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Nordest - italia, sociale
La lunga marcia per il lavoro
dei piccoli imprenditori in crisi
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Maurizio Cecconi, Giusi Marcante
14.06.2013
A piedi da Treviso a Roma per denunciare lo «scandalo» dei suicidi. Un cammino di 576 km nell'Italia in recessione, dove tra Equitalia, banche voraci e nuove povertà chiudono tre grandi aziende al mese

Maurizio Cecconi, Giusi Marcante - 14.06.2013

Hanno percorso 576 chilometri a piedi, dalla provincia di Treviso a Roma, attraversando il Veneto, il ferrarese, Ravenna, l'appennino tosco emiliano, la provincia di Perugia e Orte, in una marcia iniziata il 19 maggio e che si è conclusa solo ieri. Non ce l'hanno fatta ad incontrare il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha però fatto pervenire un messaggio di vicinanza e interesse. Ma sono riusciti ad assistere all'udienza di papa Francesco dopo che erano stati fermati dalla Polizia e trattenuti tre ore in questura perché erano entrati in piazza San Pietro con i cartelli che hanno portato con sé per tutta la marcia.
Roberto Sepulcri, Ronaldo e Sandro Fornasier, Loris Trentin, Mauro Colombera, sono gli artigiani e liberi professionisti, ora senza impresa e senza lavoro, che hanno voluto intraprendere questo cammino contro i suicidi di chi non ce la fa più a causa della crisi e dei debiti che schiacciano. «Non ci fermeremo qui - racconta Sepulcri al cellulare mentre sta tornando da Roma, finalmente in macchina - vogliamo continuare la nostra opera di sensibilizzazione e speriamo di incontrare prima o poi il capo dello Stato». L'obiettivo di queste persone è fermare la piaga dei suicidi che capiscono bene perché la stanno vivendo da vicino. Si sentono testimoni di un dramma che non vogliono più stare fermi a fronte di quello che riportano le cronache. Nessun sensazionalismo nei loro ragionamenti: «Chiaramente non tutti i suicidi sono collegati al lavoro ed è molto difficile produrre una statistica, perché non sempre vengono dichiarati. Abbiamo provato a indagare, domandando a tanti, e scoprendo che quando le difficoltà economiche divengono così grandi, il pensiero del suicidio passa per la testa di molte persone». E' successo anche a Sepuclri, imprenditore edile di 48 anni che sta vivendo un momento di enorme difficoltà: «E' venuto in mente anche a me. Un mio caro amico ha provato a suicidarsi ed è stato salvato all'ultimo minuto dalla moglie, che ha sentito cadere una sedia in camera da letto e l'ha trovato che s'impiccava. A me, forse, ha fermato l'avere la mente rivolta alla mia famiglia (ha moglie e tre figli ndr) anche se so che non è sempre un deterrente sufficiente.
Un'iniziativa, questa della marcia contro i suicidi, totalmente autogestita e senza nessun colore politico. Partendo dal trevigiano dove la Lega ha prosperato per anni e dove qualche giorno fa è crollata nelle elezioni amministrative questi imprenditori non hanno voluto «farsi dare la linea da nessuno». Negli ultimi periodi hanno visto chiudere mediamente tre grandi aziende al mese,con le inevitabili ripercussioni su tutto l'indotto dei laboratori artigiani; e lo stillicidio dei suicidi. Secondo Sepulcri nel 2013, nel suo territorio, si sono tolte la vita almeno una decina di persone, per motivi legati alla crisi economica.
Lungo il loro cammino i marciatori veneti hanno incontrato tantissime persone. Ogni tappa del viaggio è stata documentata sul blog versoromacontroisuicidi.blogspot.it, Un diario di viaggio di un'Italia accomunata da debiti, cartelle di Equitalia, angoscia, pignoramenti, rapporti difficili con le banche, prestiti che non si riescono a rimborsare. O materiale che non si riesce a vendere, come quello dell'impresa edile di Sepulcri che non riesce a chiudere l'azienda proprio perchè i suoi macchinari non trovano un compratore. «Prima di partire per la marcia ho venduto tutto l'oro di famiglia perché, essendo via un mese, non volevo che i miei avessero delle difficoltà», racconta. Nessuno della famiglia sta lavorando in questo momento, si prova a tamponare con l'orto e le galline e con il ricavo del compro oro, appunto.
E a proposito di quest'altra Italia, incontrata lungo i cinquecento chilometri di cammino, sono molti i racconti da fare. Partendo dall'accoglienza che è stata generalmente buona nella maggior parte dei comuni attraversati. Il sindaco di Bagno di Romagna che oltre ad incontrarli e ad adoperarsi per trovare un riparo notturno ha regalato loro dei vestiti perché nel comune dell'appenino tosco emiliano a fine maggio c'erano 7 gradi. La Protezione Civile di Ravenna che ha organizzato una festa in loro onore. Quella fornaia di Comacchio che ha regalato pane e pizzette, ha battuto lo scontrino e poi ha raccontato del marito che aveva tentato due volte di farla finita: la loro casa sarebbe andata all'asta pochi giorni dopo. E c'è anche chi è stato più distratto. Come il comune di San Sepolcro, in provincia di Arezzo, che li ha contattati una settimana dopo il loro passaggio chiedendo se per caso sarebbero ripassati. O come quello di Perugia dove il capo di gabinetto del sindaco li ha omaggiati di un bacio Perugina a testa e non ha mostrato grande interesse. Ma l'obiettivo è stato centrato: conoscere, discutere, parlare. Perché «non chiediamo la carità ma il lavoro».
 
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