mercoledì 18 settembre 2013
indice
Riva Acciaio
17.09.2013 Ernesto Milanesi
editoria
16.09.2013 il cda del manifesto
LOTTE OPERAIE
16.09.2013 Erri De Luca
germania
16.09.2013 Jacopo Rosatelli
SBARCHI
16.09.2013 Fulvio Vassallo Paleologo
COSTA CONCORDIA
16.09.2013 Arianna Di Genova
SCUOLA
13.09.2013 Giuseppe Caliceti
CORTE COSTITUZIONALE
13.09.2013 Andrea Fabozzi
FERROVIE
13.09.2013 Eleonora Martini
SCANDALI
12.09.2013 Silvio Messinetti
musica
12.09.2013 Francesca Angeleri
NoTav
12.09.2013 Massimo Zucchetti
ILVA
12.09.2013 Alessandro Leogrande
costituzione
11.09.2013 Andrea Fabozzi
Femminicidio
11.09.2013 Luisa Betti
sinistra
11.09.2013 Daniela Preziosi
DECADENZA
10.09.2013 Massimo Villone
sinistra
10.09.2013 Daniela Preziosi
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa testo su due colonne testo su una colonna ingrandisci testo riduci testo reset testo
LEGGE ELETTORALE - italia, politica
Sei mesi per abbandonare la legge
Tempi lunghi per tornare alle elezioni
i commenti stanno arrivando ...
il modulo di invio sta arrivando ...
Andrea Fabozzi
12.08.2013
Napolitano non scioglie le camere finché c'è il Porcellum. Letta l'ha spiegato al Pd: è inutile, con questa legge si riproporrebbe il problema della governabilità. A settembre procedura rapida al senato ma c'è il problema delle circoscrizioni. Al via ci sono ben sette proposte, nessuna del Pdl

Andrea Fabozzi - 12.08.2013
Tornare al voto presto. Prestissimo, a novembre o addirittura a ottobre secondo il desiderio dei falchi più scatenati del Pdl, che sognano una campagna elettorale negli ultimi giorni di libertà di Berlusconi, da concludere con l'apoteosi degli arresti domiciliari. Ma è possibile? Guardando ai tempi necessari per la modifica della legge elettorale, evidentemente no. E se c'è una certezza in questo agosto incerto è che Napolitano non scioglierà le camere se non dopo che il Porcellum sarà stato cancellato, o almeno corretto. Pdl e Pd se lo sono sentiti ripetere nei rispettivi incontri con il capo dello stato questa settimana, ma lo sapevano già dal giorno in cui il presidente, giurando in parlamento, ha definito «imperdonabile» la mancata riforma della legge elettorale nella scorsa legislatura.
Anche perché, disse allora Napolitano, l'esito delle elezioni con il Porcellum - «frustrazione tra i cittadini» e «difficile governabilità» malgrado «l'abnorme premio» di maggioranza - era «non certo imprevedibile». Che è poi il discorso che Enrico Letta ha fatto giovedì scorso alla direzione del Pd, quando ha spiegato che tornare alle urne con la legge Calderoli significherebbe trovarsi con un parlamento non molto diverso da quello attuale e dunque nuovamente di fronte alla soluzione obbligata delle larghe intese. È quindi un argomento politico che impone la riforma prima del voto. E non invece l'argomento «di tecnica costituzionale» sollevato nei giorni scorsi dal ministro delle riforme Quagliariello, relativo cioè all'attesa sentenza della Consulta sul Porcellum. Il ministro ha dovuto poi spiegarsi meglio. E in effetti seppure a inizio dicembre la Corte Costituzionale dovesse decidere di accogliere il ricorso della Cassazione sulla legge in vigore, dichiarandola in parte incostituzionale, nessun effetto pratico ci sarebbe sulle nuove camere eventualmente e nel frattempo elette. La cui «legittimità» non potrebbe essere messa in discussione, a norma di Costituzione, se non dalle camere stesse (in base allo stesso articolo che impone un voto sulla sorte di Berlusconi, malgrado la sentenza esecutiva di condanna). Certo, molto ci sarebbe da dire dal punto di vista del giudizio politico su un parlamento eletto con una legge dichiarata (in parte) incostituzionale, ma è più o meno quello che si può dire oggi (la Corte ha già due volte criticato il Porcellum in attesa di potersi esprimere pienamente) di questa legislatura che pure si vorrebbe addirittura «costituente».
Riforma obbligata della legge elettorale, allora. Il senato comincerà a occuparsene alla ripresa, la commissione affari costituzionali grazie a una seduta di appena quindici minuti l'8 agosto scorso è riuscita a incardinare l'argomento e a darsi appuntamento per l'8 settembre. Si andrà avanti con la procedura d'urgenza, il che equivale a dire che, ipotizziamo, per la fine di settembre palazzo Madama potrebbe approvare un suo testo, passarlo alla camera e alla fine di ottobre ci sarebbe la tanto attesa riforma. Questo in teoria. Perché per rispettare questi tempi stretti ci sarebbe bisogno di un accordo nella maggioranza che non solo non c'è ma è anche improbabile. I partiti infatti sono pronti a cambiare la legge elettorale solo per andare in direzione delle loro convenienze, e le convenienze sono ovviamente diverse.
Uno sguardo ai disegni di legge dai quali partirà il lavoro della prima commissione al senato basta a chiarire il concetto. Sono sette, nessuno di questi porta la firma dei senatori del Pdl. Per Berlusconi, è noto, il Porcellum resta la scelta migliore, al limite anche con l'introduzione di una soglia minima per accedere al premio di maggioranza (potrebbe ordinarlo la Consulta). Tutte le sette iniziative di legge agli atti (una della Lega, una di Sel, una degli autonomisti e quattro del Pd) puntano a riportare in vita il Mattarellum. La senatrice Finocchiaro, presidente della giunta e relatrice designata, ne ha presentate due. La prima a marzo prevedeva una correzione al Mattarellum aumentando la quota proporzionale. La seconda, più recente si rimangia quella correzione e anzi triplica l'effetto maggioritario della vecchia legge elettorale, aggiungendo ai collegi uninominali la cancellazione dello scorporo e un premio di maggioranza.
Tutte queste modifiche al vecchi Mattarellum, prevede la senatrice Finocchiaro che venerdì ha accompagnato Epifani da Napolitano, dovrebbe farle il governo con una delega per la quale si prevedono quattro mesi di tempo. Quattro mesi nei quali bisognerebbe anche rivedere tutti i collegi circoscrizionali. Quattro mesi che, nella migliore delle ipotesi, rimanderebbero le elezioni a marzo.
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it