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musica - italia, visioni
Elina Duni in concerto al Roccella Jazz Festival “Rumori Mediterranei”
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Gianluca Diana
19.08.2013
La cantante albanese parla del rapporto che ha con le donne e con l'emancipazione. Il suo pensiero si riflette nelle liriche delle canzoni e durante il concerto ogni brano è preceduto da una breve introduzione

Gianluca Diana - 19.08.2013
“Il femminismo comincia con la solidarietà tra le donne.”. Affermazione importante e sincera quella di Elina Duni, talentuosa e giovane cantante albanese che con un eccellente concerto svoltosi all'interno della suggestiva cornice della Villa Romana di Casignana nel giorno di Ferragosto, ha rappresentato l'apice artistico di questa prima parte dell'edizione numero trentatre del Roccella Jazz Festival “Rumori Mediterranei”. Prosegue ancora: “Questa convinzione mi arriva da una serie di esperienze personali, in primis dall'ottimo rapporto che ho con mia madre. Tento di esprimerla nelle nostre canzoni, come ad esempio in “Cobankat”, un brano sull'emancipazione femminile. Il regime albanese cercò di farla propria modificandone anche il testo e piegandola alla retorica di regime. Io ne canto le liriche originali.”. La Duni ben comprende l'importanza delle parole e lo dimostra introducendo al pubblico ogni brano della sua esibizione, supportata in modo egregio da un trio di grande valore capitanato dal pianista Colin Vallon. Oltre lei numerosi sono stati i momenti d'interesse che hanno fino ad oggi animato la kermesse, la quale ha preso il via lo scorso 14 agosto come di consueto presso Reggio Calabria e terminerà nella storica sede di Roccella Jonica il prossimo sabato 24. Sia la chitarra che le storie di Fausto Mesollela, piuttosto che le contaminazioni maghrebine del jazz di Joachim Kuhn hanno concorso a rendere effervescenti le serate trascorse. Non solo autori navigati all'interno della rassegna: valido ed interessante anche l'apporto di giovani promesse come il trio del sassofonista Mattia Cigalini e della cantante israeliana di stanza in Olanda, Noam Vazana. Quest'ultima, in un set sospeso con buon gusto ed equilibrio tra jazz e pop, grazie ad una voce davvero accattivante, è stata l'altra importante figura femminile emersa dal Festival. Il quale come tante altre rassegne culturali, ha rischiato di non andare in scena, complice la situazione generalizzata di crisi economica. Come testimonia Paola Pinchera, giunta assieme a Vincenzo Stajano a dirigere il Festival dopo l'addio dello storico curatore artistico di sempre Paolo Damiani: “Credo sia importante e determinante continuare questo Festival, nonostante i momenti di crisi. La rassegna, grazie anche all'aiuto di Damiani e di tutti gli altri che hanno lavorato con noi, ha aperto una porta alla cultura in una terra molto difficile, che infatti ad oggi pullula di molti altri eventi. Abbiamo portato musica italiana, europea ed americana negli anni in cui non ci credeva nessuno. Seguo Roccella Jazz da tanto tempo, qui sono cresciuta lavorativamente in ogni ruolo imparando tanto. E ieri come oggi credo sia importante che continui, sia con musicisti giovani che con nomi affermati.”. Proprio alle formazioni di maggior esperienza è affidata la conclusione del Festival. Tra gli artisti di maggior peso si segnalano l'anteprima europea del progetto di Shanir Blumenkranz centrato sulle musiche di John Zorn, il sempre valido Trilok Gurtu e l'attesa performance del grande Rob Mazurek & Sao Paolo Underground, che sarà sul palco venerdi 23 agosto presso il Teatro al Castello di Roccella Jonica.
 
Foto Vincenzo Fugaldi
 
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Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

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