mercoledì 18 settembre 2013
indice
Riva Acciaio
17.09.2013 Ernesto Milanesi
editoria
16.09.2013 il cda del manifesto
LOTTE OPERAIE
16.09.2013 Erri De Luca
SBARCHI
16.09.2013 Fulvio Vassallo Paleologo
COSTA CONCORDIA
16.09.2013 Arianna Di Genova
SCUOLA
13.09.2013 Giuseppe Caliceti
CORTE COSTITUZIONALE
13.09.2013 Andrea Fabozzi
FERROVIE
13.09.2013 Eleonora Martini
SCANDALI
12.09.2013 Silvio Messinetti
musica
12.09.2013 Francesca Angeleri
NoTav
12.09.2013 Massimo Zucchetti
ILVA
12.09.2013 Alessandro Leogrande
costituzione
11.09.2013 Andrea Fabozzi
Femminicidio
11.09.2013 Luisa Betti
sinistra
11.09.2013 Daniela Preziosi
DECADENZA
10.09.2013 Massimo Villone
sinistra
10.09.2013 Daniela Preziosi
SBILANCIAMOCI
09.09.2013 Angelo Mastrandrea
cinema
09.09.2013 Cristina Piccino
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa testo su due colonne testo su una colonna ingrandisci testo riduci testo reset testo
MANIFESTO - italia, media
Un buon compleanno
i commenti stanno arrivando ...
il modulo di invio sta arrivando ...
Matteo Bartocci
29.04.2013
Care lettrici, cari lettori, sono passati poco più di 100 giorni dall'inizio della nuova cooperativa del manifesto e abbiamo avuto pochissimo tempo per ragionare con voi su quello che ci/vi aspetta

Matteo Bartocci - 29.04.2013
Care lettrici, cari lettori, sono passati poco più di 100 giorni dall'inizio della nuova cooperativa del manifesto e abbiamo avuto pochissimo tempo per ragionare con voi su quello che ci/vi aspetta. Molte cose sono state fatte (a tempo di record) ma molte altre restano ancora da fare. Questo 42mo compleanno, per una volta, è però un anniversario felice. Perché tre mesi fa il manifesto aveva cessato le pubblicazioni, la vecchia cooperativa liquidata, e il 31 dicembre non sapevamo nemmeno se avremmo avuto la carta per stampare il 1 gennaio.
Abbiamo litigato, discusso molto, ragionato tanto e lavorato come non mai, ma alla fine, cioè all'inizio, siamo qua.
In un paese in cui chiudono 43 imprese al giorno, il manifesto è riuscito nel miracolo di non perdere con voi neanche un giorno in edicola. Una piccola-grande storia di resistenza, politica ed editoriale, avvenuta nel punto più basso della storia della sinistra e all'interno della crisi economica più devastante da cento anni in qua. Il manifesto, come si vede, ha una sua forza che va al di là dei singoli che lo mandano in pagina ogni giorno. La sua forza siete voi. E il filo rosso che lega ormai quattro generazioni che animano queste pagine corsare. Altro che «rottamazione» e «parricidi». Questa testata ha superato cataclismi e traversie inimmaginabili: dalla bomba in redazione del 2000 fino al fallimento economico. Abbiamo attraversato la prima Repubblica e siamo sopravvissuti al crollo dei partiti di massa, Dc e Pci, che hanno fondato questo paese. Riuscendo a essere protagonisti in questi vent'anni di berlusconismo e anti-berlusconismo militanti. Oggi ci affacciamo all'ignoto con la consapevolezza che si tratta di un nuovo inizio.
Il 26 marzo scorso il cda della «manifesto spa», la società che avevamo creato negli anni '90 e che possiede la testata, ha ratificato a maggioranza il subentro della nuova cooperativa nella pubblicazione del giornale. Attualmente paghiamo alla spa un affitto (abnorme) di 26mila euro al mese (quasi mille euro a numero) per un antico contratto valido fino alla fine del 2023. È uno sforzo economico notevole, che rende difficili investimenti che sono necessari al giornale e rinviati da anni per la montagna di debiti che avevamo accumulato.
Tuttavia ci siamo. Siamo partiti senza un euro in tasca e oggi il manifesto dà lavoro a decine di collaboratori straordinari e a circa 40 persone tra giornalisti e poligrafici. Senza padroni né padrini. Tutti membri della cooperativa storica. Che dopo due anni di cassa integrazione ancora aspettano dalla liquidazione il Tfr e diversi stipendi arretrati.
Contrariamente alla propaganda interessata che circola dappertutto, andremo avanti fino al 2014 senza ricevere i fondi dell'editoria, vivendo soltanto su vendite e abbonamenti. Come potete capire, è un'impresa titanica. Le vendite sono vicine alle 15mila copie e gli abbonamenti digitali e postali superano le 4mila unità. Non bastano: dobbiamo arrivare almeno a 20mila copie complessive. Un traguardo che sembra impossibile nel crollo generale della carta stampata. Eppure, il governo che si prepara non mancherà di offrire molte frecce all'arco del manifesto.
Dal 29 gennaio abbiamo ridotto il formato di qualche centimetro e cambiato la rotativa. Una scelta che ci consente un importante risparmio economico ma impone tempi di chiusura del giornale molto stretti (e che non sempre riusciamo a rispettare mettendo a dura prova la pazienza dei tipografi e di voi lettori, che a volte non ci trovate in edicola per i ritardi nella distribuzione). Faremo meglio.
Dal 22 aprile, come sapete, abbiamo lanciato il manifesto edizione iPad, il primo «nuovo» prodotto del manifesto da diversi anni a questa parte. È una scommessa bellissima ma economicamente molto rischiosa (i ricavi sono infinitamente più bassi dell'edicola e degli abbonamenti web). Soprattutto, è la scelta di portare il manifesto anche a un pubblico diverso, più ampio, potenzialmente mondiale. Non vogliamo rimanere in una trincea identitaria ma uscire all'aperto, sfidando alla pari imprese molto più grandi di noi. L'essenziale è invisibile agli occhi e sotto il manifesto iPad c'è un sistema editoriale che, se l'esperimento Apple avrà successo, ci consentirà di raggiungervi su qualunque dispositivo e ovunque voi siate.
Il prossimo passo, molto più importante, sarà il sito Internet, che deve diventare la seconda gamba del giornale in edicola ma che con i nostri pochi mezzi economici va ricostruito con enorme saggezza e competenza. Contemporaneamente, dovremo ripensare Alias e migliorare l'edizione italiana di Le Monde Diplomatique.
La redazione di un giornale politico come il manifesto non è mai stata un pranzo di gala. I segni delle difficoltà che abbiamo attraversato sono visibili. Le cicatrici, in questo grande collettivo radical-familiare, non sono ancora del tutto rimarginate.
Ma non è finita. Di fronte a ciascuno di noi e a tutti voi c'è la sfida più grande di tutte: ricomprare la testata dalla liquidazione mettendola in sicurezza una volta per tutte. A febbraio abbiamo attivato presso Banca Etica un conto corrente dedicato a questa sottoscrizione, la più importante delle tante che abbiamo attivato in 42 anni (Banca Etica, Iban: IT 09 Q 05018 03200 000 000 155812, bic CCR TI T2T 84A, intestato a «il nuovo manifesto società cooperativa editrice»).
I lavoratori del manifesto contribuiscono con 300 euro al mese (quasi un quinto dello stipendio) a questo obiettivo. Sottoscrivete. Ogni euro è decisivo per un'impresa che sarebbe storica (e di insegnamento anche al resto della sinistra). A questa sottoscrizione vogliamo affiancare dei certificati di deposito di Banca Etica (una sorta di Btp) che garantiscano - non solo finanziariamente ma anche editorialmente e politicamente - l'acquisto della testata. Vi daranno un modesto tasso di interesse e potranno durare due o tre anni, i dettagli li stiamo ancora definendo e ne daremo conto appena pronti. Ma sono soldi che restano di chi li investe - non vanno a fondo perduto - e che consentono il prestito necessario al riacquisto della testata. Serve un milione di euro, cioè almeno cinquanta persone per 20.000 euro. I «manifesto bond» sono l'unico investimento «etico» in un giornale libero. L'inverno sta arrivando e la sinistra ha bisogno della sua casa. Tutti insieme, è tempo di costruirla davvero.
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it