Dopo la pubblicazione del volume Progetto Grande Scimmia: eguaglianza oltre i confini della specie umana (Theoria, 1993), un certo dibattito si è sviluppato anche in Italia tra filosofi naturalisti, studiosi di comportamento e un numero in effetti limitato di giuristi. Temi riproposti dalla recente pubblicazione del fascicolo speciale Nonhuman personhood , a cura della filosofa e animalista Paola Cavalieri (si può chiedere a: Etica & Animali , Corso Magenta, 62, 20123 Milano, tel: 02 4815514; fax: 02 4814784). Spicca il contributo della studiosa di elefanti Joyce H. Poole, del Parco nazionale keniota di Amboseli, che esplora i comuni denominatori tra noi uomini e questi pachidermi di proverbiale intelligenza e memoria, in un saggio che anche confronta le caratteristiche morfologiche dell'ingombrante cervello elefantiaco (interessanti le considerazioni sulle somiglianze tra dimensioni relative delle aree cerebrali associate alla regolazione di stati emozionali). Curioso e per molti versi provocatorio l'intervento di Thomas I. White, del "Centro per l'etica degli affari" della molto gesuitica Loyola Marymount University, Los Angeles, da dove insospettatamente si occupa del problema molto sentito (anche per la miriade di programmi televisivi e qualche pellicola) della personalità dei delfini. Il saggio più importante (sulle menti animali) resta quello del filosofo di UC Berkeley John R. Searle.
Ci sono poi i problemi dello "specismo", ovvero della sottile gerarchia per cui la specie umana sarebbe l'unica ad aver diritto a stabilire principi morali di base (che non tengano conto delle altre specie animali, soprattutto mammiferi tassonomicamente o etologicamente prossimi alla specie umana), e i più o meno riusciti tentativi di includere tra le "persone" anche specie di grandi scimmie. Per finire, la breve rassegna proposta dal filosofo di Omaha William O. Stephens, sull'evoluzione del concetto di "persona" partendo da maschere, androidi, e scimmie.




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