Di recente gli stessi sintomi di avvelenamento sono stati scoperti in un'altra parte del mondo, ovvero in 50 abitanti di San Luis do Tapajos, nell'Amazzonia. In passato altri casi di avvelenamento da mercurio erano stati riscontrati tra i minatori del Brasile: quel metallo viene usato per purificare l'oro e i lavoratori ne avevano respirato i vapori, dannosissimi per il cervello.
Ma nei casi più recenti le miniere sono lontamnissime e nessuno dei malati vi ha mai lavorato. Allora? Se i sintomi sono inequivoci, la causa non è ancora chiara. Il veicolo senza dubbio è il pesce usato per l'alimentazione. E a sua volta il mercurio potrebbe essere finito nelle acque provenendo dagli scarichi delle miniere; si valuta che ogni anno 250 milioni di tonnellate vengano scaricate nel bacino amazzonico. Un'altra ipotesi è che il mercurio sia quello contenuto naturalmente nel suolo: la progressiva deforestazione e l'erosione del terreno ne avrebbe innnalzato vistosamente la concentrazione. Solo il 3 per cento verrebbe dalle miniere.
Quale che sia la causa, purtroppo non sembra esistere un rimedio immediato. Il governo giapponese spese a suo tempo molti milioni di dollari per ripulire una zona tutto sommato circoscritta come quella di Minamata. Per qualche tempo vennero anche introdotte delle grandi reti, con lo scopo di tenere divisi i pesci al mercurio da quelli puliti. Nulla del genere è ipotizzabile in Brasile. L'unica possibile gestione del problema sembra quella di educare la popolazione: infatti i livelli di metile di mercurio sono più alti nei pesci che mangiano pesci e più bassi in quelli erbivori; per così dire ogni passaggio metabolico innalza la concentrazione. Si tratterebbe dunque di insegnare ai pescatori a non cibarsi di certe specie.
In ogni caso, commenta Hiroshi Takahasi, epidemiologo giapponese: "I sopravvissuti di Minamata soffrono ancora oggi, non deve più succedere".




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