Una novità di stile. Quanto poi ai contenuti e i risultati dell'incontro di Bebedjia, la cautela è d'obbligo.
Le critiche delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani e ambientaliste sono dure. Segnalano il rischio di catastrofi ambientali e conseguenze sociali pesanti (l'esempio della Nigeria è eloquente), in una regione del Ciad dove regna una pace relativa, dopo la guerra civile e i massacri del 1998. Preoccupano la gestione dei pozzi, la costruzione di un oleodotto che disboscherà un'ampia striscia di foresta tropicale in Camerun, il terminale petrolifero off-shore in una zona protetta. E poi i possibili conflitti sulla gestione dei compensi offerti in cambio della terra: già, perché gli espropri di terre agricole sono già cominciati, benché il progetto non sia ancora definito in tutti gli aspetti e manchi l'approvazione definitiva. A Bebedjia la Banca mondiale ha fatto sapere che potrebbe approvare i finanziamenti entro l'estate del 1999, mentre il governo di Njamena assicura che farà di tutto perché il progetto decolli al più presto.
Così i rischi aumentano: non solo conflitti circa i compensi (già giudicati insufficienti), ma il concreto rischio che tutti gli investimenti vadano negli impianti, tralasciando lo sviluppo dei servizi sociali essenziali nella regione, di valorizzazione e conservazione dell'agricoltura. Le organizzazioni civili chiedono sostegno allo sviluppo locale e alcune misure per garantire che parte dei profitti futuri sia reinvestita in loco a vantaggio della popolazione del Logone. Proprio ciò che non è avvenuto in Nigeria, Ecuador, Birmania...




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