Una mediazione possibile tra le due vie si potrebbe definire "eco-animalismo", ovvero un ambientalismo che tenga conto dell'evoluzione dei valori etici rappresentati dal mondo animalista. D'altra parte l'evoluzione dei valori morali è proprio una della caratteristiche distintive delle società civili, se fino a 200 anni fa era considerato morale uccidere chi rubava o solo 400 anni prima quelli che non condividevano le stesse idee religiose. Inoltre, ragionare di ambiente senza comprendere gli animali sarebbe una visione assai parziale, quando ormai è universalmente accettata la validità della bioetica, che riflette anche sulle conseguenze e le scelte morali nel rapporto uomo-animali. Una recente sentenza della Corte Costituzionale, sul divieto di utilizzare richiami vivi per l'esercizio della caccia, ricorda come la sensibilità animalista faccia parte della visione ambientalista.
Se le tematiche animali fossero affrontate a partire dal loro rispetto, ne deriverebbero grandi vantaggi non solo per gli animali ma anche per l'ambiente e quindi l'uomo stesso. In fondo è una soluzione "vecchia" quella di imbracciare un fucile, più o meno metaforicamente, mentre soluzioni fondate sul rispetto di tutta la biosfera sono più aperte verso il futuro. L'eradicazione induce grandi sofferenze e dolore ad altri viventi, e tra l'altro è riconosciuta come non del tutto efficace. Basterebbe ricordare i 100 mila colombi uccisi a Barcellona prima di capire che per quella via non si otteneva nulla di positivo... Al contrario, soluzioni più rispettose di controllo delle popolazioni saranno più lunghe ma certo più utili. L'eco-animalismo, cioè affrontare i problemi ecologici rispettando i diritti degli animali alla non sofferenza, propone una sfida alla superiore intelligenza umana, invitando l'uomo a trovare soluzioni che tengano conto di un maggior numero di fattori, e quindi a rispettare di più l'ambiente, gli animali e in definitiva l'uomo stesso.




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