La ragione della sovraproduzione è da cercare nel prolungato periodo di tempo secco iniziato lo scorso novembre: di solito le forti piogge ridimensionano notevolmente i raccolti di pomodori. Il prezzo nei mercati all'ingrosso è così il più basso di tutti i tempi: un kilo di pomodori è venduto a 20 paisa (centesimi di rupia), invece delle 5 rupie degli anni passati; in città, al dettaglio, i pomodori costano 3 rupie al kilo. Il costo delle sementi ibride, pari a circa 900 rupie al kilo, unitamente alle ulteriori spese relative all'acquisto di concimi e fertilizzanti, ceste e carretti per il trasporto dai villaggi ai mercati è evidentemente sproporzionato rispetto al guadagno ottenuto dalla produzione. I contadini dunque lasciano marcire i loro pomodori nei campi piuttosto che accollarsi nuove spese che non saranno coperte da un seppur minimo margine di profitto.
I piccoli agricoltori dell'Assam stanno cercano di fare pressione sul governo locale, poiché - dicono - non ha provveduto a installare prontamente frigoriferi per conservare il surplus di produzione, né ha incoraggiato gli imprenditori locali per facilitare la lavorazione dei pomodori, consentendo così di conservare un prezzo di mercato accettabile. Un portavoce del governo ha tuttavia risposto che era impossibile prevedere in anticipo una tale situazione e che, comunque, il governo dell'Assam sta seriamente pensando a realizzare un centro di lavorazione del pomodoro; a tale proposito si stanno costruendo le basi per la cooperazione con una società americana. I risvolti della vicenda sono drammatici e richiamano analoghe tragedie avvenute altrove in India quando l'agricoltura locale è stata massicciamente riconvertita a produzione intensiva con sementi ibride, costose e poco adattabili alle variazioni climatiche locali: è il caso del cotone. Mentre le città si vanno sovraffollando di contadini che, per sfuggire alla miseria, abbandonano le campagne.





• 