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Vaticano - italia, capitale&lavoro
Saltano le teste
per salvare lo Ior dall'inferno
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Luca Kocci
03.07.2013
Via il direttore generale dello Ior, Paolo Cipriani, e il suo vice, Massimo Tulli. Atteso nelle prossime settimane l'avviso di conclusione delle indagini avviate tre anni fa dalla Procura di Roma

Luca Kocci - 03.07.2013
«Se la tua mano ti fa commettere il male tagliala: è meglio per te entrare nella vera vita senza una mano, piuttosto che avere tutte e due le mani e andare all'inferno. Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna». Questa sentenza, una delle più radicali pronunciate dal Gesù dei Vangeli, potrebbe essere la chiave di lettura per interpretare la decisione della Santa sede di liquidare il direttore generale dello Ior, Paolo Cipriani, e il suo vice, Massimo Tulli, che lunedì hanno rassegnato le dimissioni, immediatamente accettate dal Consiglio di sovrintendenza e dalla Commissione dei cardinali che controllano la banca vaticana, chiedendo al presidente Ernst von Freyberg di assumerle ad interim.
Nelle prossime settimane, infatti, arriverà l'avviso di conclusione indagini dell'inchiesta avviata tre anni fa dalla Procura di Roma, che vede indagati per violazione delle norme antiricilaggio l'ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi - licenziato bruscamente più di un anno fa - e proprio Cipriani e Tulli: avrebbero autorizzato lo spostamento di 23 milioni di euro su una filiale tedesca della JP Morgan (20 milioni) e della Banca del Fucino (3), senza fornire le ragioni e i nominativi di chi ordinò quell'operazione, come invece prevede la legge. Contestualmente ci sarà la probabile richiesta di rinvio a giudizio. Meglio quindi amputare braccia e gambe dello Ior, prima di trovarsi direttamente invischiati in un processo assai imbarazzante. Anche se non è detto che sarà sufficiente a salvarlo dall'inferno.
La stessa situazione si è verificata per altre due inchieste che lambiscono i sacri palazzi: una sempre romana, che vede imputato Nunzio Scarano, alias "monsignor 500 euro", insieme a Giovanni Maria Zito, carabiniere ex funzionario dei servizi segreti, e un broker, Giovanni Carenzio, accusati di aver tentato di far entrare in Italia 20 milioni depositati in Svizzera dagli armatori napoletani D'Amico (che si dichiarano estranei); un'altra della Procura di Salerno, secondo cui Scarano sarebbe coinvolto in un'operazione di riciclaggio di 560mila euro attraverso un giro di contanti e assegni circolari emessi da 56 "donatori". A fine maggio Scarano viene sospeso in via cautelare dall'Apsa (l'ente che amministra il patrimonio della Santa sede), di cui era un dirigente del servizio contabilità: giusto in tempo per evitare un coinvolgimento diretto del Vaticano nell'inchiesta. Dalle prime ammissioni di Scarano - in carcere di Regina Coeli - e dalle intercettazioni sembrerebbe anche un ruolo rilevante dello Ior, dove il monsignore è titolare due conti («i soldi te li faccio partire dal Vaticano», dice Scarano a Carenzio), e un coinvolgimento di Cipriani. Nei prossimi giorni, quindi, direttore e vicedirettore dello Ior potrebbero essere tirati in ballo anche in questa inchiesta. Meglio scaricarli per farli passare da "ex".
Risulta allora più comprensibile l'intenzione di vederci più chiaro da parte di papa Bergoglio, che ha nominato come prelato dello Ior un uomo di sua fiducia, mons. Battista Ricca (direttore della Casa Santa Marta, dove il papa ha scelto di abitare) con funzioni di "ufficiale di collegamento", e la scorsa settimana ha istituito una Commissione che dovrà acquisire informazioni e documenti sull'attività della banca vaticana e informarlo costantemente: un evidente atto di sfiducia verso i vertici dello Ior, ora decapitati, in vista di un rimpasto complessivo.
Entro sabato verranno resi noti i bilanci del 2012 di Santa sede e Governatorato. Si conoscerà anche l'entità della "donazione" annuale dello Ior al papa, solitamente intorno ai 50 milioni, e si comprenderanno meglio i nuovi equilibri interni.
 
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