mercoledì 18 settembre 2013
indice
palestina
17.09.2013 Sonia Grieco
GRECIA
17.09.2013 Argiris Panagopoulos
germania
16.09.2013 Jacopo Rosatelli
CINEMA
16.09.2013 Laurie Strode
MEDIORIENTE
13.09.2013 Michele Giorgio
Armi chimiche
12.09.2013 Manlio Dinucci
cile
11.09.2013 Filippo Fiorini
Siria
11.09.2013 Anna Maria Merlo
previdenza
10.09.2013 Sergio Cesaratto
siria
10.09.2013 Emanuele Giordana
STATI UNITI
09.09.2013 Tommaso Di Francesco
SAN PIETROBURGO
07.09.2013 ANTONIO TRICARICO
siria
30.08.2013 Anna Maria Merlo
Fukushima
29.08.2013 Angelo Baracca
SIRIA
29.08.2013 Anne-Cécile Robert *
VENEZUELA
28.08.2013 Geraldina Colotti
venti di guerra
28.08.2013 Emanuele Giordana
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa testo su due colonne testo su una colonna ingrandisci testo riduci testo reset testo
SAN PIETROBURGO - mondo
Usa Russia, il nemico ritrovato
i commenti stanno arrivando ...
il modulo di invio sta arrivando ...
ANTONIO TRICARICO
07.09.2013
Obama mai così isolato. Putin non concede nulla e attacca Washington. Dieci paesi, tra cui l'Italia, firmano un documento che accusa Assad. Mosca durissima anche su Snowden: non ha commesso alcun reato e non lo riconsegneremo. Il presidente democratico ora teme il colpo del ko al congresso

ANTONIO TRICARICO - 07.09.2013
Barack Obama ha lasciato San Pietroburgo e il G20 senza nuove truppe per l'attacco contro la Siria. Una chiara sconfitta politica, che pone in una pessima luce colui che aveva sollevato speranze di pace in tutto il pianeta quando, cinque anni fa, fu eletto alla Casa Bianca per succedere a George W. Bush dopo le disastrose campagne in Afghanistan e Iraq. La prossima settimana arriverà il verdetto del Congresso americano sull'attacco alla Siria, con la possibilità surreale che la destra americana si tolga lo sfizio di far perdere la faccia ad Obama togliendogli il sostegno, viste le prevedibili defezioni annunciate in campo democratico.
Si chiude con la ritirata a stelle e strisce un G20 che segna un punto a favore dei padroni di casa russi e soprattutto del loro leader Vladimir Putin. Neanche una parola sulla Siria nel comunicato finale del vertice, ma giovedì i grandi della terra hanno lo stesso dibattuto accesamente sulla vicenda fino a notte tarda. C'è stato anche un incontro informale tra Putin e Obama, dopo che quello ufficiale era stato cancellato da Washington per ripicca sul caso Snowden. Venti minuti in cui, secondo le ricostruzioni, ognuno ha ascoltato ma è rimasto sulle proprie posizioni.
Durante la conferenza stampa finale del vertice, Putin è stato netto, snocciolando la lista di proscrizione dei pochi paesi che si sono schierati per l'azione militare in Siria anche senza il sostegno del consiglio di sicurezza dell'Onu: Francia, Turchia, Arabia Saudita e Canada. Per la Russia, il governo inglese di David Cameron vorrebbe intervenire ma non può, vista la contrarietà del proprio parlamento, mentre la Germania di Angela Merkel è molto cauta ad entrare nella disputa - non fosse altro per le incombenti elezioni politiche. Il presidente russo ha ricordato che la maggioranza della popolazione nei paesi occidentali, Stati Uniti compresi, secondo recenti sondaggi sarebbe palesemente contro l'intervento. La lista invece di chi ha scelto la linea russa è molto più nutrita: in primis i paesi dei Brics, quindi l'Indonesia, l'Argentina e l'Italia, che Putin ha menzionato in maniera esplicita. Infine ha rammentato la posizione del segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon e le parole spese dal papa per la pace. Negli stessi minuti il premier Enrico Letta confermava che l'Italia sposa in toto la linea dell'Onu e si limiterà a mandare aiuti umanitari per 50 milioni.
Sul merito, il capo del Cremlino non si è spostato di un millimetro: le armi chimiche sono state usate dagli insorti e non da Assad, gli Usa non possono attaccare perché non sono minacciati dalla Siria e in ogni caso solo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite può autorizzare interventi armati. L'unica concessione è su un possibile incontro tra il ministro degli Esteri russo Lavrov con Kerry. Ma resta da chiarire se lo scontro si sposterà all'Onu, in attesa del rapporto degli ispettori.
Di contro il presidente Obama ha scelto una linea mediatica ben diversa, conscio delle difficoltà incontrate nella tana del leone. Usando un tono un po' dimesso, ha «cercato compassione» per la sua estrema sincerità quasi fuori dal protocollo. Una sorta di outing, come direbbero gli psicologi. «Lo so che sono stato eletto per mettere fine alle guerre e non per iniziarle...e sono stato un convinto multilateralista che ha creduto molto nel ruolo dell'Onu» ha ribadito. Però non si è sentito pronto a fare i nomi di chi lo segue, e ha potuto soltanto sottolineare che alla fine della discussione notturna tutti hanno concordato sul fatto che le armi chimiche sono state impiegate e che ci sono norme internazionali che le vietano, con sanzioni collegate. A Putin ha controbattuto a distanza, evidenziando che la maggioranza del G20 ritiene che le armi le abbia usate Assad e non l'opposizione armata. In serata è anche circolato un documento congiunto in cui gli Usa e altri 10 paesi, tra cui l'Italia, condannano Assad per l'eccidio di agosto.
Obama ha parlato all'opinione pubblica americana più che al mondo. La sua mente è già rivolta al voto decisivo del Congresso in programma la settimana prossima. Sa che i repubblicani potrebbero giocare l'argomento che serve un'azione ancora più dura per far perdere definitivamente la faccia al presidente premio Nobel della pace, oggi con l'elmetto, il quale così rischia di essere bloccato dalla destra più guerrafondaia che gli Usa hanno da decenni a questa parte. Un passaggio stretto e difficile su cui Barack si gioca tutto. Nel frattempo, spera che il rapporto Onu gli dia ragione sulle colpe di Assad, cosicché Putin possa finire sotto pressione in ambito Nazioni Unite e magari il parlamento inglese si possa ricredere in un secondo voto. Da qui la lobby franco-americana affinché il rapporto sia chiuso e presentato al più presto.
Ma lo scontro non è solo sulla Siria: le nuove indiscrezioni sullo scandalo Datagate, emerse durante il vertice sui media anglosassoni, hanno reso ancora più debole la posizione del presidente degli Stati uniti. Putin ha chiuso la sua conferenza stampa in maniera categorica: il governo russo non pensa ad alcuna cooperazione sul caso di Edward Snowden, poiché quest'ultimo in Russia non ha subito alcuna condanna. L'ultimo schiaffo al nemico ritrovato della guerra fredda.
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it