesa e le dimissioni di Ratzinger. Per anni, infatti, da cardinale è stato lui a gestire tutti i file sugli abusi contro i minori, un archivio pesante e pericoloso.
Non è perciò un problema del singolo, o di un paese, l'America o altri: questo «silenzio» è costitutivo nella la relazione della Chiesa col mondo, nella sua natura, nel sentimento che instaura coi proprio fedeli. Un po' come quello tra vittime e carnefici, verso le sue Murphy - e probabilmente gli altri - faceva leva sulla debolezza del sentimento e sulla fragilità di un handicap. Questo potere che autoassolve Gibney lo disegna con lucidità soffocante, senza darci risposte. Nei silenzi impenetrabili delle mura vaticane non c'è accesso alle sue domande. Che però rimangono lì, come le nostre, con le loro contraddizioni sempre più abissali.




• 