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crisi - mondo, capitale&lavoro
E in Argentina aumentano le imprese recuperate
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Riccardo Troisi *
20.05.2013
l fenomeno del recupero delle aziende inizia con la crisi economica del 2001 ma prosegue per la cattiva gestione degli imprenditori. Sono oltre 700, numerose le coop. Pubblicata una guida

Riccardo Troisi * - 20.05.2013
A differenza delle diverse esperienze di economia alternativa nate in Argentina durante il periodo della crisi dei primi anni duemila (treque, mercati solidali, mense popolari etc.), spazzate via dalla crescita degli ultimi anni, le imprese recuperate hanno resistito. La conferma di questa presenza nel tessuto economico del paese, arriva dal nuovo rapporto «Terza guida ai prodotti e servizi delle imprese recuperate e autogestite argentine», pubblicato dal ministero del lavoro argentino.
I dati dimostrano non solo una permanenza di queste esperienze nella società argentina, ma anche una forte crescita. Nella prima edizione della guida nel 2005 erano state censite 87 imprese recuperate, già nel 2007 si era arrivati a 137 e in questa ultima edizione (2012) ne sono state documentate 323. In realtà, non tutte le imprese sarebbero state inserite. Spiega Franca Ventura, coordinatrice del progetto di mappatura: «Dalla fine dell'ultimo rilevamento relativo alla pubblicazione ad oggi siamo arrivati a individuarne oltre 700 imprese recuperate a livello nazionale». «Il fenomeno delle imprese recuperate ha inizio nel 2001 e nel 2002 con la crisi economica - commenta Eduardo Montes, vicepresidente dell'Unión Productiva de Empresas Autogestionadas - ma oggi che non c'è più la crisi si continuano a recuperare imprese soprattutto per la cattiva gestione degli imprenditori». Del resto sono numerosi gli imprenditori che hanno investito in fallimentari speculazioni finanziarie internazionali, a cause delle quali sono stati costretti a chiudere molte attività.
Le imprese segnalate nella guida sono state suddivise in 31 categorie produttive. I settori nei quali operano il maggior numero di imprese sono il settore metallurgico, quello alimentare, il tessile e l'edilizia. Tra i prodotti maggiormente realizzati ci sono componenti industriali e manufatti pronti per la vendita. Il 60% di queste imprese opera nella provincia di Buenos Aires, soprattutto nell'area metropolitana, altre nella zona di Córdoba y Santa Fe. Queste realtà stanno permettendo a più di 25 mila persone di lavorare, come ha ricordato la Confederación Nacional de Cooperativas de Trabajo (Cnct): una novità importante, rispetto alle prime esperienze, è il coinvolgimento di imprese che hanno anche 500 lavoratori. Molte delle imprese hanno assunto la forma della cooperativa.
Nella ricerca si è evidenziato che, nonostante ci siano state delle difficoltà iniziali, queste imprese hanno cominciato a mettersi in rete o a stabilire accordi con altre imprese pubbliche e private, per cercare di assicurarsi una stabilità e una sostenibilità economica. Secondo Federico Tonarelli, presidente della Federazione argentina delle cooperative di lavoratori autorganizzati (Facta), questi dieci anni di lavoro dimostrano che le imprese recuperate «sono un modello di gestione imprenditoriale in mano ai lavoratori assolutamente possibile, realizzabile, e sostenibile nel tempo».
Un elemento ancora assente nelle guida e, più in generale, nel dibattito sulle esperienze di autogestione del lavoro è il tema della sostenibilità ambientale. Se si analizzano i processi produttivi e le filiere di prodotto utilizzate da diverse di queste imprese, si ritrovano spesso modalità di inquinamento tradizionali e in diversi casi modelli produttivi dannosi sia per le comunità che per i lavoratori. Una delle sfide per il futuro sarà dunque cercare di dare risposte su questo tema: l'economia pubblica deve essere capace di favorire con adeguate risorse una «conversione ecologica» della produzione, oggi impensabile se fosse soltanto a carico di queste realtà. Una conversione ecologica richiede una sensibilità particolare: per questo è importante avviare processi di informazione, inventare e sperimentare soluzioni tecnologiche che trasformino realmente la situazione esistente in ogni territorio, adottare incentivi e sostegno per la protezione ecologica. Di certo, resta poco tempo per avviare questi processi: sarà dunque fondamentale una collaborazione internazionale sempre più intensa tra lavoratori, movimenti e imprese recuperate.
 
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