invia per email
ricerca nella sezione attualità
utility
invia per email
ricerca
stampa
testo su due colonne
testo su una colonna
ingrandisci testo
riduci testo
reset testo
cassazione
-
italia,
media
Lo scoop della polemica è tutto nel titolo
i commenti stanno arrivando ...
il modulo di invio sta arrivando ...
Parla Antonio Manzo, il cronista del Mattino che ha intervistato Antonio Esposito, presidente della sezione feriale della Corte di Cassazione: «Sapeva che rischiava di sollevare un vespaio ma è un uomo di coraggio con una carriera segnata dal coraggio»
Adriana Pollice - 07.08.2013
«Lo conosco da quarant'anni, conosco il suo valore personale e il suo coraggio civile, diciamo che ho utilizzato una breccia personale» è la risposta alla domanda che ieri si facevano un po' tutti: come ha fatto Antonio Manzo, espertissimo cronista de Il Mattino di Napoli, a ottenere un'intervista da Antonio Esposito, il presidente della sezione feriale della Corte di Cassazione che giovedì scorso ha letto la sentenza di condanna per Silvio Berlusconi.
«Bisogna tenere presente - spiega Manzo - che durante tutta la settimana è stato sottoposto a un vero e proprio un linciaggio mediatico, in un certo senso è stata la stampa a spingerlo ad accettare l'intervista. Se fosse dipeso da lui, sarebbe rimasto in silenzio. Nell'arco della conversazione ha ripetuto spesso "chi lo sa che succede" e, soprattutto, "non voglio fare polemiche"».
Le polemiche ieri invece sono piovute come macigni, rianimando avvocati e politici Pdl che stavano finendo a corto di argomenti, tanto che lo stesso Esposito ha poi smentito «Il testo dell'intervista da pubblicare, inviatomi dal giornalista de Il Mattino, dopo il colloquio telefonico, è stato manipolato». Ma in redazione sono tranquilli: «Per noi vale quello che c'è nella registrazione della conversazione che è in nostro possesso. Certo, lo sapeva che rischiava di sollevare un vespaio ma è un uomo di coraggio con una carriera segnata dal coraggio. Per fare un esempio, agli inizi degli anni '80 si tenne su uno scafo al largo di Sapri un vertice dei cutoliani in cui si decise la sua condanna a morte. Allora era pretore, bloccò una speculazione edilizia del clan nel Cilento in un'epoca in cui nessuno metteva i bastoni tra le ruote al cemento della camorra. Lo ricordo bene perché seguì l'inchiesta».
Più recentemente, si è occupato del processo All Iberian e del procedimento che ha condannato in via definita Cesare Previti per corruzione dei giudici nel lodo Mondadori, insomma un magistrato molto esperto che da ieri passa per un ingenuo o uno in cerca di fama. Però, rileggendo l'intervista, si vede l'abilità del cronista che evita le domande dirette per farsi raccontare quello che non si può dire, almeno fino al deposito della sentenza, cioè che Silvio Berlusconi sapeva dei fondi neri Mediaset: «Ci siamo arrivati per gradi, il giudice Esposito è sempre stato molto attento a rimanere nei limiti delle spiegazioni giuridiche, ma quando si arriva al nocciolo dei fatti, ha dovuto ammettere "No, tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva. Tu non potevi non sapere". Il titolo "Berlusconi condannato perché sapeva" è venuto all'istante al direttore Alessandro Barbano e a me».
L'intervista è ampia e articolata, lo scoop è tutto nel titolo naturalmente, ma attraversa molti punti salienti: «Due i motivi che mi hanno spinto a chiamarlo: volevo che spiegasse tecnicamente perché si è arrivati alla sentenza il 30 luglio: il bombardamento mediatico ha lasciato in molti italiani la sensazione che, in un paese con la giustizia lumaca, nel caso del processo Mediaset si sia trattato di un'imboscata, una fretta motivata solo dal desiderio di arrivare alla resa dei conti con l'ex premier. Invece Esposito ha chiarito con precisione che sono state seguite le normali procedure. E poi volevo raccontare che in Italia esistono giudici di peso, che non sono famosi, ma che hanno una storia professionale importante e sanno far eseguire la giustizia».
Puntuale però arriva il gossip, Ferdinando, il figlio del giudice Esposito, al bar con Nicole Minetti, cominciano a controllare di che colore hai i calzini e la discussione nel merito si allontana sempre di più: «Non a caso, durante l'intervista, si è commosso quando ha ricordato Giovanni Falcone e l'attentato fallito all'Addaura. Esposito seguì il processo in Cassazione, nella sentenza c'è una forte censura dei tentativi di depistaggio, ci fu all'epoca un linciaggio mediatico per screditare Falcone. La fine degli anni '80 e gli anni '90 sono stati un momento cruciale e difficile del paese - conclude Manzo - Io all'epoca ero quirinalista de Il Mattino, non potrò mai dimenticare la faccia del presidente Oscar Luigi Scalfaro quando nel 1994 dovette dare l'incarico di formare il governo a Berlusconi».
«Bisogna tenere presente - spiega Manzo - che durante tutta la settimana è stato sottoposto a un vero e proprio un linciaggio mediatico, in un certo senso è stata la stampa a spingerlo ad accettare l'intervista. Se fosse dipeso da lui, sarebbe rimasto in silenzio. Nell'arco della conversazione ha ripetuto spesso "chi lo sa che succede" e, soprattutto, "non voglio fare polemiche"».
Le polemiche ieri invece sono piovute come macigni, rianimando avvocati e politici Pdl che stavano finendo a corto di argomenti, tanto che lo stesso Esposito ha poi smentito «Il testo dell'intervista da pubblicare, inviatomi dal giornalista de Il Mattino, dopo il colloquio telefonico, è stato manipolato». Ma in redazione sono tranquilli: «Per noi vale quello che c'è nella registrazione della conversazione che è in nostro possesso. Certo, lo sapeva che rischiava di sollevare un vespaio ma è un uomo di coraggio con una carriera segnata dal coraggio. Per fare un esempio, agli inizi degli anni '80 si tenne su uno scafo al largo di Sapri un vertice dei cutoliani in cui si decise la sua condanna a morte. Allora era pretore, bloccò una speculazione edilizia del clan nel Cilento in un'epoca in cui nessuno metteva i bastoni tra le ruote al cemento della camorra. Lo ricordo bene perché seguì l'inchiesta».
Più recentemente, si è occupato del processo All Iberian e del procedimento che ha condannato in via definita Cesare Previti per corruzione dei giudici nel lodo Mondadori, insomma un magistrato molto esperto che da ieri passa per un ingenuo o uno in cerca di fama. Però, rileggendo l'intervista, si vede l'abilità del cronista che evita le domande dirette per farsi raccontare quello che non si può dire, almeno fino al deposito della sentenza, cioè che Silvio Berlusconi sapeva dei fondi neri Mediaset: «Ci siamo arrivati per gradi, il giudice Esposito è sempre stato molto attento a rimanere nei limiti delle spiegazioni giuridiche, ma quando si arriva al nocciolo dei fatti, ha dovuto ammettere "No, tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva. Tu non potevi non sapere". Il titolo "Berlusconi condannato perché sapeva" è venuto all'istante al direttore Alessandro Barbano e a me».
L'intervista è ampia e articolata, lo scoop è tutto nel titolo naturalmente, ma attraversa molti punti salienti: «Due i motivi che mi hanno spinto a chiamarlo: volevo che spiegasse tecnicamente perché si è arrivati alla sentenza il 30 luglio: il bombardamento mediatico ha lasciato in molti italiani la sensazione che, in un paese con la giustizia lumaca, nel caso del processo Mediaset si sia trattato di un'imboscata, una fretta motivata solo dal desiderio di arrivare alla resa dei conti con l'ex premier. Invece Esposito ha chiarito con precisione che sono state seguite le normali procedure. E poi volevo raccontare che in Italia esistono giudici di peso, che non sono famosi, ma che hanno una storia professionale importante e sanno far eseguire la giustizia».
Puntuale però arriva il gossip, Ferdinando, il figlio del giudice Esposito, al bar con Nicole Minetti, cominciano a controllare di che colore hai i calzini e la discussione nel merito si allontana sempre di più: «Non a caso, durante l'intervista, si è commosso quando ha ricordato Giovanni Falcone e l'attentato fallito all'Addaura. Esposito seguì il processo in Cassazione, nella sentenza c'è una forte censura dei tentativi di depistaggio, ci fu all'epoca un linciaggio mediatico per screditare Falcone. La fine degli anni '80 e gli anni '90 sono stati un momento cruciale e difficile del paese - conclude Manzo - Io all'epoca ero quirinalista de Il Mattino, non potrò mai dimenticare la faccia del presidente Oscar Luigi Scalfaro quando nel 1994 dovette dare l'incarico di formare il governo a Berlusconi».




• 