Giorni fa un gruppo di attivisti di Greenpeace delle Filippine, protetti da tute e maschere, ha raccolto il trasformatore, che perdeva liquami di Pcb (policloruro bifenile), e altri rifiuti tossici dall'ex base Clark. Ne ha riempito un container di due metri per tre e l'ha consegnato all'ambasciata degli Stati uniti a Manila: "Abbiamo portato il carico al suo legittimo proprietario", ha commentato Von Hernandez, responsabile di Greenpeace.
I ventisei attivisti filippini sono stati fermati dalla polizia di Manila, identificati e rilasciati senza accuse. Il loro non è stato un gesto dimostrativo, dicono, ma un intervento "d'urgenza": la popolazione residente vicino alla base americana subisce già l'esposizione alle sostanze tossiche. "E' una vergogna che un paese ricco come gli Stati uniti ignori le proprie responsabilità", aggiunge Fernandez.
In un certo senso, Greenpeace non ha rivelato nulla di nuovo. Già nel gennaio '92 un rapporto del General Accounting Office degli Stati uniti (una sorta di Corte dei conti) diceva che le forze armate americane non avevano rispettato i loro stessi stardard ambientali nelle basi filippine. In seguito il governo di Manila, che vuole trasformare le ex basi in centri industriali, ha commissionato uno studio ambientale all'agenzia Weston International. Questa rivelò tra l'altro che 4 pozzi operativi nell'ex base Clark sono contaminati da dieldrina, con rischio di contaminazione delle falde acquifere. Alti livelli di contaminazione chimica è stata registrata in diversi siti delle due ex basi, tra cui la discarica municipale di Mabalacat e un sito occupato dagli sfollati del vulcano Pinatubo. Il terreno nella centrale elettrica dismessa è impregnato di Pcb. Il governo filippino (allora era presidente Fidel Ramos) ha minimizzato il problema: secondo Greenpeace e la "Task Force popolare per la pulizia delle basi", un'organizzazione locale, il governo temeva di far scendere il valore immobiliare di quei terreni. Ma già diversi monitoraggi sulla popolazione testimoniano di problemi sanitari ormai visibili. Greenpeace chiede bonifica e risarcimenti per la popolazione. Invita il presidente filippino Joseph Estrada di sollevare il problema con Bill Clinton, che incontrerà a Washington il prossimo aprile.




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