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Governo - italia, capitale&lavoro
E presto tocca alle pensioni
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Antonio Sciotto
28.06.2013
Il ministro Giovannini: in settembre penalizzazioni per chi anticipa l'uscita. Sono gli esodati i grandi dimenticati del «pacchetto lavoro». Il titolare del Welfare: ci pensiamo dopo l'estate. Ma sono ancora tanti e senza reddito

Antonio Sciotto - 28.06.2013
All'indomani del varo del «pacchetto lavoro», mentre il presidente del consiglio Enrico Letta è a Bruxelles per il Consiglio europeo, in Italia si fanno i conti sui possibili effetti che la misura potrà generare. Innanzitutto la stima del ministro del Welfare Enrico Giovannini, che si aggiunge alla previsione di Letta, secondo il quale si potranno creare 200 mila posti di lavoro: Giovannini ha quantificato ieri in un calo del 2% la disoccupazione giovanile, quella appunto della fascia 18-29 anni, oggi al 25%.
Dati preoccupanti, soprattutto sull'indice generale della disoccupazione, sono arrivati invece dal Centro studi della Confindustria: i senza lavoro dovrebbero salire al 12,4% a fine 2013 (13,9% includendo la cig) e al 12,7% a fine 2014 (14% con la cig). Quindi, insomma, il «pacchetto» potrebbe solo rappresentare una goccia, non certo il toccasana universale. Ancora, la Confindustria vede ancora attuale la possibilità che si sfori il 3% del deficit.
Il ministro Giovannini, ieri, illustrando il nuovo decreto, ha quindi cercato di rassicurare, annunciando però che a settembre potrebbero arrivare nuove riforme, ad esempio il ritocco della legge Fornero sul tema delle pensioni. Proprio nell'ottica della creazione di nuovi posti.
«Abbiamo deciso di rinviare a settembre eventuali modifiche alla riforma delle pensioni - ha spiegato il titolare del Welfare - Non si tratta di un intervento a costo zero. Nessuno pensa a una radicale riforma perché l'ultima fatta ha stabilizzato a medio e lungo termine l'intera finanza pubblica». Inoltre «eventuali interventi di flessibilità in cambio di penalizzazioni richiedono calcoli molto complessi e in Parlamento ci sono alcune proposte, ma se l'economia non cresce non avremo pensioni adeguate in futuro».
Infine, ha ricordato il ministro su un nodo di solito piuttosto caldo, «abbiamo ancora da sistemare alcune questioni come quella degli esodati su cui siamo vicini a una stima. Ma poi ci sono anche gli esodandi e i bloccati che hanno perso il lavoro e non hanno requisiti per la pensione: a seconda di dove si tira la riga, i costi sono diversi».
Gli esodati, infatti, sono per ora tra i grandi esclusi e dimenticati dal «pacchetto»: fino all'ultimo, ancora la settimana scorsa in piazza, i sindacati avevano cercato di puntare i riflettori sulle loro storie. Sono tantissimi quelli rimasti ancora fuori dal recinto dei «salvati» (circa 120 mila persone) dei due interventi dell'allora ministra Elsa Fornero.
Ma ieri è stato ancora una volta un giorno di polemiche e attacchi all'interno della maggioranza. In particolare il Pdl, mandando avanti il falco Renato Brunetta, ha criticato pesantemente i provvedimenti varati dal governo, soprattutto sul nodo coperture; e poi, new entry nel contesto conti pubblici, sul caso - meglio dire il giallo - dei derivati.
In un'intervista al Financial Times, Brunetta ha puntato il dito sul ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni. Lo stato dei conti pubblici è «come la formula della Coca Cola - ha detto - È un segreto. C'è una totale opacità al ministero dell'Economia. Ma il capogruppo Pdl alla Camera non ha chiuso qua: «I provvedimenti sul lavoro? Pannicelli caldi - ha aggiunto - Li ho letti. Se uno ha la forza di leggerli non ne trae nessuna ispirazione positiva. Impatteranno in maniera assolutamente marginale sul mercato del lavoro». Le coperture del rinvio Iva, infine, sono una «partita di giro/raggiro». Il riferimento è ovviamente all'aumento dell'acconto Irpef-Irap e Ires di fine anno, deciso a copertura.
Sfilza di polemiche molto da gioco delle parti, visto che in realtà il Pdl, dal vicepremier Angelino Alfano in giù, anzi proprio dal patto Berlusconi-Letta della vigilia del decreto, ha ovviamente dato il via libera. E comunque Letta ha risposto netto: «Non c'è nessun aumento di tasse».
 
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