Il 4 febbraio scorso Amnesty International (Stati uniti) ha diffuso un appello per un'azione urgente: elenca i nomi di diversi Embera uccisi e dieci rapiti dalle forze paramilitari, di cui non si conosce la sorte.
I fatti risalgono al 29 gennaio scorso. "Una forza paramilitare che sembra agisca con il sostegno o l'acquiescenza delle forze di sicurezza, è entrata nella comunità Embera Katio di Kipardo nel Resguardo Karagabi, ha obbligato le famiglie a lasciare le proprie case e le ha avvertite che la regione non potrà più essere al riparo dalla guerra di contro-insurrezione". Due giorni dopo, il 31, i paramilitari hanno messo un posto di blocco sul fiume Sinu e rapito dieci persone. Il 2 febbraio i leaders della riserva Karagabi hanno denunciato l'esecuzione extragiudiziaria, compiuta dalle stesse forze paramilitari, di Alejandro Domico, che accusano di colaborare con la guerriglia nella regione. Il 29 gennaio un altro leader Embera, Argemiro Domico, era stato ucciso con suo figlio Euclides appena fuori dalla riserva, dipartimento di Antioquia.
Ma esecuzioni extragiudiziarie e rapimenti hanno a che vedere più con l'opposizione al progetto idroelettrico che con la guerriglia. La costruzione della diga sul fiume Sinu è cominciata nel 1993 e i lavori hanno già privato la popolazione locale della loro prima fonte di cibo, il pesce del fiume, ormai devastato. Quando la diga sarà completata gran parte del loro territorio sarà sommerso. Il progetto idroelettrico è dell'azienda Urra S.a., statale, che ha affidato la costruzione della diga alle società Skanska (svedese) e Energomachiexport (russa). Survival International, organizzazione che si occupa delle popolazioni indigene, informa che la Urra aveva concordato con la comunità Embera dei risarcimenti, ma poi si è rimangiata gli accordi. La comunità ha dunque fatto ricorso alla magistratura, ottenendo in novembre un'ingiunzione a fermare i lavori: il consenso della popolazione locale era indispensabile, aveva decretato la corte. E' allora che i locali proprietari terrieri (che dalla costruzione della diga sperano trarre vantaggi finanziari) hanno contattato la "Cordoba y Uraba Auto-defensa", cioè delle guardie private, con il tacito sostegno delle autorità provinciali e dell'esercito.




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