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genova 2001 - italia, sociale
«Via il cippo per Carlo Giuliani»
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Giorgio Salvetti
07.08.2013
Petizione online del sindacato di polizia Coisp, lo stesso delle provocazioni nei confronti della mamma di Federico Aldrovandi. Lunedì scorso la letterina è stata recapita al sindaco Marco Doria ma le firme sono adesioni - o "mi piace" - su facebook e twitter

Giorgio Salvetti - 07.08.2013
Sono quelli che a Ferrara a fine marzo hanno avuto l'arroganza di manifestare sotto la finestra della madre di Federico Aldrovandi in solidarietà ai quattro colleghi condannati per aver ammazzato suo figlio. Poi hanno denunciato Ilaria Cucchi per le sue parole dopo la sentenza di assoluzione per la morte di suo fratello. Negli scorsi anni nell'anniversario dell'uccisione di Carlo Giuliani hanno organizzato manifestazioni a Genova intitolate "L'estintore come strumento di pace". Adesso hanno lanciato una petizione su internet per chiedere la rimozione della targa che ricorda Carlo in piazza Alimonda, appena sostituita lo scorso 20 luglio. Sono il minuscolo sindacato di polizia Coisp, pronti a tutto pur di farsi vedere, si comportano come un manipolo di provocatori che non ha rispetto neppure dei morti.
«Vogliamo sapere quale valore, quale ideale, quale sacrificio rappresenta nella memoria del Paese il giovane Carlo Giuliani - recita il testo della petizione lanciata in rete dal Coisp - Vogliamo una spiegazione dalle istituzioni genovesi di come si sia giunti a posizionare un monumento di granito con una targa dedicata a lui, in P.zza Alimonda, onorandolo a seguito della sua morte, avvenuta durante gli scontri gravissimi del G8 del 2001 mentre con un estintore si stava scagliando contro dei carabinieri. Riteniamo che i cittadini, oltre che le Forze dell'Ordine, abbiano bisogno di risposte chiare e dirette, affinché si sappia quali pensieri passano nelle menti di chi ricopre incarichi istituzionali e quale genere di considerazione abbiano per le Forze di Polizia, che genere di rispetto abbiano per la legalità e quanto conti per loro la sicurezza dei cittadini». E ancora: «Quel monumento in memoria di Carlo Giuliani significa avvallare il ragionamento in base al quale merita un tributo chi si comporta contro le regole di uno Stato Democratico». Come se invece non fosse stato l'assassinio di Carlo, Bolzaneto, la "macelleria messicana" nella scuola Diaz, le cariche e i pestaggi durante il G8 ad avere, quelli sì, sospeso l'esistenza di uno stato democratico.
Lunedì scorso la letterina del Coisp è stata recapita al sindaco di Genova Marco Doria con la richiesta di rimuovere quella lapide corredata da un documento in pdf con un elenco di 3838 nomi affiancati semplicemente dalla nazionalità. Loro le chiamano firme ma al massimo sono quelle adesioni - o "mi piace" - che su facebook e twitter per avere un minimo di valore devono raggiungere ben altre proporzioni.
La lapide che ricorda Carlo Giuliani esisteva già da due anni in piazza Alimonda e riportava solo la semplice scritta "Carlo Giuliani, ragazzo, 20 luglio 2001". È stata più volte imbrattata e rovinata. E così il 20 luglio scorso è stata sostituita da un cippo donato da alcuni compagni di Carrara che riporta la medesima iscrizione e che si trova nello stesso luogo della lapide precedente la quale aveva già avuto tutte le autorizzazioni necessarie per occupare quella sede.
«Sono convinto che una persona civile e degna come il sindaco Doria - commenta il padre di Carlo, Giuliano Giuliani - si limiterà a rispondere grazie e arrivederci, e si guarderà bene da prendere iniziative per rimuovere quel cippo». E aggiunge: «Ho appena mangiato, per favore non parlatemi di queste persone indegne e indecoroso del Coisp. In passato hanno anche fatto causa alla mamma di Carlo, Haidi Giuliani. Neanche quattro mila firme raccolte su facebook sono ridicole, quelli del Coisp non contano nulla e non rappresentano nessuno. Sono degli individui squallidi e dei fascisti». Giuliano Giuliani invece ricorda con dolore l'archiviazione e il mancato processo contro Mario Placanica, il carabiniere che ammazzò suo figlio sparandogli in testa. «Fu un imbroglio dovuto a quei consulenti farabutti che si inventarono la storia del proiettile sparato per aria e deviato dal sasso. Per questo adesso stiamo riaprendo un processo civile».
 
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