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AGRICOLTURA
I pozzi di Chihuahua
Fulvio Gioanetto
2012.12.18
Mesi fa, nei municipi di Buenaventura y Namiquipa, nel nord del frontaliero stato di Chihuahua (Messico), varie centinaia di agricoltori e piccoli allevatori hanno divelto decine di pali della luce per protestare contro il permesso che le autorità federali avevano appena concesso agli agricoltori mennoniti canadesi per avviare coltivazioni intensive da esportazione.
In queste terre semi desertiche, dove la nappa freatica è fragile e l'acqua è razionata, solo negli ultimi due anni sono stati dati permessi, illegali secondo i produttori locali, per almeno 600 nuovi pozzi acquiferi, senza contare lo sfruttamento illegale dell'acqua della conca del rio del Carmen.
Il 22 ottobre scorso il dirigente contadino Ismael Solorio e sua moglie Manuela Solis sono stati assassinati e i loro corpi gettati nella strada principale, per intimidire gli abitanti. Una settimana prima alcuni agricoltori con i figli erano stati selvaggiamente picchiati da «impiegati» della compagnia mineraria Minera Cascabel, succursale della canadese Mag Silver, che hanno cominciato perforazioni per determinare la quantità di molibdeno disponibile nelle terre dell'ejido (comunità rurale) Benito Juarez.
La morte dell'agricoltore e le altre aggressioni non hanno però intimidito gli agricoltori della zona, che al contrario hanno intensificato le proteste fin nella capitale dello stato. Coraggiosi avvocati hanno presentato una denuncia alla Commissione interamericana per i diritti umani, a Washington: e il 10 di novembre questa ha «consigliato» al governo federale messicano e alle autorità statali di Chihuahua di proteggere la vita di almeno sette agricoltori che avevano ricevuto minacce analoghe.
In seguito a quel duplice assassinio l'assemblea generale della popolazione dell'ejido Benito Juarez ha deciso all'unanimità di negare per almeno 100 anni alla compagnia mineraria Mag Silver e altre imprese l'autorizzazione a effettuare perforazioni o estrarre minerali nelle proprie terre.
Giorni dopo, le autorità statali hanno appoggiato questa decisione legale, obbligando la impresa mineraria a recuperare entro 48 ore i macchinari e il proprio personale e abbandonare la zona, valutando la possibilità di risarcimenti finanziari agli agricoltori.
Ora risulta che la compagnia mineraria, che aveva ottenuto una concessione dal governo federale (in Messico le materie prime del sottosuolo appartengono al governo) ma mai dalle legittime autorità locali, stava illegalmente estraendo campioni di oro, zinco, argento, piombo e molibdeno da almeno sei anni. Contaminando e fregandosene delle legislazioni ambientali.
Ora gli agricoltori hanno esteso le proteste contro i «permessi» concessi abusivamente a tante imprese agricole straniere, che usano e sfruttano il suolo e l'acqua pubblici per le loro piantagioni da esportazione. Coltivazioni - dagli ortaggi alle arachidi - che non portano alcun beneficio all'economia locale: gli input, i tecnici, il capitale e la tecnologia agricola vengono da fuori, il terreno affittato a tariffe stracciate e la preziosa acqua è regalata. Solo la manodopera è locale, sfruttata e mal pagata, oltre all'inquinamento da agrochimici.
La settimana scorsa su uno striscione collocato all'entrata ai bordi della strada Cuauhtemoc- Alvaro Obregon si leggeva, in inglese «la contaminazione e lo sfruttamento è solo e per noi, la qualità per voi», in allusione ai consumatori statunitensi.
In queste terre semi desertiche, dove la nappa freatica è fragile e l'acqua è razionata, solo negli ultimi due anni sono stati dati permessi, illegali secondo i produttori locali, per almeno 600 nuovi pozzi acquiferi, senza contare lo sfruttamento illegale dell'acqua della conca del rio del Carmen.
Il 22 ottobre scorso il dirigente contadino Ismael Solorio e sua moglie Manuela Solis sono stati assassinati e i loro corpi gettati nella strada principale, per intimidire gli abitanti. Una settimana prima alcuni agricoltori con i figli erano stati selvaggiamente picchiati da «impiegati» della compagnia mineraria Minera Cascabel, succursale della canadese Mag Silver, che hanno cominciato perforazioni per determinare la quantità di molibdeno disponibile nelle terre dell'ejido (comunità rurale) Benito Juarez.
La morte dell'agricoltore e le altre aggressioni non hanno però intimidito gli agricoltori della zona, che al contrario hanno intensificato le proteste fin nella capitale dello stato. Coraggiosi avvocati hanno presentato una denuncia alla Commissione interamericana per i diritti umani, a Washington: e il 10 di novembre questa ha «consigliato» al governo federale messicano e alle autorità statali di Chihuahua di proteggere la vita di almeno sette agricoltori che avevano ricevuto minacce analoghe.
In seguito a quel duplice assassinio l'assemblea generale della popolazione dell'ejido Benito Juarez ha deciso all'unanimità di negare per almeno 100 anni alla compagnia mineraria Mag Silver e altre imprese l'autorizzazione a effettuare perforazioni o estrarre minerali nelle proprie terre.
Giorni dopo, le autorità statali hanno appoggiato questa decisione legale, obbligando la impresa mineraria a recuperare entro 48 ore i macchinari e il proprio personale e abbandonare la zona, valutando la possibilità di risarcimenti finanziari agli agricoltori.
Ora risulta che la compagnia mineraria, che aveva ottenuto una concessione dal governo federale (in Messico le materie prime del sottosuolo appartengono al governo) ma mai dalle legittime autorità locali, stava illegalmente estraendo campioni di oro, zinco, argento, piombo e molibdeno da almeno sei anni. Contaminando e fregandosene delle legislazioni ambientali.
Ora gli agricoltori hanno esteso le proteste contro i «permessi» concessi abusivamente a tante imprese agricole straniere, che usano e sfruttano il suolo e l'acqua pubblici per le loro piantagioni da esportazione. Coltivazioni - dagli ortaggi alle arachidi - che non portano alcun beneficio all'economia locale: gli input, i tecnici, il capitale e la tecnologia agricola vengono da fuori, il terreno affittato a tariffe stracciate e la preziosa acqua è regalata. Solo la manodopera è locale, sfruttata e mal pagata, oltre all'inquinamento da agrochimici.
La settimana scorsa su uno striscione collocato all'entrata ai bordi della strada Cuauhtemoc- Alvaro Obregon si leggeva, in inglese «la contaminazione e lo sfruttamento è solo e per noi, la qualità per voi», in allusione ai consumatori statunitensi.





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