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ambiente - italia, ambiente
Mare al veleno a Porto Torres,
«a giudizio dirigenti Eni e Vinyls»
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Costantino Cossu
03.06.2013
Chiesto il rinvio a giudizio per quattro manager delle società Syndial (Gruppo Eni), Sasol Italia e Ineos Vinyls Italia. Sono accusati di avvelenamento colposo del mare di La Marinella e disastro ambientale colposo

Costantino Cossu - 03.06.2013
A conclusione delle indagini sulle società Syndial (Gruppo Eni), Sasol Italia e Ineos Vinyls Italia, la procura della Repubblica di Sassari ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro manager: Gianfranco Righi (rappresentante legale Syndial all'epoca dei fatti cui si riferiscono le indagini), Guido Safran (rappresentante legale Sasol), Diego Carmello e Francesco Maria Apeddu (rispettivamente rappresentante legale e direttore dello stabilimento Ineos), tutti imputati di avvelenamento colposo del mare di La Marinella (la zona costiera, a Porto Torres, che sta davanti agli stabilimenti), di disastro ambientale colposo e della violazione delle norme che stabiliscono quali sostanze possano essere smaltite attraverso gli scarichi industriali. Qualche anno fa, in una precedente inchiesta, il pm Michele Incani aveva ipotizzato che i dirigenti Syndial, Ineos e Vynils avessero volutamente avvelenato il mare e quindi aveva contestato loro reati dolosi, da Corte d'assise. Ma un vizio procedurale aveva fatto saltare tutto. Il nuovo titolare dell'inchiesta, Paolo Piras, ha seguito un'altra strada, accusando i quattro manager di reati colposi: una differenza di pena massima, in caso di condanna, che sfiora i quindici anni.
La procura ha basato la decisione di rinviare a giudizio Righi, Safran, Carmello e Apeddu anche sui risultati di una perizia affidata a cinque esperti. I quali, sulla base di una lunga serie di esami effettuati sulle acque del mare di Porto Torres, hanno stabilito che l'area attorno agli impianti è avvelenata da concentrazioni di benzene 90mila volte superiori alla soglia di contaminazione consentita dalle norme vigenti. Una situazione nota, dicono i periti nominati dal magistrato, da dodici anni, «senza che nel frattempo siano state messe in atto - si legge nella relazione presentata alla procura - misure di messa in sicurezza adeguate». L'area sulla quale sorge lo stabilimento è avvelenata dal 1997, «e non fu oggetto all'epoca né successivamente - scrivono i periti - di alcun risanamento. Con la conseguenza che le acque sotterranee provenienti dalle falde e quelle piovane, filtrando nei terreni inquinati, continuano a svolgere la loro opera di estrazione, trasportando a mare la parte di inquinanti progressivamente rimasta nel suolo». Insomma, nonostante ufficialmente l'area sia sotto bonifica, con una gestione degli interventi affidata alla Syndial (Eni), di fatto pochissimo è stato fatto, e in mare continuano ad arrivare, secondo i consulenti della procura, non solo benzene, ma anche altri veleni: cadmio, mercurio, pcb (policlorobifenile), rame, zinco e cianuri.
I movimenti che si battono contro l'inquinamento ambientale e contro lo strapotere dei signori dell'energia, hanno inviato una petizione al presidente della Regione Sardegna per chiedere l'immediato avvio delle bonifiche in tutte le aree avvelenate, non solo a Porto Torres: «Nell'isola - si legge nel documento - le industrie inquinanti da oltre cinquant'anni devastano il territorio, compromettendo ambiente e salute in nome di un profitto per pochi. Gli imprenditori, dopo aver usufruito di fiumi di finanziamenti pubblici destinati a creare benessere per i territori, oggi, con la delocalizzazione verso altre sedi dove sono garantiti nuovi vantaggi finanziari, maggior profitto e luoghi vergini da devastare, abbandonano l'isola, lasciandola impoverita e inquinata dopo aver violato le norme ambientali».
Prosegue la petizione: «Sulcis e Porto Torres (siti riconosciuti dalla normativa per le bonifiche tra quelli di interesse nazionale, perché in queste aree l'elevato inquinamento delle falde, dei suoli, dei fiumi, del mare e dell'aria mettono quotidianamente a rischio la salute di chi ci abita) sono le aree inquinate più vaste d'Italia. Tuttavia si insiste con una politica scellerata di aiuti di stato e di accordi con le aziende per continuare ad alimentare le fabbriche dei veleni. A Porto Torres e nel Sulcis la situazione non è diversa, e per certi aspetti anche peggiore, rispetto a quella di altre realtà, come Taranto, dove sono scattate le manette per disastro ambientale, associazione a delinquere e concussione. Che cosa si aspetta per la Sardegna?».
 
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