Non c'è alcun pericolo per gli abitanti di Pine Mountain Club, i quali anzi salutano con piacere la presenza di questi grandi uccelli sui loro tetti; i funzionari governativi incitano gli abitanti della montagne di San Egidio a scacciarli tirando loro dei rami o delle pigne, ma molti di loro si rifiutano, apprezzando la compagnia degli uccelli. Les Reid, un ottantenne membro del Sierra Club, un giorno se ne è trovati otto in cucina: "io li ho guardati, loro mi hanno guardato e io gli ho detto di andare dove erano venuti". Robert Mesta, il coordinatore del progetto condor, pensa che molto dipenda dalla giovane età degli uccelli: "questi tipi hanno ancora da imparare a essere dei condor selvaggi". Effettivamente nella vita in cattività i giovani condor non hanno potuto godere dell'addestramento dei genitori che viene impartito attraverso l'esempio. Tanto più vivendo in un ambiente non ostile, non hanno nessun motivo di stare lontano dagli umani, anzi. La speranza dei biologi è che le cose migliorino da sole una volta che i condor abbiano raggiunto la maturità sessuale e comincino a accoppiarsi; allora forse avranno altro da pensare e scatteranno i meccanismi comportamentali iscritti nel loro patrimonio genetico: "avendo altre bocche da sfamare forse la smetteranno di andare in giro a curiosare per le case" dice uno dei biologi, che aggiunge "non è molto diverso che tirare su dei ragazzini: si tratta di avere un po' di pazienza e lasciare che l'età adulta imponga delle responsabilità". Come che sia è una storia istruttiva: deteriorare la natura è molto facile per gli umani; ma ripristinarla si rivela sempre più difficile, talora impossibile.
• giovedì 19 settembre 2013
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terra terra
ANIMALI
TERRA TERRA
FRANCO CARLINI
1999.09.30
Com'è difficile tornare selvaggi: nel 1987 i condor della
California si erano ridotti al miserevole numero di 27,
letteralmente sull'orlo dell'estinzione. Partì allora un
programma di recupero, sotto l'egida della legge sulle specie
minacciate che impone alle agenzie federali di mettere in atto
dei progetti specifici per rialzare il livello delle specie
animali a rischio. Alcune coppie vennero catturate e iniziò
l'allevamento in cattività dei piccoli con buon successo:
attualmente i condor californiani sono 162 e 29 di questi sono
stati reimmessi nell'ambiente naturale. Ma le cose non vanno come
i biologi dello Us Fish and Wildlife Service speravano. Nei primi
tempi alcuni di loro andarono a sbattere contro i fili dell'alta
tensione, rimanendo fulminati. Così adesso, prima di essere
liberati dalle voliere, i giovani condor vengono condizionati:
nei pressi dei pali della luce viene loro somministrata una
scarica elettrica, di modo che imparino a associare quegli
oggetti a un pericolo da evitare. Ma il problema principale è un
altro: cresciuti in gabbia, i condor, una volta lasciti liberi,
non dimostrano una particolare propensione alla vita naturale.
Una corrispondenza del New York Times segnala che essi non si
sono affatto reinseriti nell'ambiente naturale e che invece hanno
preso l'abitudine di vivere nei pressi delle abitazioni o
addirittura di entravi alla ricerca di cibo.
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
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