Il fatto è che decine di varietà di tartarughe marine sono in via d'estinzione. La Cites (la Convenzione internazionale che vieta il commercio di specie protette) le include nella sua "lista rossa" delle specie più minacciate. Ma proprio mentre a Seattle si riuniva il Wto, a Phnom Penh (Cambogia) una conferenza asiatica lanciava un nuovo allarme: tre quarti delle circa 90 specie di tartarughe acquatiche d'Asia sono destinate a scomparire; il commercio di tartarughe nel Sud-est asiatico è ormai un affare multi-miliardario. La conferenza promossa da Wildlife Conservation Society, Wwf e Traffic (organismo di monitoraggio sul commercio di specie protette) segnala che ogni anno circa 10 milioni di animali sono commerciati nella regione, e il 90% finisce in Cina meridionale - dove la zuppa di tartaruga è considerata una squisitezza e i gusci sono usati nella medicina tradizionale.
Cosa c'entra il Wto? Con le zuppe di tartaruga consumate a Canton, nulla. Ma il caso "tartarughe e crostacei" è tra i più noti e controversi finora arbitrati dall'organizzazione ginevrina. Le tartarughe, apprezzate in Cina per la zuppa, sono spesso anche vittima di una strage involontaria: ogni anno circa 150 mila esemplari restano impigliati nelle reti da pesca (la stima è del Sea-Turtle Restoration Project , California). Per questo gli Stati uniti fin dal 1988 hanno imposto l'uso di reti con un dispositivo chiamato Ted, turtle excluder device , che impedisce alla tartaruga di restare intrappolata. Nel 1996 dunque gli Usa hanno deciso di bandire l'importazione di crostacei da paesi che non usano il salva-tartaruga. Minacciati di embargo, sedici paesi (tra cui 13 latinoamericani, l'Indonesia, Nigeria e Thailandia) hanno imposto il Ted. India, Malaysia e Pakistan hanno invece fatto ricorso al Wto, accusando gli Usa di porre una barriera indebita al libero commercio. Il Wto ha dato loro ragione e dichiarato illegale l'embargo: il libero commercio prevale su leggi (nazionali) di salvaguardia delle risorse naturali. Vale la pena di notare che l'embargo Usa aveva suscitato le critiche di ambientalisti, cittadini (e pescatori) di alcuni paesi asiatici, che nel rifiuto dei gamberi di India o Malaysia leggevano più un segno di strapotere economico americano che un gesto ambientale. Al contrario, la sentenza anti-tartarughe ha suscitato grande scandalo tra gli ambientalisti in particolare americani. Che hanno espresso a Seattle tutto il loro disappunto.




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