Il paradosso però è che la tigre è una specia in via di estinzione, protetta di fior di norme internazionali che ne vietano caccia e commercio. Delle 150 mila tigri che vivevano cinquant'anni fa in Asia oggi ne restano non più di 7.000: in alcuni parchi indiani e in Cina, qualcosa in Malaysia, pochissime in Siberia. A decimarle è soprattutto la perdita del loro habitat, assediato dagli umani che colonizzano, coltivano, spargono pesticidi, edificano città. La caccia, che continua illegalmente, è il colpo di grazia.
Eppure il "mercato nero" di parti di tigre è fiorente, in Cina e nel Sud-est asiatico. E il motivo è proprio la domanda di pelli e ossa del grande felino per la medicina tradizionale cinese. Torniamo dunque a New York: anche qui, per le leggi Usa l'importazione di parti di tigre è illegale. Eppure nelle farmacie cinesi si possono acquistare preparati che affermano di contenere ossa di tigre. E' per questo che alcuni ambientalisti cominciano a dire che non basta mobilitarsi in India o Cina ma bisogna cominciare da New York: è la campagna lanciata da un gruppo chiamato Wilderness Committee, il cui leader è un americano di origine cinese. E' lui, Anthony Marr, che giorni fa ha fatto un giro della Chinatown di Manhattan seguito da un gruppo di giornalisti: voleva dimostrare quanto fosse facile entrare in una farmacia tradizionale e comprare, ad esempio, un flacone di pillole Tiem Ma, che curano reumatismi e mal di schiena e nella lista degli ingredienti citano il 6,8% di ossa di tigre macinate (costo 4 dollari). In barba alla legge che commina multe fino a 5.000 dollari per chi detiene prodotti simili, e fino a 10mila dollari per il proprietario del negozio... Multe irrisorie di fronte a un mercato nero dal giro d'affari stimato di 6 miliardi di dollari all'anno. La medicina cinese è in pieno boom. Ma rischia diperdere, per estinzione, un suo ingrediente pregiato.





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