mercoledì 18 settembre 2013
indice
palestina
17.09.2013 Sonia Grieco
Riva Acciaio
17.09.2013 Ernesto Milanesi
editoria
16.09.2013 il cda del manifesto
LOTTE OPERAIE
16.09.2013 Erri De Luca
SBARCHI
16.09.2013 Fulvio Vassallo Paleologo
COSTA CONCORDIA
16.09.2013 Arianna Di Genova
SCUOLA
13.09.2013 Giuseppe Caliceti
CORTE COSTITUZIONALE
13.09.2013 Andrea Fabozzi
FERROVIE
13.09.2013 Eleonora Martini
SCANDALI
12.09.2013 Silvio Messinetti
musica
12.09.2013 Francesca Angeleri
NoTav
12.09.2013 Massimo Zucchetti
ILVA
12.09.2013 Alessandro Leogrande
costituzione
11.09.2013 Andrea Fabozzi
Femminicidio
11.09.2013 Luisa Betti
sinistra
11.09.2013 Daniela Preziosi
DECADENZA
10.09.2013 Massimo Villone
sinistra
10.09.2013 Daniela Preziosi
SBILANCIAMOCI
09.09.2013 Angelo Mastrandrea
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa testo su due colonne testo su una colonna ingrandisci testo riduci testo reset testo
FEMMINICIDIO - italia, sociale
«Bene la legge ma l'irreversibilità
della querela è un boomerang»
i commenti stanno arrivando ...
il modulo di invio sta arrivando ...
Carlo Lania
09.08.2013
Intervista alla sociologa Chiara Saraceno: «Giusta l'aggravante se la violenza è contro i familiari. Anche l'arresto per lo stalker è una novità positiva». «La non revocabilità della querela rischia di essere un boomerang». «L'inasprimento della pena ha anche una funzione culturale»

Carlo Lania - 09.08.2013
«Mi convince il fatto che si consideri un'aggravante la violenza nei confronti di un familiare, perché per troppo tempo la famiglia è stata sottratta alle sue responsabilità e questo anche nei casi di violenza sessuale. La dimensione familiare veniva quasi considerata un'attenuante, mentre la violenza contro un parente, una moglie, un figlio è invece ancora più grave, perché lede la fiducia nei rapporti e mostra un atteggiamento proprietario». Chiara Saraceno, sociologa conosciuta, tra l'altro, per i suoi studi sulla famiglia e sulla condizione femminile, giudica complessivamente in maniera positiva il decreto del governo contro il femminicidio anche se, spiega, ci sono dei punti che non la convincono. «Tra le cose positive ci metto anche le novità contro lo stalking, troppo a lungo sottovalutato. Perché non basta emettere un'ordinanza per impedire allo stalker di avvicinarsi alla vittima. Il fatto invece che uno sappia che può essere arrestato, va bene. Il quadro generale mi sembra dunque buono».

Quali sono invece i punti del decreto sui quali ha dei dubbi?
Ho due perplessità. La prima è la non revocabilità della querela. E' un principio comprensibile ma rischia di essere un boomerang, per cui le donne che un tempo sporgevano querela anche se poi la ritiravano, adesso potrebbero non farlo più. In questo modo si perdono anche delle antenne importanti.

E la secondo cosa?
Va benissimo che l'aggressore sia allontanato da casa. E va bene anche la possibilità per le donne immigrate di avere un permesso di soggiorno, una misura in linea con la norma introdotta da Livia Turco per le donne immigrate che volevano uscire dal racket. Ma bisogna intensificare al massimo le misure a sostegno della case protette. In molti casi le donne non sanno dove andare.

Spesso si dice che un giro di vite per quanto riguarda le pene non risolve nulla, perché è il problema della violenza è soprattutto culturale
L'inasprimento di una pena è anche un fatto comunicativo. Poi sono d'accordo che un approccio puramente penale non basta, però non mi si può dire che è solo un problema culturale o morale. Occorre dire che fare del male a una persona è sempre sbagliato, fare del male considerando l'altro un essere inferiore è ancora peggio, nel senso che chi aggredisce ha una motivazione inaccettabile anche su piano giuridico e penale. E secondo me questo ha anche una funzione culturale. Poi certo, se si rimane soltanto al penale, non si fa contestualmente un'azione di educazione resta soltanto da mandare le persone in prigione.

Non si rischia di fare delle donne una categoria protetta?
Salvo che in guerra nessuno aggredisce un uomo perché è un uomo ed è considerato un essere inferiore. Mentre invece troppo spesso questa è la motivazione delle aggressioni contro le donne. Quando a suo tempo la moglie di Napolitano disse che non le piaceva la parola femminicidio, perché appunto si rischia di considerare le donne come una categoria, io ho capito cosa intendeva, però il problema è che viviamo in una società - ma non avviene soltanto in Italia - in cui troppi uomini pensano che donne - e soprattutto le «loro» donne -, siano una proprietà di cui fare quello che vogliono. Quindi è giusto considerare la violenza contro le donne come un'aggravante, perché è sbagliato trattarle così. Quando la legge Mancino ha stabilito che l'odio razziale è un reato, nessuno ha detto che facciamo degli ebrei o dei neri una categoria protetta. 
 
Foto Vincenzo Tersigni / EIDON
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it