Gran parte del "balzo in avanti" del vento è dovuto alla Germania, che nel 1998 ha aggiunto 800 megawatt alla sua capacità installata, superando così i 2.800 megawatt. Oggi dunque la Germania produce con le turbine a vento tanta energia quanto in due delle sue più grandi centrali a carbone. Nello stato dello Schleswig Holstein il vento oggi assicura il 15 per cento dell'energia elettrica. Non sono affatto velleitari i Verdi tedeschi, che considerano possibile abbandonare l'energia nucleare sostituendola con fonti rinnovabili più che con i vecchi combustibili fossili.
Un altro paese di punta è la Spagna: si pensi che nella industriale Navarra il 23 per cento dell'energia elettrica in rete è prodotta da turbine eoliche, per lo più uscite da stabilimenti di assemblaggio della Navarra stessa, in cui sono occupate centinaia di lavoratori. Il leader resta però la Danimarca, con 1.350 megawatt installati capaci di generare l'8 per cento dell'elettricità di tutta la nazione. La Danimarca è anche il primo esportatore: ha prodotto metà di tutte le nuove turbine installate al mondo l'anno scorso e ha avviato joint ventures per produrne dalla Spagna all'India. Già, l'India è tra i paesi in via di sviluppo quello più avanzato nell'uso di energia eolica...
In Germania e Spagna alcune politiche statali hanno contribuito a creare un mercato per l'energia eolica: come le leggi che garantiscono ai produttori di poter vendere l'energia alla rete nazionale a prezzi controllati. Negli Usa sono in vigore incentivi fiscali (ma solo fino al giugno '99). Anche l'innovazione tecnologica ha contribuito al boom dell'energia del vento. Le turbine eoliche sono strumenti high-tech, sorta di eliche aerodinamiche in materiali compositi molti leggeri controllate da dispositivi elettronici. E con la maggiore efficenza sono crollati i costi: da 2.600 dollari per kilowatt nel 1981 a 800 nel '98.




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