Negli ultimi anni quasi duecento nuovo stabilimenti sono sorti soprattutto attorno alla capitale Phnom Penh - e per lo più sulle rive del Mekong, il grande fiume che nasce in Cina, nei massicci orientali dell'Himalaya, e attraversa Laos e Cambogia prima di formare il suo delta in territorio vietnamita. Il tessile e abbigliamento è la prima voce delle esportazioni del paese, a malapena pacificato dopo decenni di guerra: nel 1999 ha portato nel paese 606 milioni di dollari, quasi il doppio dell'anno "Se non li fermiamo, presto sarà troppo tardi e il fiume sarà irrecuperabile", dice il funzionario del ministero dell'ambiente. Le autorità hanno sospeso le nuove licenze per stabilimenti sulle rive del fiume, ma il danno è già fatto. E perché poi stupirsi: stremata dalle guerre, poverissima, la Cambogia non può che accettare gli investimenti di aziende di Honk Kong o Singapore, che vanno là a installare stabilimenti dove produrre con manodopera davvero poco pagata - e magari con meno regolamentazioni ambientali da rispettare. Stupisce casomai, in bene, che il governo di Phnom Penh voglia mettere un freno allo scempio... "Se continuano, presto tutto il pesce sarà morto e la salute della popolazione che usa quell'acqua sarà in pericolo". E' una catastrofe umana oltre che ambientale, quella evocata dal funzionario cambogiano: il Mekong, con i suoi affluenti, è un fiume brulicante di vita umana. Una civiltà fluviale fatta di interi villaggi su barca. Una fonte di cibo, con la pesca e con l'irrigazione delle risaie del delta. Quello che non han fatto le guerre, faranno le pacifiche industrie?
• domenica 17 febbraio 2013
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terra terra
RIFIUTI TOSSICI
TERRA TERRA
MARINA FORTI
2000.02.27
Il governo cambogiano ha deciso di mettere un limite
all'inquinamento industriale. La situazione è ormai
intollerabile, secondo il ministero dell'ambiente del poverissimo
paese: "Troppi stabilimenti tessili scaricano i loro effluenti
nel Mekong. Dobbiamo fermarli, subito", ha dichiarato all'agenzia
Reuter
Heng Nareth, direttore del dipartimento per il
controllo dell'inquinamento. Il suo ufficio ha inviato
ingiunzioni a decine di aziende: installare depuratori e ripulire
i loro scarichi entro due mesi, oppure chiudere.
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