mercoledì 18 settembre 2013
indice
GRECIA
17.09.2013 Argiris Panagopoulos
Riva Acciaio
17.09.2013 Ernesto Milanesi
editoria
16.09.2013 il cda del manifesto
LOTTE OPERAIE
16.09.2013 Erri De Luca
SBARCHI
16.09.2013 Fulvio Vassallo Paleologo
COSTA CONCORDIA
16.09.2013 Arianna Di Genova
SCUOLA
13.09.2013 Giuseppe Caliceti
CORTE COSTITUZIONALE
13.09.2013 Andrea Fabozzi
FERROVIE
13.09.2013 Eleonora Martini
SCANDALI
12.09.2013 Silvio Messinetti
musica
12.09.2013 Francesca Angeleri
NoTav
12.09.2013 Massimo Zucchetti
ILVA
12.09.2013 Alessandro Leogrande
costituzione
11.09.2013 Andrea Fabozzi
Femminicidio
11.09.2013 Luisa Betti
sinistra
11.09.2013 Daniela Preziosi
previdenza
10.09.2013 Sergio Cesaratto
DECADENZA
10.09.2013 Massimo Villone
sinistra
10.09.2013 Daniela Preziosi
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa testo su due colonne testo su una colonna ingrandisci testo riduci testo reset testo
PRECARI - italia, capitale&lavoro
Tutti addosso alla Fornero
i commenti stanno arrivando ...
il modulo di invio sta arrivando ...
Antonio Sciotto
07.05.2013
Il governo intende rivedere i contratti a termine dando carta bianca alle imprese, autorizzando rapporti «usa e getta». I dubbi e le critiche della Cgil. La risposta alla crisi? È la solita: precarietà

Antonio Sciotto - 07.05.2013
Il presidente del consiglio Enrico Letta l'ha indicata come chiara priorità per rilanciare l'occupazione: riformare la riforma Fornero (bisticcio di parole voluto) potrebbe indurre le imprese a tornare ad assumere. Uno dei principali «difetti» imputati alla legge voluta dalla ex ministra del Lavoro, è la modifica delle pause che intercorrono tra un contratto a termine e l'altro: gli intervalli sono stati dilatati, da 10 giorni a 60 giorni per i contratti di durata fino a sei mesi; e da 20 giorni a 90 per quelli superiori ai sei mesi. Questo lasso maggiorato, secondo Fornero avrebbe dovuto spingere le imprese a evitare gli abusi (magari assumendo i lavoratori di cui non potevano fare a meno troppo a lungo), ma in realtà ha spinto a un vero e proprio «usa e getta», con l'assunzione di nuove persone nel periodo di stacco e la conseguente incertezza maggiore del posto per il precedente contrattista.
Proprio in questi giorni i ministeri guidati da Fabrizio Saccomanni (Economia) ed Enrico Giovannini (Lavoro) stanno contattando più o meno informalmente le parti sociali per saggiare la disponibilità a una riforma veloce e condivisa. Concertata, insomma.
In particolare, Letta vorrebbe riabbreviare le pause tra un contratto e l'altro, ma anche agire sul cosiddetto «causalone», ovvero l'apposizione di una motivazione per l'accensione del contratto, che la riforma Fornero aveva eliminato per il primo contratto, di fatto così liberalizzandone l'utilizzo. Il presidente del consiglio, adesso, vorrebbe eliminare le causali anche per i contratti successivi: magari non per tutti, ma perlomeno per il secondo e il terzo. Così da «facilitare» le imprese.
Ancora, si vuole eliminare l'aggravio di costo (l'1,4% in più di contributi, indirizzati al finanziamento dell'Aspi) imposto sempre da Fornero alle imprese che stipulano contratti a termine. C'è anche da dire che questa norma non è poi così «malvagia» come sembra: in quanto non solo, alzando i costi, spinge a farli stipulare quando veramente ce n'è bisogno (e non solo per l'«usa e getta») e poi prevede anche la possibilità del rimborso fino a 6 mesi nel caso di stabilizzazione del precario.
Infatti la Cgil, già a partire da questo ultimo punto, si dice contraria. «Secondo noi l'1,4% è stato un'ottima scelta: le aziende peraltro, se assumono a tempo indeterminato il lavoratore al quinto mese, non hanno praticamente nessun aggravio, perché viene rimborsato tutto. E se lo fanno dopo 8 mesi, hanno il rimborso di 6». A esprimersi per la Cgil è Claudio Treves, del Dipartimento Politiche Attive del Lavoro, tra i sindacalisti più esperti in questo campo e di solito presente ai tavoli che discutono leggi e riforme.
Non a caso, questa maggiore imposta è stata avversata dalla Confindustria. Che invece (manco a dirlo) ha tifato per la rimozione della causale dal primo contratto a termine: «Siccome la Direttiva Ue che riguarda i rapporti a termine dice che devi giustificarne l'utilizzo, soprattutto per i contratti successivi al primo, hanno sostenuto al tavolo che quindi per il primo si poteva rimuovere - spiega Treves, ricostruendo quello che avvenne ai tempi di Fornero - Noi della Cgil eravamo contrari alla rimozione della causa anche dal primo contratto, e siamo assolutamente contrari a "liberalizzare" quelli successivi. Non solo si violerebbe la Direttiva Ue, ma sarebbe il far west, peraltro inutile: non è la causale e frenare le aziende. Oggi non si assume perché manca la domanda». Insomma, si userebbe l'emergenza crisi per giustificare nuovi colpi di mano "precarizzanti".
Allo stesso modo, conclude il sindacalista della Cgil, «temo sia irrilevante tornare indietro sulle pause tra i contratti: tantopiù per il fatto che grazie a un accordo tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria avevamo ottenuto, nel successivo decreto Passera, una modifica che permette agli accordi di secondo livello di rimodulare quegli intervalli a piacimento. Perché è proprio in azienda, e con le Rsu, che si discute meglio di organizzazione. E magari si riescono anche a spuntare delle stabilizzazioni». 
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it