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alias - italia, visioni
La leggenda di Cervo bianco,
il pellerossa che truffò il fascismo
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Nel numero di Alias di sabato 27 aprile, l’incredibile storia italiana del capo pellerossa Cervo Bianco. Beppe Leonetti su White Elk sta realizzando un documentario
 

Luciano Del Sette - 26.04.2013
Luciano Del Sette
26.04.2013
Il 1924 è un anno cruciale per il fascismo. Dopo la Marcia su Roma, il governo si trova già in difficoltà, tra la crisi economica e le elezioni vinte grazie ai brogli e alle intimidazioni. Al malcontento generale si aggiunge, in giugno, il rapimento del capo dell’opposizione, Giacomo Matteotti. Le indagini giornalistiche puntano il dito contro Mussolini. È in questo clima che il governo decide di evolversi in un regime. Ricominciano le violenze di strada, varate leggi che limitano la libertà di stampa, arrestati gli oppositori.
 
Giugno 1924. Arriva il Cervo Bianco!
L’Italia strozzata e spaventata, viene “distratta” nel giugno 1924 da una notizia curiosa: l’arrivo a Trieste del famoso Principe Pellerossa Chief White Elk, Cervo Bianco. Reduce da una tournée internazionale, White Elk è cantante, ballerino e attore; dice di aver recitato in molti film con Rodolfo Valentino, e di essere capo di una tribù di 30mila indiani. Ospite di due contesse austriache che gli finanziano il soggiorno, vuole intraprendere un viaggio in Italia per realizzare il suo sogno: stabilire un’alleanza tra i pellerossa americani e quelli che lui chiama i “pellerossa italiani”: i fascisti. I rotocalchi seguono ogni suo movimento: gli incontri con i più alti dignitari del fascismo, i bagni di folla. Sono in migliaia a scrivergli lettere ammirate, chiedendo aiuti economici, offrendosi come assistenti, amanti. White Elk è esattamente come i lettori dei romanzi di Salgari e gli spettatori dei primi film western immaginano un capo indiano: bello, forte, temerario. Per la durata di un’estate e di un autunno, quell’affascinante personaggio aiuta l’Italia a dimenticare le sue disgrazie, e il fascismo a glissare sulle proprie malefatte. Ma il vortice di onori e di successi termina bruscamente a Torino...
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
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Le «maschiette»
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Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

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